A distanza di due giorni dal KO subito dal Giugliano, quello che gioca a Torre Annunziata giusto per intenderci, arrivano le parole del presidente Mario Pellerone, che si scaglia contro la dirigenza della Napoli United. Il dirigente scrive si qualifica in quanto presidente del Savoia 1908, sia in apertura che in chiusura della lettera, anche se, ad onor del vero, in Federazione il Savoia 1908 non esiste più, almeno per il momento. Un comunicato, che in un certo verso butta fango sul nome del Napoli United, società che da anni opera in modo esemplare nel calcio campano, ma anche al di fuori, come evidenziato dalle innumerevoli iniziative per sostenere l’integrazione è il concetto di comunità.
Di seguito le parole di Pellerone:
“Sabato 2 ottobre ho accompagnato la gloriosa squadra del Savoia di Torre Annunziata, che ho l’onore di rappresentare come Presidente, alla partita con il Napoli United. Ho visto due gruppi di ragazzi che, lealmente e senza scorrettezze, si sono confrontati dando il massimo di sè ed interpretando al meglio i valori dello sport. Ho visto una partita equilibrata e con spunti d’eccellenza sia da una parte che dall’altra, aperta a qualsiasi risultato. I ragazzi si sono affrontati con impeto agonistico ma con lealtà. Mi ha fatto tanto piacere vedere che si sono salutati e in qualche caso si sono abbracciati prima ed alla fine della gara: segno di un’amicizia profonda o perchè hanno militato in passato nella stessa squadra o perchè incontrandosi più volte come avversari hanno imparato a rispettarsi e a condividere la passione per il calcio. Queste sono le cose più belle che ho visto.
Ho assistito anche ad un’altra partita, quella dei dirigenti e dello staff tecnico del Napoli United. Una partita indecorosa ed inguardabile, poco obiettiva, intollerante, aggressiva e maleducata. Non credevo a quello che ho sentito e visto, mi sono chiesto: “ma sono gli stessi che quando non siamo riusciti a presentare la squadra alla gara di Coppa Italia, hanno fatto la morale a tutti, condannando, in un articolo, la pratica intollerabile di trasferire i titoli sportivi da un posto all’altro per convenienza, senza rispetto per i tifosi e la città che li aveva accolti?” Non credevo a quello che vedevo e ascoltavo, mi sono chiesto: “ma sono gli stessi che hanno scelto di aggiungere a NAPOLI, meravigliosa città della Campania, la parola UNITED che racchiude un significato profondo. Tradotto dall’inglese vuol dire UNITA e tradotto dal greco ha una genesi composta sintetizzando un concetto fondamentale della convivenza civile: UN SINGOLO ELEMENTO CHE UNITO AD ALTRI RAPPRESENTANO UNA MOLTEPLICITÀ DI CULTURA, PENSIERO E TOLLERANZA TANTO DA DIVENTARE UN’UNICA COSA. Complimenti, tutto l’opposto di quello che ho visto ed ascoltato. E pensare che le stesse persone, prese singolarmente fuori da quel contesto, sono sicuramente ottimi genitori e persone affidabili nel lavoro e nella vita sociale. Ma lì, in quel luogo e in quel momento, in una sorta di autocombustione, hanno tirato fuori le peggiori cose di un essere umano: rabbia, violenza verbale, assenza di rispetto per gli altri e delle regole, delirio agonistico, assenza di equilibrio ed obiettività. Noi tutti, che abbiamo scelto di essere dirigenti o tecnici di una società, abbiamo il dovere morale di essere corretti e in equilibrio, di non essere polemici o aggressivi. Cosa insegniamo altrimenti ai nostri ragazzi?! I genitori ci affidano i figli, la cosa più preziosa di una famiglia, per insegnargli a giocare a calcio e farli crescere e maturare come uomini. Come possiamo essere credibili se i nostri comportamenti sono quelli della partita parallela a quella del campo a cui ho assistito sabato?! E’ intollerabile questa dissociazione a cui ho assistito: tra apparire buoni dirigenti e tecnici e trasformarsi poi in predatori nei fatti. E’ purtroppo un difetto della nostra società non essere in grado di vivere nei fatti ciò che diciamo di essere. E’ l’eterna lotta della verità delle contraddizioni quotidiane, “parlo bene e razzolo male”.
Voglio soffermarmi anche su un altro elemento importantissimo per me: gli ARBITRI. Chi sono gli arbitri? Dei ragazzi che hanno scelto di fare calcio in un altro modo. Potevamo trovarli in una delle nostre squadre a giocare con i nostri ragazzi, invece hanno scelto un altro ruolo, importantissimo e determinante per tutti noi: senza di loro non si potrebbero giocare le partite. Sono atleti come i nostri ragazzi, sono speciali e coraggiosi, motivo per cui vanno rispettati. Provate a pensare di trovarvi al loro posto ed essere insultati e oltraggiati ingiustamente, subendo anche violenze fisiche in alcune occasioni. Tutto ciò soltanto perchè hanno scelto di non giocare per una squadra o per l’altra, bensì di far giocare le squadre dando regole e tempi, indispensabili per il corretto svolgimento della partita. E’ veramente incivile riversare la nostra rabbia e frustrazione su questi ragazzi solo perchè interpretano le azioni di gioco diversamente da quelle che sono le nostre aspettative. Se fossero dei nostri atleti gli riserveremmo lo stesso trattamento? Non credo. Pensate, potrebbero essere nostri figli o parenti o amici o fratelli. Come vi sentireste se li trattassero in quel modo barbaro a cui ho assistito? Non credo che si alzino al mattino e pensino di andare ad arbitrare la partita Napoli United-Savoia pensando di espellere un giocatore degli ospiti o l’allenatore dei padroni di casa, annullare un gol o ammonire una serie di giocatori. Sono solo ragazzi coraggiosi e credo di non esagerare dicendo che sono coraggiose anche le loro famiglie che assecondano la passione e le scelte dei figli. Io, da genitore, ho sofferto tantissimo per loro e non ho parole per descrivere il disappunto che ho provato nel vederli trattare in quel modo incivile.
Mi auguro che i miei tecnici e dirigenti non si comportino nello stesso modo: sarebbe un motivo di allontanamento immediato perchè non rispondono ai requisiti ed agli standard che esigo abbiano i miei collaboratori. Vorrei che le partite fuori dal campo siano uguali a quelle giocate in campo, nel rispetto dei ruoli e delle persone. E’ indispensabile incoraggiare i giocatori e tifare per la propria squadra ma nel rispetto delle regole e della civile convivenza.
Dott. Pellerone Mario, Presidente Savoia 1908”.
Parole di sfogo che arrivano con un ritardo immane e anche abbastanza ingiustificate, perché le proteste, colorite o meno, dei multietnici erano rivolte al direttore di gara, reo di aver diretto il match nel peggior modo possibile (Cosa che si evince dalla diretta web, ndr). Inoltre, secondo alcune fonti, la squadra di Pellerone è stata ben accolta dai padroni di casa e dopo il match non è accaduto niente di rilevante in negativo. Quindi resta da chiedersi, perché prima i ringraziamenti per l’accoglienza e poi questa lettera? Ai posteri l’ardua sentenza.




