Scafatese 1922. Cesarano coming out: “Malessere interiore; questo il mio diktat”

Un fulmine a ciel sereno ha squarciato la serata di ieri. Vincenzo Cesarano non è più il presidente della Scafatese. Lo è, ma solo di fatto. Nella serata, infatti, aveva annunciato tramite un post sul proprio profilo social, la decisione di lasciare la guida dei canarini e cedere, quindi il titolo. Nel primo pomeriggio, invece, è arrivato il saluto sulla pagina ufficiale della Scafatese.

Decisione che ha sorpreso tutti, in primis anche la sua squadra: “Non credo che la squadra abbia mai percepito qualcosa -commenta convinto ai nostri microfoni Cesarano- Ho sempre mascherato questo mio malessere che ha iniziato a venire fuori da novembre. Credo che sia proprio per questo che siamo riusciti a tenere fino alla fine. La delusione ha portato a svuotarmi del tutto. Anche ai play-off la squadra non si è accorta di niente. Probabilmente anche io stesso, una mattina mi son svegliato e mi son reso conto che il ciclo era finito e che la Scafatese sarebbe stata bene con qualcun altro”.

Un addio che non sembra avere margini di cambiamento. Nessun dietrofront all’orizzonte per Cesarano, che decide di fare coming out e raccontare i motivi della sua decisione: “In tutto esiste un inizio e una fine -confessa il patron scafatese- anche in questo caso. Ho evitato conferenze stampa per evitare qualsiasi tipo di confronto che potesse sfociare in malumori o arrabbiature. Il mio voleva essere solo un saluto alla città, un ringraziamento a tutti per questi anni. Non voglio fare polemica. 

“E’ una decisione sofferta, per me la Scafatese è un figlio dal quale mai mi vorrei separare, Tutti abbiamo sofferto e goduto in questi anni di successi e delusioni. Il motivo? Una serie di situazioni che mi hanno portato a questa decisione, non è una questione economica, di organizzazione, o altro. E’ una questione interiore, non si tratta nemmeno di una mancanza di voglia di lottare. L’ho sempre fatto e lo farei ancora se stessi bene con il mio io. Ma quando non si sta bene bisogna fare un passo indietro. Quest’anno si è andati a toccare non il personaggio, ma l’intimo, il tocco umano, qualcosa di personale. Allora in questo caso è necessario fare dietrofront”.

Dai grandi progetti, all’eliminazione della Scafatese dai play-off contro il Savoia, dopo un pareggio ai tempi regolamentari e supplementari: “E’ un fallimento da un punto di vista degli investimenti, ma non per quel che è stato raggiunto. Certo mi sarei aspettato qualcosa in più. Però, alla fine del campionato siamo stati la migliore quarta, in un girone infernale con Angri, Agropoli e San Marzano. Siamo arrivati ai play-off ed eliminati nella semifinale di Coppa ai rigori. 

“Non c’entra, quindi, il risultato finale, che è stato comunque ottimo, abbiamo fatto uno sforzo immane. E’ stato un anno avulso. Probabilmente con la promozione sarei arrivato alla stessa decisione. Oggi si chiude un’era, domani non lo so. Oggi è un addio. La parte sportiva ha lasciato spazio alla parte razionale e umana”.

Cosa sarà, quindi della Scafatese ora, lo chiarisce proprio Cesarano. Nelle ore scorse i rumors parlavano di un passaggio del titolo al Sindaco: “Il titolo non è al Comune –smentisce– Non andrà al Sindaco. Mi occuperò io delle trattative e del passaggio del testimone. Non essendo una questione economica, la Scafatese ha bisogno solo di qualcuno che le dia stabilità e futuro. Se sarà necessario, ma non credo, l’iscrizione al prossimo campionato potremmo farla anche noi. 

“Il diktat è che il titolo non si muovi da Scafati. La Scafatese è della gente, anche se l’ho prelevato io, ma l’ho portato in città per la città. Sarà garantita la presenza da protagonista, per posizionamenti come quelli che abbiamo raccolto noi o anche migliori. Già qualcuno è interessato, si è fatto avanti, stiamo valutando la stabilità economica. La prelazione è proprio per gli imprenditori di Scafati, poi se nessuno si farà avanti o nessuno mi potrà garantire sicurezza guarderemo anche fuori. Eventualmente fare una scrittura privata, nella quale inserire la clausola che il titolo non si debba muovere dalla città”.