Qatar 2022. FIFA: quando il “respect” è una questione di denaro

Qatar2022, FIFA contro tutti. Dalla Germania all’Iran, il silenzio della protesta

Respect” – quante volte abbiamo visto e letto questa sulle magliette delle squadre militanti in competizione internazionali. di UEFA e FIFA. Quante volte prima di una partita è andata in onda la pubblicità in cui a turno i big delle squadre più importanti invocavano, proclamavano l’importanza del rispetto. Ad oggi viene da chiedersi “Rispetto per cosa? Di cosa? Di chi?”. Domande lecite all’indomani di alcune dichiarazioni e comportamenti della FIFA nei confronti delle proteste per il rispetto dei diritti umani.

Gianni Infantino aveva già fatto discutere con le sue dichiarazioni in difesa della mentalità retrograda e omofoba dei potenti del Qatar. Nel paese islamico, infatti, è stato dichiarato illegale essere gay. “E’ una malattia mentale” aveva dichiarato  Khalid Salman, ambasciatore dei Mondiali 2022. E proprio queste dichiarazioni sono state difese dal numero uno della Federazione Internazionale del calcio. Lo svizzero, dunque, aveva parlato di ipocrisia nelle accuse dell’Occidente nei confronti della cultura qatariota e islamica.

“Gli europei dovrebbero chiedere scusa per 3mila anni per quanto fanno nel corso di questi”. Probabilmente sarebbe anche vero, se non fosse che la posizione di Infantino e della FIFA si sta aggravando sempre di più. Vero è che si è sempre cercato di tenere politica e sport separati. Ma è altrettanto vero, che se negli USA e non solo, ci si ribella con la genuflessione per i diritti delle vite dei neri, perchè non dovrebbe essere concesso anche ai calciatori delle nazionali partecipanti ai Mondiali.

Bella domanda da porre a chi decide le regole del gioco. Perchè, se le parole di Infantino non fossero state abbastanza pesanti. Il divieto di indossare la fascia con i colori della pace, simbolo non solo di quest’ultima, ma anche dei diritti del movimento LGBT, ha quasi messo una pietra tombale sulla carriera del presidente della FIFA.

Ammonizioni, rischio squalifiche e multe per le nazionali che non rispettato il diktat dell’organizzazione, perchè come aveva dichiarato Salman, in Qatar bisogna rispettare le loro regole. E la FIFA, in effetti, ha deciso di genuflettersi, ma non in favore dei diritti umani, bensì al Dio Denaro.

Già perchè la censura ha toccato non solo i capitani delle nazionali, che hanno dovuto accettare di non indossare la fascia, ma anche nei confronti delle televisioni internazionali. Quelle che hanno deciso di non riprendere la plateale protesta della nazionale tedesca. La Germania, infatti, nella fotografia di rito prima dell’inizio dell’incontro con il Giappone, si è messa in posa con la mano davanti alla bocca. Chiaro segnale che in Qatar, la FIFA ha messo il bavaglio in favore degli oltre 4miliardi di introiti per la disputa dei campionati del mondo in Asia Minore.

Una mossa che costerà cara alla FIFA e alle TV protagoniste, perchè la CODACONS ha deciso di coinvolgere la Corte di Strasburgo per la censura e il divieto di protestare liberamente contro una legge disumana. La Germania, però, non è certamente la sola che ha deciso di protestare. Non tutte le nazionali occidentali hanno fatto il proprio esordio e dunque, con la dichiarazione di “guerra” del presidente della Federazione Calcistica Danese ad Infantino c’è da aspettarsi di tutto.

Infatti, Jesper Moller ha già dichiaratamente tolto il suo appoggio ad Infantino e non è escluso che la Danimarca esca dalla FIFA.

In tutto questo marasma, a neanche una settimana dall’inizio dei Mondiali. C’è anche da sottolineare la presa di posizione della nazionale iraniana. Se, difatti, la battaglia sull’iniziativa “One Love” tocca la maggior parte delle nazionali europee, o comunque occidentali, la protesta contro la dittatura e la brutalità dell’ayatollah con la rivolta in Iran è perno centrale della lotta dei calciatori di capitan  Ehsan Hajsafi.

Silenzio assordante in occasione dell’inno nazionale. Posizione netta, protesta forte, in uno scenario che lascia poco spazio alle polemiche e alla libertà di parola.  Ed ora proprio loro torneranno a casa consapevoli che potrebbero essere rinchiusi in un carcere, come accaduto ad altri sportivi e calciatori, così come potrebbero non essere pagati, essere messi in esilio coloro che abitano all’estero, potrebbero anche vedere la loro carriera in nazionale sgretolarsi.

Infantino e la FIFA, dunque, cosa faranno ora? Continueranno ad accaparrare scuse voltandosi dall’altra parte o decideranno di schierarsi dalla parte dei diritti umani? Invertiranno il trend? Nessuno ci crede. Del resto il Mondiale è iniziato all’insegna della censura e della giustificazione e continuerà molto probabilmente con un boomerang nei confronti della Federazione da parte di chi, in qualche modo, vuol far sentire la sua voce.