Turi e la separazione con l’Afragolese: “Breve ma intensa, nella vita non si può piacere a tutti”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Alberico Turi, in merito al divorzio lampo con l’Afragolese.

“Breve e intensa come un grande amore.
La mia parentesi all’Afragolese 1944 si chiude presto, ma è stata coinvolgente e ricca di esperienza e mi ha regalato sensazioni ed emozioni uniche ed irripetibili, come appunto accade per un grande amore.
Il mio saluto e il mio ringraziamento vanno innanzitutto alla grande famiglia del tifo afragolese, appassionato e fedele ai propri colori, gente che soffre e gioisce per una maglia gloriosa e ricca di storia: anziani, giovani, donne il cui entusiasmo vola con il vento insieme alla mitica bandiera rossoblù, una città schierata accanto alla propria squadra e con la propria squadra consuma sogni e speranze, gioie e dolori.
Avevo accettato con entusiasmo la proposta dell’Afragolese 1944 e mi è bastato poco per capire che, sia pure inconsciamente, quell’entusiasmo era generato proprio dalla sincerità, dall’affetto e dai nobili sentimenti sportivi del grande popolo rossoblù, che ancora una volta qui ringrazio e saluto con grande affetto.
Naturalmente ringrazio anche il presidente Raffaele Niutta, dirigente appassionato ed entusiasta, che mi aveva fortemente voluto al suo fianco per gettare le basi di un progetto concreto e rivolto al futuro, ma sempre nel rispetto della storia e delle radici rossoblù da non dimenticare, né trascurare. Un progetto che invece è durato pochissimo , quasi un sospiro, malgrado un la comunanza d’intenti e la medesima visione suo programmi e le linee generali.
Ma una società calcistica, sia essa professionistica o dilettantistica, più e meglio di altre, necessita di un quadro operativo e di una linea di comando snella e perciò efficiente; una società calcistica è un organismo particolare che, sebbene sia circondata spesso da chiacchiere ed illazioni, quelle chiacchiere e quelle illazioni non le tollera, non le gradisce, essendo naturalmente orientata alla serietà e alle decisioni prese da una persona sola.
Dal presidente Niutta, uomo di sport e di parola, anche in poco tempo ho imparato tanto; e mai, sottolineo con forza mai, ci sono state divergenze di alcun tipo, che sarebbero come sempre emerse con naturalezza e sincerità nel corso dei miei incontri o colloqui con il massimo dirigente dell’Afragolese 1944.
Ma nella vita non si può piacere a tutti né si può pretendere che le proprie idee, il proprio modus operandi, possano trovare un consenso generale ed assoluto.
Quando il normale dibattito si spezzetta in mille voci e cento opinioni, quando troppe parole vengono spese e disperse al vento da troppe persone, quando quella catena decisionale mostra i primi segni di ruggine, allora c’è qualcosa che non funziona bene ed è giusto mettervi mano. È giusto cioè far emergere le visioni giuste sui programmi e sulle direttive societarie, nel rispetto di un blasone e di una storia che deve sempre fare da guida.
Saluto con dispiacere una piazza entusiasta, saluto con rammarico una storica società, saluto con rimpianto un presidente come Niutta, sincero e abituato a parlare con gli occhi negli occhi, saluto con tristezza tutti coloro che lavorano per l’Afragolese 1944 e per le sue fortune. Auguro ogni bene ai colori rossoblù e mi auguro che l’ ambiente resti sempre compatto: perché se è vero che quando tira il vento volano via gli stracci, non è la stessa cosa se quel vento viene creato ad arte”.

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