“Questione stadi Campania”. Villa Literno, tifosi con la società; Musto: “Perdiamo tutti”

Continua la querelle dello stadio Comunale di Villa Literno. Nei prossimi giorni ci sarà un incontro tra la società biancorossa, il Sindaco, Nicola Tamborrino, e l’Associazione Oro Rosso, organizzatrice della festa del pomodoro che si è tenuta proprio un mese fa.

In questi giorni il Villa Literno non ha ricevuto nessuna risposta soddisfacente da parte dell’Associazione Oro Rosso, alla quale la società ha chiesto di riparare ciò che aveva rovinato. In un nostro articolo di due giorni fa avevamo spiegato in quali condizioni versa attualmente l’impianto sportivo del Villa Literno, fino all’intervento, seppur parziale, proprio dei biancorossi. Infatti, nonostante la loro assenza, però, i dirigenti hanno incaricato il magazziniere di annaffiare il manto erboso, da quindici giorni, e di ripulire gli spogliatoi.

Manto erboso bruciato e distrutto, cartelloni pubblicitari staccati, tombini rotti per il passaggio di camion, a questi danni si aggiunge l’impossibilità di utilizzare il campo a causa della mancanza del permesso di utilizzo. Dopo un mese di distanza il campo resta ancora orfano di una porta, che è stata smontata senza motivo proprio in occasione della festa del pomodoro.

Una situazione che mette le spalle al muro la stessa società, costretta a emigrare a Trentola Ducenta per l’allenamento pre-campionato. Non è neanche esclusa, allo stato attuale, la possibilità di giocare il campionato proprio fuori dai confini di Villa Literno, proprio a causa delle gravi condizioni dell’impianto sportivo.

Per questo motivo, la tifoseria organizzata biancorossa, la Brigata Liternese, ha espresso il proprio disappunto nei confronti di quanto stia succedendo. Oltre alla protesta nata sui social, sulla pagina ufficiale del tifo del Villa Literno, è in fase di organizzazione una vera e propria manifestazione. I tifosi non hanno nessuna intenzione di rinunciare alle partite casalinghe, realmente casalinghe, della propria squadra del cuore.

Un disappunto che coinvolge, quindi, non solo la società ma anche i fedeli cuori biancorossi. Accanto a loro il direttore generale Antonio Musto, che spiega la situazione dello stadio: “Ad oggi nessuna risposta ci ha soddisfatto. Mi accodo a quanto detto dal presidente pochi giorni fa, cioè che noi siamo usciti dal campo pulendo e lasciando tutto in ordine. Non abbiamo iniziato i lavori al manto erboso proprio perchè a conoscenza della festa che ci sarebbe stata, sarebbero stati soldi buttati. A distanza di un mese, però, ci ritroviamo un terreno completamente distrutto, cicche di sigarette e quant’altro. Le impronte dei tir sull’erba, oltre che i tombini e il pozzo rotti, sistemati dal presidente Fontana. I cartelloni pubblicitari staccati senza un motivo e sono danni per il nostro sponsor. Siamo d’accordo alla concessione e all’utilizzo degli impianti comunali, ma non è giusto che siamo solo noi ad averne cura. Avremmo anche la possibilità di sistemare noi, ma perchè dobbiamo farlo? Non siamo la colf dell’Associazione Oro Rosso, è giusto che chi rovini, aggiusti. Noi ora siamo stati costretti a spostare la preparazione a Trentola e se questa situazione si protrarrà ancora dovremmo giocare le partite fuori casa. In caso ci perderemmo tutti, in particolare i tifosi. E’ inammissibile che si arrivi a pochi giorni dall’inizio della stagione in queste condizioni. Inoltre, ancora non ci è pervenuta risposta sulla richiesta di utilizzo del campo, quindi non abbiamo neanche il permesso di entrare nel Comunale, che per altro stiamo annaffiando ogni giorno. Sarebbe bastata un po’ di buona volontà da parte dell’Associazione: due o tre giorni di lavoro e si sarebbe sia sistemata la porta smontata, sia bonificato il terreno. Per fare funzionare questa convivenza è bene che si capisca che ognuno deve portare e mostrare rispetto per l’impianto sportivo, quindi lasciandolo in condizioni ottimali”.

In parole povere l’appello del direttore generale: “Vogliamo far capire che noi esistiamo, e questa realtà calcistica esiste e coinvolge circa duemila persone. Devono ricordarsi che ci siamo”.

Cristina Mariano