Qui Napoli. Azzurri-Bestie nere 2-0: la conferma del Bentegodi tra spettacolo e disattenzioni

Rispetto a sette giorni fa si è sofferto di più, ma la gioia finale ha sempre lo stesso, afrodisiaco sapore. Esorcizzato un altro tabù, emblema e ricordo del Napoli che fu. Napoli ancora più forte delle tradizioni, Napoli troppo internazionale per toppare col Chievo. E pensare che le cose sembravano andare in salita: dopo 45′, infatti, sembrano tornare gli spettri di Fideleff che serviva a Moscardelli (oggi al Bologna) il pallone della vittoria, con Britos prima e Maggio poi a “dialogare” col Paloschi avversario di turno. Ma uno (o in questo caso, due) errori individuali ci possono stare: quello che fa la differenza è il saper reagire e la banda Benitez, in questo senso, ha dato una dimostrazione di forza da non sottovalutare. La fascia di capitano arde sul braccio sinistro di Marek Hamsik che, da quando la indossa, segna a grappoli e combatte da gladiatore. “Possiamo fare altri gol”- Le telecamere Sky rubano la carica del Divin Crestino ai suoi scoraggiati compagni, come a dire “Siamo il Napoli, vinceremo.” Mai previsione fu più giusta. La ripresa del Napoli deve far pensare, e nell’eventualità ricredere ogni scettico: anche quando nell’atmosfera arieggia l’obbligo di segnare, aggiustare un risultato, il Napoli non batte ciglio: palla a terra e attacco corale, come a dire “giochiamo meglio dell’avversario, tanto cos√¨ il gol arriverà.” E’ quanto visto ieri: prima il regalo della premiata ditta Cesar-Puggioni per il 3-2 del solito Marekiaro, poi la genialità di Insigne per la prima rete azzurra del Pipita Higuain (autore di una grandissima prestazione al servizio dei suoi), il tutto condito da 45′ di grande calcio, azioni spettacolari e gol sfiorati. Ma non saliamo troppo su: c’è ancora qualcosa da correggere.

Il primo gol fa tornare alla mente il tormentone degli ultimi giorni di mercato, quel difensore “internazionale” da affiancare a Raul Albiol: meglio se Skrtel, ma non si disdegna Rami, non Astori tanto ci sono già Britos, Cannavaro e Fernandez. Proprio il primo, ha messo però in mostra, nella suddetta occasione, una concentrazione a volte labile, non da top team e il suo grossolano errore (che dalle immagini sembra essere in collaborazione con Pepe Reina) poteva costare molto più caro agli azzurri. Anche Maggio, ieri sera, ci ha messo il suo in questo senso: dopo un’ottima gara casalinga col Bologna, il primo tempo di ieri ha fatto riaccendere le velleità di chi, dai tempi di Dimaro, sostiene che il Christianone nazionale non sia il top come terzino puro, che sia più tornante che fluidificante. Ma una gara la si può anche sbagliare, d’altronde stiamo pur sempre parlando di esseri umani. Sarà molto interessante, sotto il profilo caratteriale, assistere alle prossime performance di chi, ieri, si è dimostrato “l’anello debole” e il comportamento di Don Rafè nei suoi riguardi. In mezzo al campo, invece, si è palesata una lacuna: il dinamismo del tecnicamente scolastico Behrami non è affiancato dai ritmi di gioco e la classe del miglior Inler, raramente in azzurro lo stesso visto ai tempi di Udine. Per quanto ordinato ed educato coi piedi, lo svizzero non riesce ancora a fare da direttore d’orchestra di una manovra comunque già fluida e (quasi) sempre votata all’aggressione dell’area avversaria. Ma guai a parlare già di bocciatura: Benitez potrebbe prenderla a male. Dal centrocampo in su, invece, le cose sembrano andare per la migliore: Hamsik è più decisivo che mai, Inisgne ispiratissimo, Callejon è il raccordo tra linea di centrocampo e attacco ed il Pipita sta tornando alla miglior forma; della serie: se ne vedranno delle belle. Tra quindici giorni (domenica prossima ci sarà la pausa per gli impegni delle Nazionali) sarà il turno dell’Atalanta, non una bestia nera, ma il gol di Carmona all’ Atleti Azzurri d’Italia riecheggia ancora nella testa di qualche tifoso: in quell’occasione la prova del 9 sminu√¨ le ambizioni del Napoli delle ripartenze di Mazzarri: pronti al tris? Con questo Napoli, sognare non è reato.
foto: ansa