Qui Napoli. La serata storta degli azzurri, focus sui perché di una partita-no

C’è sempre una prima volta, che si tratti dell’Arsenal in Champions o della Roma in campionato. La serata dell’Olimpico, in maniera molto meno netta di quella dell’Emirates, ha donato il primo dispiacere a Reina e compagni nella massima competizione italiana. Ma com’è arrivata questa sconfitta? Garc√¨a ha vinto e convinto anche la partita a scacchi col suo maestro ai tempi di Valencia Benitez o forse la gara è stata risolta da episodi? Come sempre la verità sta nel mezzo.

I bilanci del primo tempo – Tra le due in campo, quella partita meglio è stata di sicuro la Roma. Nei suoi 25′ circa di predominio territoriale, però, poche volte il mero possesso palla si è tramutato in vere occasioni da gol. L’uomo più indecifrabile, quel Francesco Totti “falso nueve”, è andato KO dopo 30′, merito di 38 primavere (egregiamente portate) sul groppone e di una generosità abnorme anche in fase di recupero. Proprio in concomitanza con l’abbassamento della lancetta dell’estro del “Pupone”, il Napoli ha cominciato ad alzare il suo baricentro. Sullo 0-0, infatti, le due occasioni più ghiotte sono azzurre, griffate Pandev (grande parata di De Sanctis, ma anche grande errore del macedone a tu per tu con l’ex Napoli) ed Insigne (destro piazzato sul palo). Proprio quando sembrava la partita, per sommi capi equilibrata, stesse prendendo direzioni azzurre, ecco l’episodio che cambia l’inerzia del match.

Gol mancato, gol subito – E’ la legge più vecchia del mondo pallonaro. E vale soprattutto se, difronte, hai una signora squadra come la Roma di Garcia. E poco conta se invece di Totti gioca Borriello: ieri l’ex Genoa ha giocato una super gara; e se invece di Totti c’è Miralem Pjanic a prendersi l’onere dei calci piazzati: per il bosniaco è doppietta da fermo. Oltre all’avvicendamento del grande capitano giallorosso, ce n’è stato un altro che a riguardato il capitano (senza fascetta) azzurro. L’infortunio di Miguel Britos ha infatti “costretto” Benitez a lanciare nella mischia Paolo Cannavaro, autore di una delle sue peggiori prestazioni da quando (e parliamo di 7 anni fa) veste la casacca della squadra del suo cuore (e della sua Città). Troppo semplice parlare di un giocatore “scarso”. Non è il caso del buon Paolone. Forse è più vicino al vero parlare di un giocatore che sta perdendo stima e soprattutto autostima, di uno che da ruota motrice si è ritrovato, in pochi mesi, ad essere considerato poco più di un ruotino di scorta. E allora fallo su Gervinho, ammonizione, punizione di Pjanic e gol. “E che ciorta!” Ci verrebbe, napoletanamente, da dire.

I grandi assenti – “Addo sta o Pipita?” Un misterioso arcano la sua esclusione (a quanto pare richiesta dallo stesso Higuain) a pochi minuti dal fischio d’inizio di Orsato. Senza il “9” ex Madrid, l’undici di Benitez perde in consistenza ed imprevedibilità nella trequarti avversaria, il buon Pandev è un ottimo ispiratore, ma non ha nelle corde la meccanica freddezza del rapinatore d’area. Ed i suoi movimenti senza palla non creano nelle difese avversarie le apprensioni di quelli del Pipita Higuain. Inoltre, grande assente, è stato anche Marek Hamisk, spaesato ed inconcludente per il 90% del match. Un’assenza ingiustificata la sua, che proprio ieri non doveva toppare.

Come perdere giocando bene – Nonostante tutte le manchevolezze (e sia ben chiaro, non mancanze) del caso, il Napoli ha giocato una buona ripresa, almeno fino al secondo svarione di Cannavaro, costatogli stavolta penalty (e secondo gol di Pjanic) e rosso, proprio un minuto dopo l’entrata di Higuain. Dopo, la gara è praticamente finita. Ora, a Roma si parla di 8 su 8 e figuriamoci, chapeau all’ambiente giallorosso, ma parlare di gara stravinta, ieri sera, ci pare oltremodo esagerato. Non è reato dire che, ieri sera, il Napoli abbia perso contro i suoi limiti, tra i quali annoverare un’insolita predisposizione all’infortunio, cosa impensabile fino a qualche mese fa.

Viaggi e miraggi – Che non si parli ora di un Napoli uscito ridimensionato dall’Olimpico: ci sono ancora 30 gare e 90 punti da assegnare e, se è vero che la Roma giocherà con copiosa e comoda regolarità una sola volta a settimana, è d’altra parte altrettanto veritiero ricordare che (e ci riferiamo alla Roma) la fortuna e gli episodi non possono sempre girare dalla stessa parte. Una sconfitta non deve atterrire morale ed ambizioni: la vetta della classifica non è già un miraggio, testa bassa e pedalare.

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