Tempo, questo dannato! Probabilmente è questo quello che i vertici della federazione italiana di calcio pensa riflettendo su quando e se si possa riprendere. Incertezza, questa maledetta. Altra condizione che tiene sotto scacco tutti, non solo la macchina calcistica, ma tutte le attività produttive e commerciali. L’epidemia non vuole lasciare spazio alla ripresa, seppur in alcune attività si cercano vie alternative per fare di necessità virtù. Non si può, nel calcio non si può.
Lo sanno, ma non vogliono ammetterlo, o meglio, vorrebbero soprassedere, vorrebbero avere la certezza che si può ripartire. Invece, da parte di Vincenzo Spadafora arriva la frenata. Nonostante le accuse di voler boicottare il calcio, o quanto meno non impegnarsi nell’aiutarlo, il Ministro dello Sport ha chiarito la sua posizione. Sì alla ripresa, ma in sicurezza. Una condizione necessaria e sufficiente affinché non ci si ritrovi nuovamente allo sbando come accaduto a marzo. La storia, recente si intende, non fa altro che dare ragione al Ministro. La Serie A non ha voluto fermarsi assieme ai dilettanti e la conseguenza è stata una proliferazione del Covid-19 in diverse squadre, con quarantene, rischi e situazioni gravi come quello di Dybala, che nel corso della malattia ha avuto problemi respiratori.
Non fa giri di parole Spadafora, ma messi contro un angolo i presidenti si sono sentiti attaccati e hanno risposto con un’accusa chiara: indifferenza per il quarto produttore del PIL italiano. Benchè se ne dica, infatti, il calcio ha intorno a sè una filiera importante, composta dal giro di vite attorno ad esso. Già all’interno delle società ci sono centinaia, se non migliaia di dipendenti, che fanno il lavoro oscuro: magazzinieri, steward, che possono anche essere indipendenti dalla società ed essere legati ad un’agenzia privata di security, preparatori, addetti al catering, segretario, staff medico-sanitario, addetti alla comunicazione, al marketing. Senza dimenticare, poi, la produzione indiretta, cioè i trasporti, il turismo, il merchandising tecnico e non solo.
Insomma, calcio e dintorni, ma i rischi son tanti e altrettante sono anche le pressioni della Uefa, oltre che dei presidenti che non vogliono dover rinunciare a 720 milioni di euro che sarebbero sinonimo di un collasso economico di vastità importante. Non da trascurare la questione dei diritti televisivi, con le televisioni che già vorrebbero uno sconto sulla rata finale dell’acquisizione della trasmissione esclusiva delle partite.
Con tutte le premesse del caso, ogni procedura diviene un’incognita da risolvere. Allenamenti nei parchi si, allenamenti di squadra no. Campo unico per tutti, pochi campi, tutti i campi. Porte aperte, porte chiuse. Se il Dio denaro ha più ragione di Asclepio, nume protettore della medicina e delle guarigioni, allora il prosieguo del campionato costerà più di qualche zero su un conto. La vita prima di tutto!



