Sossio Aruta si mette a nudo. Da Benevento alla Torrese: “Voglio vincere il campionato. Sanniti? Io come Gene Gnocchi”

Il suo nome richiama sempre tanta attenzione, da parte di tifosi ed addetti ai lavori. Negli ultimo giorni Sossio Aruta ha fatto parlare di sè per la richiesta fatta al Presidente Oreste Vigorito di farlo esordire un minuto in Serie A per siglare un record assoluto: aver giocato in tutte le categorie del calcio italiano.

Una storia che lo presenta da sè: campionati vinti, tantissimi gol segnati e un obiettivo ancora da centrare. Attualmente alla Torrese, quadra militante nel girone A del campionato di Prima Categoria ha messo a segno quattro gol, contribuendo al primato e alla qualificazione in semifinale nella Coppa Campania di Prima Categoria.

La nostra redazione ha colto l’occasione di intervistare l’attaccante stabiese ripercorrendo alcuni punti salienti della sua carriera calcistica e chiedendo un parere sulla squadra attualmente al centro dell’attenzione: il suo Benevento.

Quarantasette anni, 374 gol segnati e l’obiettivo di raggiungere quota 400. Torrese al primo posto e con l’ambizione di vincere il campionato, ma con le inseguitrici subito alle calcagna. Pensi che sia più difficile i 26 gol che mancano o vincere il campionato?

“Penso che sia più difficile fare questi 26 gol che mi mancano, che vincere il campionato perchè non credo di riuscire a segnarli tutti quest’anno. Quindi dovrò giocare anche l’anno prossimo e avrò 48 anni. Spero di trovare una squadra che mi prenda e che mi dia la possibilità di giocare. Vincere il campionato con la Torrese significa al 90% avere l’occasione di restare anche il prossimo anno, come una sorta di premio, diciamo cos√¨. Quindi il mio obiettivo è quello di vincere il campionato in modo tale che il presidente mi dia questo premio cosicch√© io abbia l’occasione di siglare questo record incredibile”.

Un campionato vinto con il Taranto, un record siglato con la tua quaterna, fino all’arrivo di Giuseppe Siclari. Ti capita si seguire ancora il Taranto? Cosa pensi del loro campionato?

“Il primato è ancora mio, siamo arrivati a pari merito, quindi è anche mio, non è che mi ha superato. Ho il record ma insieme ad un altro ragazzo. S√¨ lo seguo, non come una volta, ma lo seguo perchè è una di quelle piazze a cui sono rimasto affezionato, perchè è una di quelle città dove sono stato benissimo e sono ricordato in positivo perchè ho vinto il titolo di capocannoniere, ho vinto il campionato, lo scudetto dilettanti e nella stagione successiva ho giocato con la maglia con lo stemma dello scudetto sul petto e ho fatto tanti gol. Taranto è una grande piazza e da quando mi ricordo io, ha sempre provato a far bene e a tornare nel calcio che conta. E’ una piazza molto difficile però credo che quest’anno possa centrare l’obiettivo o tramite i play-off oppure direttamente, l’importante è ritornare nei professionisti”.

Passiamo a Savoia-Juve Stabia: un derby, gol ed esultanza con la sparatoria. Qual è la storia di quell’esultanza?

“La storia dell’esultanza è che all’epoca c’erano le dirette su Rai Sat e quindi essendo un derby ed essendoci le telecamere, la sera prima in ritiro mi venne l’idea di pensare ad un’esultanza particolare. Era una cosa scherzosa, niente di che. Nulla contro la Juve Stabia che comunque è la squadra della mia città ci mancherebbe. E quindi proprio a me venne l’idea di fare questa esultanza. Decisi che chi avesse avuto la fortuna di segnare, avrebbe dovuto fare quella esultanza. La fortuna o la sfortuna volle che ci fosse questo calcio di rigore e l’incaricato ero io, quindi una volta fatto gol misi in atto l’esultanza. La scena la provammo in albergo, cioè non è che la provammo solo a chiacchiere, ma provammo come avremmo dovuto fare. Ci furono, appunto delle prove, e riusc√¨ proprio benissimo. Peccato solo che da parte dei tifosi della Juve Stabia fu presa come uno sfottò da parte mia, che ero e sono di Castellammare, e quindi diciamo che ho passato degli anni brutti perchè sono stato infamato, sono stato minacciato di tutto e di più prechè l’hanno presa come una presa per i fondelli, invece era solo un’esultanza tra di noi, cioè i giocatori del Savoia e non contro la Juve Stabia. Tant’è vero che la mia esultanza fu sotto il settore occupato dai tifosi del Savoia e non sotto il settore della Juve Stabia, in faccia ai tifosi. Era solo un’esultanza goliardica, nulla di più”.

Dal Savoia alla Scafatese, con cui hai giocato il campionato di Eccellenza e con la quale sei arrivato a disputare la Coppa Italia Dilettanti, al Giraud, ma in quell’occasione i canarini persero e tu non venisti schierato. Con il senno di poi cosa diresti ad Incitti?

“Mah quella è stata una delle giornate, diciamo cos√¨, per me negative e di una delusione unica, perchè l’allenatore, che ringrazio perchè mi ha permesso di giocare in Eccellenza nonostante i miei anni, in quell’occasione ha peccato di inesperienza. In quelle partite bisogna mettere in campo giocatori esperti. Io stavo bene, tra l’altro giocavo in casa perchè io a Torre Annunziata ho lasciato un ottimo ricordo, sono un idolo, è un campo che mi ha portato sempre fortuna e poi soprattutto perchè ero un giocatore esperto che poteva dare una mano alla squadra. E non solo non sono stato schierato dall’inizio, ma neanche quando perdevamo, non mi ha permesso di entrare in campo. Non l’ho mai capito e sinceramente non gli ho mai chiesto nulla perchè era un allenatore molto giovane e soprattutto più piccolo di me. Non è stato un rapporto sereno. Non lo so, mi vedeva più come un ostacolo, che come una persona che poteva dare una mano perchè essendo un giocatore di un certo nome, di un certo calibro, di una certa storia, più grande di lui. Non ho mai capito questa scelta e non ho mai chiesto il perchè, proprio per non metterlo in difficoltà. E’ sempre l’allenatore che decide, ma non ho mai condiviso quella scelta, e fu criticata non solo da me, ma da parte di tutto l’ambiente. E’ stata una scelta che..non lo so, non saprei commentarla, quindi mi è dispiaciuto soprattutto perchè abbiamo perso. E poi sai, quando si perde un allenatore sa che si deve beccare tutte le critiche, perchè uno quando fa una scelta deve anche prendersi le responsabilità e le conseguenze. E’ andato tutto male, peccato. Per me ha sbagliato alla grande, va beh è andata cos√¨”.

Oltre 700 partite sulle spalle, dalla Terza Categoria alla Serie B, passando per San Marino e la Champions League. Hai incontrato e sfidato tantissimi difensori, ma chi è stato il più ostico da affrontare?

“Sinceramente, non è per presunzione perchè è la verità, io non ho mai trovato un difensore che mi abbia messo in difficoltà. E’ sempre stato il contrario, perchè sono stato un attaccante diverso da tutti gli altri. Sono stato un attaccante mai stabile, non ho mai dato punti di rifermento ad un difensore. Infatti, durante le partite, la frase che mi ricordo mi dicevano più spesso era ¬´quando ca…ti fermi?¬ª perchè appunto non davo punti di riferimento e per un difensore un attaccante del genere è difficile da marcare. Poi, a differenza degli altri, sono stato uno che ha sempre menato i difensori. Sono stato temuto per questo: essendo cresciuto in mezzo alla strada ho imparato a rispondere ad ogni calcio, gomitata, provocazione. Lo stesso nel calcio, non sono un attaccante che prende un calcio e poi per tutta la partita sparisce perchè non ha carattere non ha determinazione, non ha forza. Io ho sempre reagito e non ho mai avuto paura di nessuno e soprattutto in trasferta mi sono sempre fatto rispettare. Proprio per questo mio carattere da pazzo ho sempre affrontato a viso aperto tifoserie, avversari sia in casa che in trasferta. Non ho mai avuto paura di niente e di nessuno. Veramente non mi ricordo un difensore che mi abbia messo in difficoltà. S√¨ ci sono state delle partite in cui ho giocato male, ma non perchè il difensore mi abbia fatto giocare male, ma perchè non ero in giornata, tutto qua”.

Riguardo la Serie A ed il record che vorresti siglare, e quindi sulla richiesta a Vigorito di farti giocare con il Benevento, ti chiedo. Con la consapevolezza dei tuoi mezzi, potresti dare un contributo alla causa dei sanniti?

“innanzitutto bisogna fare chiarezza su queste voci che stanno girando, perchè vedo che sono state mal interpretate. Io non ho chiesto a Vigorito di farmi giocare con il Benevento in Serie A. Io ho chiesto di giocare l’ultima partita del Benevento, cioè quando i giochi saranno fatti e mi auguro che il Benevento sia salvo. Quindi vuol dire che il Benevento nell’ultima partita di Serie A, avrà già il responso, retrocesso o salvo, e non avrà più niente da chiedere. Io ho chiesto di farmi debuttare in Serie A un solo minuto, in modo tale che io possa dire alla mia età di aver giocato in tutte le categorie, cosa che non è riuscito a nessuno. Io non ho chiesto al Presidente di tesserarmi adesso. C’è un precedente con Gene Gnocchi. Tantissimi anni fa, Gene Gnocchi aveva un sogno, quello di giocare in Serie A un minuto e chiese al Parma una deroga: nel momento in cui il Parma all’ultima giornata non avesse nulla da chiedere al campionato, di farlo entrare quegli ultimi minuti per realizzare questo sogno. Infatti l’ultima giornata di campionato, Gene Gnocchi andò in panchina e, non ricordo in che minuto, entrò, giocò quei pochi minuti in Serie A e io vorrei fare la stessa cosa. La differenza è che, se per Gnocchi era un sogno nato dal nulla, il mio è un sogno da bambino, perchè io ho fatto il calciatore e da bambino sognavo di giocare in Serie A. Purtroppo per demeriti o per altro non ci sono riuscito mi sono fermato alla Serie B. Coincidenza strana: perchè lo chiesto ora al Benevento? Perchè fortunatamente si trova in massima serie, è una società in cui io ho giocato quattro anni e in cui ho lasciato un ricordo eccezionale. Ho colto l’occasione per chiederlo alla società sannita perchè sarebbe un doppio sogno realizzarlo con la maglia della squadra di una città in cui io sono adorato. Io ho semplicemente chiesto di giocare nell’ultima giornata di campionato un minuto in Serie A, che poi siano due, o tre non cambia. Non è che ho chiesto di giocare adesso, anche perchè non posso perchè gioco nella Torrese. Hanno travisato il mio appello a Vigorito, poi, ripeto, sarebbe stupendo perchè farlo, a Benevento sarebbe il massimo. Ho visto tanti pareri positivi da parte di tifosi beneventani che lo vorrebbero tantissimo. Spero che questo sogno Vigorito, ma anche la Lega, perchè bisogna avere il permesso anche dalla Lega, mi concedano di realizzarlo”.

A proposito di Benevento e della loro situazione nel massimo campionato italiano. Secondo te cosa manca a questa squadra e quali sono stati, se ci sono stati, gli errori della società ad inizio campionato?

“Mah io non posso esprimermi sugli errori perchè non sono a Benevento. Quello che io ho visto e posso giudicare è che il Benevento è partito in Serie A con una squadra normale, sicuramente per salvarsi e quindi fatta di giocatori inesperti del campionato e soprattutto non di nome perchè ogni società sa quello che può spendere. Sicuramente il Benevento non poteva permettersi Higuain, o altri giocatori di quel livello e ha speso in base alle proprie possibilità quindi ha pagato all’inizio l’inesperienza del campionato, con giocatori inesperti. Soprattutto ha pagato l’inizio disastroso, perchè se avesse iniziato in modo diverso con l’entusiasmo anche giocatori non esperti avrebbero messo quel qualcosa in più per raggiungere i risultati e invece c’è stata questa maledizione. Io ho visto alcune partite del Benevento e non meritava di perdere, ma per sfortuna o per partite perse al 90′ o altre in cui meritava di più non è andato avanti. Coincidenza: quando invece ha fatto il primo punto in Serie A ho visto un Benevento totalmente cambiato, e che gioca anche meglio. Una cosa che ho notato e che mi rende davvero orgoglioso di aver vestito questa maglia, è il calore dei tifosi che l’hanno presa in modo sportivo e nonostante tutto sono insieme alla squadra e la seguono con entusiasmo. Basta vedere la trasferta dell’Olimpico: questo è il bello del calcio, fa bene al calcio perchè nonostante tutto bisogna sempre seguire la propria squadra, specie una squadra che non è mai stata in Serie A e che quindi è comprensibile che paghi l’inesperienza. Si sapeva che il Benevento avrebbe dovuto fare un miracolo, quindi di errori non ne parlerei. E’ andata cos√¨, si poteva fare meglio. Il Benevento deve portarsi dietro questa esperienza in massima serie, soprattutto i tifosi, per poter raccontare di esserci stati e di aver affrontato squadre importanti come Juve, Roma, Napoli. Sono ricordi da poter raccontare. Però ultimamente mi piace molto di più. Non c’entrava nè l’allenatore, nè altro. Era una questione psicologica, perchè quando perdi tante partite consecutive, poi perdi al 90′, sbagli il rigore e altre cose a livello psicologico ti parte la testa. Io ho fatto il calciatore e lo so, inizi a non avere più fiducia”.

Otto mesi di squalifica per rissa che ti ha praticamente chiuso la possibilità di giocare ancora nel professionisti. Oggi per lo stesso comportamento ci sono tre o quattro giornate di stop. Cosa pensi di questo cambiamento?

“La mia squalifica mi ha tagliato le gambe perchè dopo quella giornata non ho più giocato nei professionisti. Per me è stata una batosta non facile da digerire, ma per due motivi. Il primo perchè non ho più giocato nei professionisti, il secondo è perchè io sono stato accusato di qualcosa che non ho mai fatto. Io ho avuto un anno e mezzo di squalifica non per rissa, ma per aver picchiato l’arbitro, cioè per aver messo le mani addosso all’arbitro. Quella fu una rissa furibonda, in cui entrarono in campo anche i tifosi. C’era un putiferio nel sottopassaggio. Io, ahimè, avevo già 32 anni e mai e poi mai mi sarei permesso di mettere le mani addosso all’arbitro perchè so a cosa sarei andato incontro. Io ho partecipato alla rissa, perchè l√¨ si menavano tutti e questo non l’ho mai negato. Io però sono stato accusato di aver picchiato l’arbitro, perchè, è stato picchiato, ma non so da chi; c’erano anche i tifosi in campo. Allora il direttore di gara inizialmente voleva far radiare, tagliare le gambe al Frosinone Calcio e allora sono state date tre teste per evitare questo. Siccome io non avevo un buon rapporto con i tifosi del Frosinone, nonostante avessi fatto 15 gol, ed ero anche tra i più pagati. Allora mi son fatto la mia idea ed è saltato fuori il mio nome, infatti gli altri due sono nella mia stessa posizione. Io non ho mai, assolutamente, toccato l’arbitro. La cosa più brutta di tutto questo è successa dopo: io avevo 3 anni di contratto e dopo la squalifica ho fatto i ricorsi e le cause e, da un anno e mezzo, mi hanno dato solo 6 mesi. La cosa che mi ha fatto più male è che, da vigliacchi, mi hanno rescisso il contratto. Non hanno aspettato che io mi difendessi per vedere se magari mi avrebbero tolto qualche mese, ma in automatico mi hanno fatto la rescissione contrattuale. Il regolamento lo prevede, dice che una società per una squalifica pari o superiore a sei mesi può rescindere. Se il Frosinone avesse avuto buona fede mi avrebbe aspettato, non mi avrebbe pagato, come da accordo, i sei mesi in cui non c’ero perchè dovevo assumermi le mie responsabilità, e avrebbe continuato a farmi giocare. Invece no, e questo mi ha fatto capire che sotto c’era qualcosa di marcio. Tanti giocatori vengono squalificati, restano l√¨ e poi dopo tornano a giocare. Io invece ho sub√¨to tutto questo ed è uno dei tanti torti che ho dovuto mandare giù. Fortunatamente subito dopo la squalifica ho trovato squadra, cioè il Savoia, nell’anno della famosa mitraglietta. Questo per me è stato uno dei punti neri della mia carriera, perchè sono stato punito ingiustamente, ho sofferto tanto e ho pagato anche a livello di altre cose personali, come i contributi della pensione calcistica, perchè ora mancano altri anni…va beh lasciamo stare”.

Torrese: 1° posto in classifica, 40 punti e le squadre dietro a pochi punti di distacco. Loro hanno iniziato a ottobre, finché sei arrivato avevano giocato due mesi. Come commenti questo scorcio di stagione, visto che manca ancora quasi un girone da giocare?

“Sono stato fortunato perchè sono capitato in una squadra molto forte, una società ambiziosa. Sicuramente sapevo che il livello è quello di una Seconda Categoria in cui mi secca di fare il meglio. Io sono capitato in una società seria e oggi va tutto bene. Siamo anche in semifinale di Coppa Italia grazie agli ultimi due gol che ho fatto io, ribaltando il risultato. Ho trovato un gruppo importante che mi ha accolto alla grande, siamo primi in classifica e vado d’accordo con tutti, tutti mi stimano, e mi fanno i complimenti perchè sono un professionista. Sono il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via, ma sono anche un ragazzino, perchè grazie al mio fisico, riesco a giocare ancora a 47 anni. Soprattutto mi sono mostrato per quello che sono e non facendo pesare quello che sono stato quello o che ho fatto, l’essere un personaggio televisivo e quindi hanno capito che sono una persona normale. Li ringrazio di tutto”.

Per concludere: oggi ci sarà la finale di Coppa Italia Dilettanti tra Nola e Savoia, ci lasceresti un pronostico?

“Il mio pronostico è forza Savoia. Con loro ho giocato due anni, ho vinto un campionato a 18 anni, indimenticabile perchè ero un ragazzino. Chi se lo dimentica! Sono stati i miei primi piaceri calciatici e di vita. Poi ci sono tornato, ho un ottimo rapporto con la città di Torre Annunziata e per forza oggi spero che il Savoia possa vincere questa finale e non solo, va beh, il campionato è quasi vinto. Spero che oggi possa andare tutto bene”.

La nostra redazione coglie l’occasione per augurare al calciatore di centrare tutti gli obiettivi e i record prefissatisi, ma anche alla Torrese di conquistare il campionato e la Promozione.

Cristina Mariano