UN CALCIO AI LIBRI, la rubrica di Enzo Imperatore

Davvero non c’è limite alla fantasia umana !!!

Soprattutto non c’è limite di pensiero per chi, come me, vuole conciliare, o meglio far convergere, anche chi o cose che tutto lascerebbe pensare sono inconciliabili. Eppure, a pensare bene, un nesso c’è, ed è quello necessario per lo sviluppo di una cultura sportiva.

Mi spiego: se il calcio è la passione per antonomasia senza età, ma prevalentemente giovanile; se leggere è un’attività che può diventare passione, specialmente se coltivata in giovane età, allora perch√© non osare ciò che sembrerebbe inosabile? Vale a dire fare convergere il pallone e il libro in un unico contenitore, almeno metaforico, qual è un sito d’informazione sportiva.

Quello che rende questo gioco popolare in tutto il mondo è, a mio umilissimo giudizio, la sua incredibile semplicità. Se ci pensiamo bene, in fondo per giocarci e divertirsi non servono abbigliamenti speciali e neanche particolari strutture. Basta un po’ di fantasia e si può giocare in qualsiasi luogo. Si può giocare anche da soli, basta un pallone di plastica o qualcosa di sferico che ci assomigli che ti capita fra i piedi e l’istinto di prenderlo a calci è automatico. Si può correre in mezzo ad avversari immaginari, dribblando l’aria e tirando la palla contro una lattina per strada sognando di aver fatto un gol all’incrocio dei pali durante la finale dei mondiali.

Ciò che rende il futbol però un argomento letterario penso sia il fatto che esso possa venire visto, sentito ed utilizzato come metafora della vita. In una semplice partita di novanta minuti possono accadere episodi che ci possono far vivere anche da spettatori in modo concentrato le stesse emozioni istintive tipiche di una intera esistenza. L’attesa e le speranze (all’inizio della partita), la gioia (del gol), l’amarezza (della sconfitta), la rabbia (dell’errore dell’arbitro), l’affetto (del tifo), la sofferenza (degli ultimi minuti) e cos√¨ via.

Una tipica condizione umana che dal punto di vista letterario una partita mi suggerisce è ad esempio quella della solitudine. Il portiere, l’arbitro, l’allenatore, il massaggiatore, il giocatore che tira un rigore decisivo, il tifoso quando la squadra perde, il giocatore in panchina. A mio giudizio il calcio è innanzitutto istinto, passione e Storia. Non bastano questi attributi a renderlo incredibilmente attraente e degno di attenzione letteraria?

E’ allora ho suggerito la rubrica Un calcio ‚Ķ‚Ķai libri , un appuntamento settimanale che umilmente tenta di consigliare la lettura di un libro stimolando piccole divagazioni sul rapporto, sempre più stretto, tra vita e pallone. Perch√© il calcio come la letteratura, se ben praticato, e’ forza di popolo. E anche un pallone serve per fare poesia, per dire NO alla violenza, all’odio, all’intolleranza, alle ingiustizie e al razzismo.

E allora il dibattito è aperto, l’appuntamento è ogni mercoled√¨. Voi pensateci, io intanto vado di là a leggere un po’ !

Vincenzo Imperatore

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