Zona Azzurra. Conte, il Napoli e la fatica di guardarsi allo specchio

Antonio Conte non cambia mai davvero. Puoi metterlo ovunque — a Torino, a Londra, a Milano o ora a Napoli — e lui porterà sempre con sé la stessa energia feroce, lo stesso bisogno di controllo, la stessa tensione permanente. È la sua forza, certo. Ma anche il suo limite più evidente.

Il Napoli è primo. Sì, primo in campionato, davanti a tutti. Un risultato che racconta la qualità della squadra, la continuità del progetto tecnico e il lavoro di un gruppo che, pur attraversando momenti difficili, ha saputo ritrovare compattezza. Ma Conte sembra non accorgersene. O, peggio, non volerlo vedere.

Negli ultimi giorni ha di nuovo scelto la strada più comoda: sparare nel mucchio. Colpire tutto e tutti, dalle strutture di Castel Volturno alle difficoltà dell’ambiente, pur di non ammettere che qualche responsabilità, ogni tanto, ce l’ha anche lui. È un copione già visto, quello dell’allenatore che parla di tutto tranne che di sé. Ma a Napoli, dove ogni parola pesa come un gol, non funziona.

Perché il Napoli non è una società alle prime armi, e meno che mai una squadra da ricostruire dalle fondamenta. Da oltre dieci anni è protagonista in Champions League, abituata a misurarsi con l’élite europea. È passata attraverso Mazzarri, Benítez, Sarri, Ancelotti, Spalletti — e con ciascuno ha imparato qualcosa, ha costruito un’identità, ha consolidato un livello. Oggi quella crescita è un patrimonio collettivo, che Conte dovrebbe valorizzare invece di trattare come se non esistesse.

Lui, invece, sembra sempre sul punto di alzare un muro tra sé e tutto il resto. Quando le cose vanno male, Conte punta il dito. Quando vanno bene, sembra quasi infastidito.

Eppure, basterebbe poco: un po’ di autocritica, un passo indietro, un “abbiamo sbagliato anche noi”. Sarebbe un segnale di maturità, e forse anche di serenità. Ma Conte non è fatto per la serenità — vive di scosse, di tensione, di guerra sportiva. Il rischio, però, è che a furia di cercare nemici, finisca per combattere contro se stesso.

Il Napoli, intanto, continua a correre. Primo in campionato, competitivo in Europa, con una rosa che crede nel proprio valore. E forse, alla lunga, sarà proprio quella compattezza silenziosa — più che le parole ad alta voce del suo allenatore — a fare davvero la differenza.