Pomigliano. Altro che serie A, faccio il tifo per la mia città: storie di amori di quarta serie

Le Radici ‘ca tieni – “The Champiooons!” Sferzante, da brividi, irripetibile se vogliamo. Quanti aggettivi, nella loro massima accezione positiva, possiamo trovare per racchiudere, in un mero termine, l’emozione dei 60.000 del San Paolo e delle conseguenti urla da “Coppa dei Campioni”. Un palcoscenico di prima fascia, che di meglio non ce n’è. Per nessuno, o quasi. S√¨, perch√© a volte accettare le proprie radici ed appurare di essere “di provincia” senza eccessivi patemi, può essere una qualità. Nel 2014 il Mondo dovrebbe essere la Città ideale di tutti, largo alla globalizzazione (quanto meno mentale) e agli abbattimenti di barriere socio-culturali. E allora emigranti, immigrati, fratelli del Nord e cugini dell’Est: ben venga tutto questo, d’altronde siamo pur sempre esseri umani, animali della stessa razza. Ma mai dimenticare le proprie origini, il posto da dove vieni, lussuoso, sporco o impolverato che sia. E’ il discorso delle sparute minoranze di tifo “di provincia”, le varie Cavese, Savoia, Turris, Juve Stabia, Nocerina (senza menzionare i capoluoghi di provincia) e, perch√© no, Pomigliano, la squadra della Città dell’Alfa nata nel lontano 1920.

Quest’oggi incontriamo Salvatore Sodano, ventitreenne laureando in scienze motorie ed orgogliosa impersonificazione del provincial pensiero. Lui, un cuore granata doc, alle luci della Champions preferisce i riflessi del sole, le partite della domenica pomeriggio alle 14.30 con Seno in panca e gli spalti “pieni” di compaesani, genitori, amici e conoscenti degli addetti ai lavori.

Amori di quarta serie – “Quello dei grandi palcoscenici è un calcio troppo avulso dai sentimenti di noi comuni tifosi- esordisce Sodano – quando parli di livelli alti, entrano in ballo anche grandi interessi. Per quanto il calcio sia un sistema malato anche nelle categorie più basse, credo che il “nostro”, quello dei campi con l’erba allegra ed i biglietti a 5 euro, sia la parte meno contaminata. Perch√© non mi emozionano le giocate dei grandi campioni come invece fanno quelle dei miei beniamini granata? Perch√© nel primo caso, da vero amante del calcio, apprezzo il gesto tecnico, le abilità fuori dal comune di uno specifico campione, nel secondo invece, tocco con mano una realtà di cui mi sento parte integrante. Di domenica, mentre urlo e mi sbraccio, sugli spalti semivuoti del “Gobbato”, mi sembra di stare giocando, di essere in campo per difendere i colori della mia amata Città.” E poco conta se forse il Gobbato non ospiterà mai gare di cartello o campionati professionistici, nelle vene di chi, come Salvatore a Pomigliano, o Antonio,Giuseppe e compagnia cantando a Cava de’ Tirreni, sgorgherà sempre sangue dello stesso colore, nel caso specifico granata. “Ma se il Napoli vince sono contento, logico- come biasimarlo- ma tra una Champions degli azzurri ed una promozione in C del Pomi, non avrei dubbi su cosa preferire.” Lasciamo spazio alla vostra fantasia. Per la serie: altro che Serie A, faccio il tifo per la mia Città. Onore a chi coltiva l’amore per le proprie radici.

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