Serie D. Parlato, Fabiano e Maiuri duri sul protocollo sanitario: “Non attuabile in D”

Ripartenze e protocolli. Due parole che negli ultimi giorni stazionano costantemente sui quotidiani nazionali e non, ma anche sulle testate web che trattano di sport e quindi di calcio. La serie A e la B man mano sembrano poter arrivare ad un punto di riapertura, mentre la C medita ancora sul da farsi. Si parla di protocolli sanitari da seguire, con test da svolgere per tutti i tesserati e una sorta di ritiro per le squadre coinvolte nei campionati. Un qualcosa che difficilmente in serie D si potrà applicare, per varie ragioni, in primis i costi stessi.

I colleghi del quotidiano Metropolis hanno raccolto il pensiero di Carmine Parlato, Franco Fabiano e Vincenzo Maiuri, rispettivamente allenatori del Savoia, Turris e Sorrento, che vi riportiamo qui di seguito.

“Quando si parla di questi test e lo si associa alla D si parla del nulla”. – Carmine Parlato centra subito il punto e poi sottolinea – “Noi in D già non svolgiamo una visita specialistica di primo livello. Non svolgiamo una visita sotto sforzo massimale. Si fa l’elettrocardiogramma ma non sotto sforzo. Tante società fanno fatica ad avere anche il medico sociale, affidandosi nelle partite a quello della squadra avversari. Nel migliore dei casi molte lo hanno un paio di volte a settimana. Quindi è impensabile partire in D con questi protocolli”. – Il tecnico del Savoia aggiunge con fermezza –  “Inoltre, ho letto che questa serie di test ha dei costi importanti, quasi 2mila euro ad atleta, e chi paga? La stessa cifra la prende un calciatore al mese, mentre qui si parla di test da svolgere ogni 4 giorni. A questo punto deve essere la Federazione a provvedere. Mi lascia amareggiato che, come sempre, chi ci rimette è il più debole e in questo caso noi dilettanti siamo i più deboli. A differenza di altre categorie noi facciamo giocare i giovani, per obbligo, senza un contributo economico in cambio. Purtroppo la D finisce sempre nel dimenticatoio”.

Non è molto distante il pensiero di Franco Fabiano, che non le manda di certo a dire – “Leggo di questo protocollo sanitario, di tamponi da fare ai calciatori ogni 4 giorni. E’ una cosa scandalosa. Sarebbe come uccidere nuovamente le oltre 20mila persone venute a mancare per il Covid-19, con un tampone svolto solo post-mortem o chi lo attende ancora. Si darebbe l’idea che, come al solito, le regole non valgono per tutti. Già in serie B ci sono club che faranno fatica a rispettare protocollo, in D è impossibile. Mi vegono le allucinazioni dalla rabbia al sol pensiero del tampone ogni 4 giorni. Poi leggo di allenamenti a gruppi senza partitella. Ma a questo punto il gioco non vale la candela. Il calcio è uno sport di gruppo e di contatto, non è il nuoto o il tennsi. Ovvio che spero si riprenda, nella totale sicurezza, perchè il calcio per me è tutto. Viene solo dopo la mia famiglia, con mia moglie che sa che ho un’amante fissa. Anche perché per la mia Turris sarebbe la conclusione di una stagione eccezionale”.

Infine, Vincenzo Maiuri, che non ci sta a chiudere una stagione in questo modo – “La speranza è di poter riprendere, portando a termine la stagione e il lavoro svolto fino a poco fa. Però la voglia è una cosa e la possibilità reale un’altra. Il protocollo sanitario in D è improponibile per costi e impiego. Inoltre, come si farà a giocare nei territori maggiormente colpiti dal virus come Bergamo e Brescia? Chi si prende la responsabilità di far andare della squadre li? A decidere sarà chi è più in alto di me, persone di cui mi fido, ma è chiaro che qualsiasi decisione verrà presa scontenterà qualcuno- Cristallizzazione della classifica? Il calcio prima o poi deve riprendere, perchè dovrebbe andare il Bitonto in C se il mio Sorrento ha appena 5 punti di svantaggio e gli scontri diretti da giocare? Sarebbe uno schiaffo morale. Bisognerebbe riprendere, anche a costa di sfondare oltre il 30 giugno”:

Pensieri che ben si sposano con una nostra riflessione pubblicata proprio nei giorni scorsi e riguardante questa tematica. Una serie D vista come figlia di un dio minore (CLICCA QUI PER LEGGERE ARTICOLO), nonostante  il 70% del movimento calcistico è rappresentato dai dilettanti.