Serie A. Peggiore di un cancro: il razzismo

Quella di domenica è stata una giornata molto triste per il calcio, poich√© nel campionato di serie A sono accaduti ancora una volta sprazzi di insulti razzisti. Il primo episodio è capitato proprio al Sant’Elia nel match tra Cagliari e Pescara, dove il protagonista degli insulti razzisti è stato Sulley Muntari, il quale sente arrivare dagli spalti dei pesanti insulti sul colore della sua pelle. Tra gli artefici di tutto ciò c’è anche un bambino tifoso del Cagliari, che al fianco dei due suoi genitori inizia ad insultare il centrocampista ex Milan. Tant’è che durante il secondo tempo Muntari all’ennesimo insulto sbotta scagliandosi contro l’arbitro Minelli chiedendo di interrompere il match, ma il direttore di gara lo ammonisce, e quindi dopo ciò il ghanese del Pescara rassegnato di non essere capito dai giudici di gara in questo caso incompetenti, decide di lasciare anzitempo il campo da gioco, lasciando la sua squadra in dieci uomini.

Dopo la partita ai microfoni di Sky Sports ha parlato il tecnico del Pescara Zeman, che ha spiegato l’accaduto: “Muntari ha sentito dei cori razzisti provenienti dal pubblico, l’ha detto all’arbitro che però non è intervenuto. Noi facciamo tanto per cercare di prevenire episodi di questo tipo, poi però non si fa mai nulla. Muntari non deve farsi giustizia da solo, c’è una mentalità che deve essere cambiata.

Dopodich√© è proprio Sulley Muntari ha parlare ai microfoni di Sky Sports, che si sfoga cos√¨: “Avete visto tutti quello che è successo. I tifosi facevano i cori durante il primo tempo. C’era un bambino piccolo che li faceva con i genitori vicino. Allora sono andato l√¨ e gli ho detto di non farlo. Gli ho dato la maglia, per insegnare che non si fanno queste cose. Serve dare esempio per farli crescere bene. Nella ripresa è successo con la curva del Cagliari e ho parlato con l’arbitro. E l√¨ mi ha fatto inc******. Mi ha detto che non dovevo parlare con il pubblico. Gli ho chiesto: ‘Ma tu non hai sentito?’Non devi parlare ma avere le p***e di fermare la partita’. L’arbitro non serve solo a stare in campo e fischiare, deve fare tutto. Anche sentire queste cose ed essere da esempio”.

Infine la domenica si è conclusa con altri insulti sia razzisti che di discriminazione territoriale. Nel match del Giuseppe Meazza tra Inter e Napoli ci sono stati atri episodi molto deludenti per una partita di calcio. Infatti durante il primo tempo dagli spalti sono volati alcuni cori veramente beceri da parte di alcuni tifosi neroazzurri, dei quali: Noi non siamo napoletani!, Napoli mer‚Ķ!, Napoli colera e Vesuvio lavali col fuoco. Mentre a loro volta i supporter azzurri urlavano: “Milano deve bruciare, Milano in fiamme”. In tutto questo i giudici di gara non sono riusciti a prendere una decisione. Nella ripresa invece come se non bastasse sempre dei supporter dell’Inter hanno preso di mira il difensore senegalese del Napoli Koulibaly, insultandolo con dei cori al quanto inutili. Infatti il difensore partenopeo dopo un po’ si avvicina all’arbitro Rocchi dicendogli: “Li senti?, li senti?”. Al Giuseppe Meazza, successivamente, arrivano più e più volte gli annunci dello speaker sulla possibile interruzione della partita nel caso fossero continuati i cori razzisti, ma comunque i tifosi nerazzurri se ne fanno beffe e proseguono lo stesso a intonare quei cori. Presente tra i giudici di gara c’era anche Irrati, l’unico che ebbe il coraggio di fermare un match per cori razzisti provenienti dagli spalti nella partita all’Olimpico Lazio-Napoli dell’anno scorso, finita 0-2.

Finch√© ci sono bambini senza un po di istruzione e sani principi e finti tifosi che vanno allo stadio per inveire e sperare in fenomeni naturali, insultare il prossimo o intonare cori razzisti, il calcio dovrà sempre combattere un forte ‘cancro’.

Nunzio Marrazzo

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