“Questione Stadi Campania”. Il panorama regionale: tra abbandoni e guerre fredde

Da Monte di Procida a Scafati, passando da Napoli, Boscoreale e Casalnuovo, ma questi non sono i soli nell’elenco degli impianti sportivi con problematiche ti vario tipo.

La questione degli stadi in condizioni non idonee allo svolgimento delle attività, ma soprattutto per ospitare gli allenamenti dei vari club si allarga a macchia d’olio e non sembra trovare soluzione. Burocrazia, danni strutturali e problemi economici rendono la ristrutturazione una vera e propria missione epica spesso per l’assenza di una squadra di calcio nel paese in questione. Un’assenza forza o voluta: un cane che si morde la coda, perchè l’impianto diventa l’espediente nel continuo braccio di ferro tra istituzioni e società sportive. Una ripicca per bloccare una determinata società, non focalizzando, però, che il vero torto lo ricevono i tifosi.

Di esempi se ne potrebbe fare tanti: il Bisceglia di Aversa, pomo della discordia tra amministrazione e il club normanno, il Vezzuto-Marasco a Monte di Procida, il San Paolo a Napoli, il Comunale a Scafati, il Pozzo di Boscoreale. Impedire l’utilizzo di uno stadio implica l’emigrazione della squadra, con un conseguente salasso economico nelle casse societarie, tra canoni d’affitto, difficoltà di seguito, trasporti. L’emigrazione, quindi, spesso e volentieri porta alla cessione del titolo o semplicemente al cambio di destinazione della squadra. E se una società decide di non spostarsi, opta per una cessione indiretta, lasciando il titolo in Comune, dove non sempre si preoccupano di trovare un nuovo proprietario. E’ capitato a Gragnano, dove solo nell’ultimo lustro si rivive di calcio grazie alla riapertura del San Michele, idoneo sul filo del rasoio per la Serie D.

Cos√¨ facendo un pezzo della storia si perde, scomparendo definitivamente (o temporaneamente) impedendo la progettazione e la crescita di un territorio. Il calcio è una forza economica e sociale e la sua presenza non può far altro che permettere uno sviluppo economico, ma anche sociale non limitato ai confini provinciali e regionali.

La nostra redazione ha esaminato la situazione di vari stadi, dal Vezzuto-Marasco al Murialdo per non parlare dell’Arturo Collana di Napoli, zona Vomero, dove la situazione va pian piano degenerando, tanto da optare per l’esclusione dell’impianto dall’itinerario delle prossime Universiadi 2019. Ne esistono molti altri, come quello dell’Erasmo Prassino di Sessa Aurunca, bloccato da anni in stato di ultimazione costringendo la squadra gialloblu dell’ormai ex patron Isidoro Vrola a campionati itineranti per tutto il territorio casertano.

Gli impianti citati, però, non sono gli unici che vivono situazioni difficili, o per cadenza strutturale o perchè si è deciso di alzare i costi. Quelli citati sono solo degli esempi. In Campania la situazione degli stadi si fa di giorno in giorno sempre più complicata e spesso e volentieri ci si giustifica con la mancanza di fondi. Una motivazione che, però, non trova riscontro grazie all’istituzione del Credito Sportivo, da parte della Federazione del CONI, destinata a tutti coloro, società e comuni, che hanno intenzione di ristrutturare il proprio impianto.

L’unica soluzione per rinnovare gli impianti resta, almeno da quel che sembra, quella delle Universiadi, con molti stadi che saranno destinati al rugby, anche se il nobile sport non è praticato nelle città, ad esempio Boscoreale, in cui lo stadio subirà la variazione di utilizzo. Per altro destinando i finanziamenti a stadi già idonei che necessitano di semplici lavori di manutenzione, mente gli impianti più dissestati continuano a cadere sulle proprie macerie.

Eppure lo Stadio di Scampia, Antonio Landieri, è l’emblema di come l’unione di intenti tra Amministrazione e società può migliorare e risollevare situazioni davvero difficili.

Cristina Mariano