Se in tribuna c’è un signore di nome Diego…

Se in tribuna, ad un certo punto, si accomoda un elegante signore di mezza età accompagnato da una ragazza, bassino, con l’aria un po’ stanca, che si chiama Diego, è probabile che possano accadere strane cose: è possibile che lo stadio si distragga dall’evento che sta per tenere milioni di telespettatori col fiato sospeso; che i tifosi dimentichino addirittura rispettive bandiere e colori per unirsi in un rapido, evocativo e convinto, ‘atto di rispetto’; che ragazzi ed anziani, una volta riconosciuto il signore in questione, oltrepassino frontiere generazionali e si uniscano in un’ovazione sentita, di chi c’era e ha visto; di chi non c’era ed ha poi visto qualcosa in tv; di chi ha sentito solo raccontare, e forse subisce ancor di più il riflesso lontano della potenza del mito.

S√¨, perch√© il signore in questione ‘è’ il mito; è Diego, è ‘el pibe de oro’, el diez, e potrei continuare…. quando si entra nel mito infatti – e storia e letteratura, da Omero in poi, ce lo insegnano – i nomi si moltiplicano, si relativizzano, si inseguono….

Per chi, come me, ha avuto la fortuna di vedere la grazia del suo tango disegnare traiettorie balistiche divine, è ‘soltanto’ Maradona….e ci basta….basta cos√¨. Perchè, dopo averlo visto, siamo rimasti consapevoli del fatto che, a volte, la coscienza popolare che diviene ‘saggezza’, quella più intuitiva e furbescamente intelligente, è capace di esprimere con un semplice motto, magari un ‘coro’ in una curva, la verità inscalfibile che diviene storia; che si ‘fa’ storia; e diventa mito: “un Maradona….c’è solo un Maradona…..”

Questo il senso del mito: la sua unicità; la sua irripetibilità.

Oggi, un signore in tribuna, con il suo ruolo de-mitizzato di spettatore, ci richiama però alla nuova e forte consapevolezza che il Napoli (e con la squadra tutto l’ambiente circostante, tifosi compresi) deve essere capace di sviluppare anche grazie al superamento di alcuni legami col mito stesso. Essendo capace di proiettare sulla più grande figura calcistica che abbia mai calcato le scene sportive del pianeta una spinta emotiva duplice: da un lato rispetto per la storia (da studiare come esempio, da indagare come fenomeno, da raccontare come leggenda); dall’altro affetto sincero, maturo, per quel signore di mezza età stanco, provato, ‘ammonito’ da una vita che ha provato ad ‘espellerlo’ ma che ha trovato un bambino argentino duro, volitivo, a volte un po’ folle, che anche attraverso una mole spropositata di peripezie, di tragici errori (alcuni pagati in maniera sproporzionata, per la verità), di falsità ed ipocrite comparse subite, ha lasciato il calcio quando poteva donarci ancora anni ed anni di spettacolo ed incanto.

Può sembrare banale, come affermazione, ma io ‘voglio bene’ a Maradona! Nel senso più infantile del termine, nel senso più innocente e meraviglioso…. Per i tifosi che, come me, hanno ricordi che affondano le radici nelle radioline da posizionare bene per ascoltare (soltanto!) le partite, Diego Armando Maradona assume le sembianze di una entità quasi magica: è un po’ come Babbo Natale, come Superman….è divenuto un concetto, un racconto….

E’ il supereroe dei campi di calcio….e come un supereroe lo hanno allontanato ma non sconfitto.

E allora ringrazio quello stanco signore in tribuna, perché mi ha (e ci ha) regalato tutto questo, stabilendo un insuperabile termine di paragone anche per tutti i megagriffati (e tatuati) campioni che si avvicendano e si avvicenderanno nei tempi recenti e nei giorni a venire.

Ma adesso c’è un nuovo Napoli, sotto gli occhi del vecchio don Diego, e vanno rispettati ed onorati una nuova intenzione ed un nuovo obiettivo di affermazione calcistica e sportiva, consapevoli del fatto che non si può più essere ‘timidi’ di fronte alle nuove sfide della società e ad un panorama mediatico figlio di nuovi tempi e rinnovate dinamiche.

A volte, sarò sincero (e con me lo siano i tifosi storici del Napoli), il condizionamento del ‘mito’ è stato tale da portarci quasi a ‘giustificare’ (o quanto meno a sopportare) una incompiutezza calcistica (secondo posto, fasi intermedie europee, mercato incompleto….) perchè, inconsciamente, questo non è poi ‘il Napoli di Maradona’…. e quindi nemmeno troppo – o tutto – possiamo pretendere!

Forse il rispetto più vero che dobbiamo a quel mito e la spinta più energica che deve provenirne devono sostanziarsi nella capacità di una squadra di ritrovare orgoglio e fiducia nei propri mezzi e nei propri scopi. Memore e forte del proprio –mitico – passato ; fiduciosa nel proprio futuro.

Per fare esultare – e sorridere ancora – anche Diego.

Leonardo Acone

 

 

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