Qui Pomigliano. L’analisi della sconfitta col Torrecuso. Seno: “Non dobbiamo pensare già alla coppa”

Continuità. Sembra essere, se permette la battuta, il punto cardine di questa prima parte di stagione per il Pomigliano di mister Biagio Seno. Proprio cos√¨, la continuità, sia nell’accezione positiva che (ahilui) in quella negativa del termine. Prime cinque gare condite da altrettanti ko, poi lo striscione di 12 (più 3 in coppa) risultati utili consecutivi, ora la mini serie negativa di due sconfitte consecutive. Una coerenza a volte quasi irritante.

Scherzi a parte, nell’analisi delle due sconfitte, rimediate comunque contro la seconda e (l’attuale) terza della classe, bisogna posare carta, penna e relative statistiche e guardare all’unico giudice che non ammette repliche, quel tanto caro e allo stesso spietato rettangolo verde (anche se forse il manto del “Gobbato” di ieri era più marroncino) dove, ogni domenica, per 90′ bisogna lottare, sudare, gioire e, si spera il meno possibile, deludersi del bottino raccolto. Ieri è andata proprio cos√¨. Come nel suo DNA, il Pomigliano ha lottato, corso e sudato, ma forse, per raccogliere la gioia dei tre punti, non s’è spremuto abbastanza. E’ dello stesso avviso Biagio Seno: “Abbiamo giocato discretamente, forse meglio del Torrecuso e, forse, la sconfitta o anche l’eventuale ‘x’, sarebbero stati risultati troppo avari per quanto visto sul campo, ma questo schiaffo ci servirà. Oggi non sono soddisfatto di quanto dato dai miei ragazzi. Ci vuole più cattiveria: in queste categorie non ti regalano un centimetro e poi, la sorte, che a volte può girare anche dalla tua, finisce col punirti.” Una punizione troppo severa per i valori visti in campo, ma Aracri è riuscito a buttare il pallone dentro, Romano e compagni no. La speranza è che il ceffone rifilato dai benventani dell’ex La Cava (nessun trattamento speciale riservato a lui, n√© in campo n√© sugli spalti) possa avere valore educativo.

Spero- continua il tecnico- che questo ko forse immeritato ci riporti sulla Terra. Non dobbiamo mai pensare di vincere solo perch√© più forti degli avversari, dobbiamo avere maggiore cattiveria agonistica e non cullarci sugli allori.”Allori che profumano comunque d’impresa: “Pensare già da ora alla semifinale di coppa (mai raggiunta nella storia granata ndr) con l’Arezzo avrebbe valore quasi suicida. La partita più importante per chi, come noi deve salvarsi, è sempre la successiva. E tra noi e la sfida all’Arezzo c’è ancora un bel pò di tempo e cammino da compiere.”

Il Pomigliano, forse in maniera inconscia, ha sottovalutato un avversario che, in classifica, aveva sei (ed ora nove) punti in più. Per quanto visto in campo, il divario sembra essere dipeso più da qualche negligenza granata che da particolari meriti dell’ottimo (un plauso alla maestria tecnico-tattica di mister Fiorucci) Torrecuso, una buona squadra, ma forse inferiore del Pomi visto con Agropoli, Battipagliese, Messina e compagnia cantante. Quel Pomi, d’altronde, faceva della cattiveria (senza nulla togliere all’estro dei vari Oretti, Suriano o Panico) la sua arma migliore. E si sa, fare guerre disarmati, a meno di non affrontare un esercito di formiche, vuol dire perderle. Non scordarlo, caro Pomi.

A cura di Mirko Panico