Qui Napoli. I bilanci del San Paolo: sconfitta, morale, Hamsik e la partita dell’anno alle porte

Sembrava una partita chiusa, bloccata ma che da un momento all’altro poteva trovare la sua chiave di volta con una prodezza dei soliti singoli. E allora sfogli la distinta e cominci ad annotare: Inler da fuori? Callejon dopo un inserimento? Insigne “alla Del Piero”? Pandev “alla Pandev” (blasfemia per quanto offerto ieri dal macedone)? Higuian da bomber Real? No. Il fuoriclasse che cambia la gara, ahinoi, veste l’altra maglia, quella del Parma. La numero 99 per la precisione. La giocata geniale è di Antonio Cassano, allegramente aiutato dallo spazio lasciatogli da Britos e dalla sovrapposizione di Biabiany che, per l’appunto, fa andare in panne lo statuario (e non ci rifacciamo al mero aspetto estetico) difensore uruguaiano. Il Napoli perde la prima gara della stagione in quel del San Paolo e lo fa contro un avversario, alla vigilia, non particolarmente “spaventoso”.

Il canovaccio tattico – Donadoni, ex mai rimpianto del San Paolo, disegna un Parma “ibrido” per l’occasione speciale. Pur confermando, a livello di numeri, il fedele 3-5-2 o, se vogliamo, 5-3-2 (ma Biabiany non è affatto un terzino), l’ex commissario tecnico della Nazionale italiana sceglie di fondere l’ermetismo di una fase difensiva a 6 uomini con l’imprevedibilità di un attacco rapido e, soprattutto, tecnico. Come volevasi dimostrare, è il Napoli a fare il match, ma il Parma (con l’altro ex Amauri a guardare i suoi dalla panchina) non si affida al solito lancio lungo per la svettata dell’attaccante “boa” di turno, ma ad una manovra verticale rapida verso il “falso nueve” Cassano, che ha avuto il tempo di stoppare (come pochi sanno fare in Italia), pensare, rifinire e, in occasione del gol, addirittura prendere la mira e far centro. Il dinamismo di Parolo e, soprattutto, del terzo ex Gargano ha fatto poi la differenza: Inler non è mai riuscito a dettare i ritmi e Behrami, cui veniva spesso lasciato l’onere di fare da raccordo tra difesa ed attacco, non è proprio un regista.

Il punto di vista azzurro – Quello visto ieri sera, per gli standard cui siamo abituati, è un Napoli a dir poco irriconoscibile. A quanto pare la sosta non ha per nulla giovato alla banda-Benitez. Anzi. Britos, tornato in campo dopo l’infortunio, nonostante una buona gara fino al gol di Cassano, ha evidenziato un limite molto importante per un difensore di una squadra candidata (o condannata?) a vincere: al di là di ogni qualità tecnica o fisica, l’uruguaiano non ha quel carisma tale da prendersi qualche responsabilità che sbrogli una potenziale situazione di pericolo. Ci spieghiamo: ogni pallone alto è suo, è attento in marcatura ma, quando c’è bisogno di andare oltre il mero compitino, allora meglio chiudere gli occhi e sperare nel fato. Un giocatore è da Napoli, non solo nei piedi.

Capitolo Hamsik – Lo slovacco che esce dal campo dopo 7′ è la fotografia del match. Pandev non è adatto a fare il “10” (ma forse manco il “9”) e lui, nonostante i postumi dei recenti problemi fisici, ha assicurato a Benitez una tenuta fisica tale da poter affrontare 30′ di match. Mai scelta fu più errata. Ora il Napoli si ritrova con un bel fagotto di incertezze a dover preparare la partita più importante dell’anno: il match col Parma, lascia a Maggio e compagni 0 punti, la prima sconfitta interna, un morale non alle stelle ed un Hamsik infortunato. Non è che il BVB se la passi meglio, ma per fare risultato in Germania ci vorrà un Napoli totalmente diverso (e migliore, ovviamente) di quello visto contro Cassano. Che sia un mero incidente di percorso? In this we hope.