Un passato da calciatore e un presente da direttore sportivo, Paolo Filosa negli ultimi ha lavorato con Albanova, Mondragone e più recentemente con l’Aversa Normanna. Conoscitore del calcio a tutti i livelli dilettantistici, nell’ultima parte di questa stagione è entrato in società proprio ad Aversa, dove diversi capovolgimenti di fronte hanno reso difficoltoso un campionato già di per sè difficile per il livello tecnico e tattico della Serie D.
Via due giornate prima della chiusura della stagione regolare, in seguito all’esonero di Antonio Marasco da tecnico dell’Aversa Normanna, attualmente è uno dei diesse maggiormente ricercati sia in Campania che fuori. Futuro quindi ancora incerto, ma idee chiarissime per il dirigente napoletano che in esclusiva per la nostra redazione ha rilasciato un’ampia intervista toccando punti caldi del calcio.
“Sono andato via perchè hanno esonerato il tecnico senza avvisarmi o comunque consultarmi -ammette il direttore sportivo- però di Aversa porterò un grandissimo ricordo. Abbiamo cercato di fare il miracolo, un miracolo sportivo, ma abbiamo pagato il trend negativo dell’inizio. Sono arrivato che avevamo 6 punti in classifica, nel girone di ritorno abbiamo cercato di fare qualcosa di buono, abbiamo inanellato risultati importanti vincendo in casa e in trasferta, pareggiando. Abbiamo chiuso a 29 punti, ma col senno di poi posso dire che con Antonio Marasco non saremmo retrocessi. Abbiamo commesso degli errori, tutti ma non il presidente Giovanni Spezzaferri. Lui vive di Aversa, ha questa squadra nel DNA e ha fatto tanti sacrifici per questa piazza. Abbiamo un rapporto bellissimo, nonostante qualcuno abbia cercato di metterci contro. Posso dire di aver vissuto cinque/sei mesi fantastici, con lui, ma ancora con Tonino Caso, che è un decano del calcio campano, ci ha sempre dato una mano. Mi sono davvero affezionato a questa piazza, a questa tifoseria e gli auguro ogni bene. So che la situazione è stata davvero difficile, soprattutto con il problema campo, per il quale abbiamo sempre dovuto combattere. Ne approfitto per dire che se l’Aversa non verrà ripescata la colpa non è del presidente Spezzaferri, perchè la domanda era pronta, doveva solo essere protocollata, ma l’Amministrazione non ha dato l’ok per i mille posti che servivano e in più l’incertezza per i lavori delle Universiadi ha costretto l’Aversa a rinunciare. Ora sono regolarmente iscritti all’Eccellenza e se posso permettermi, consiglierei loro di fare un campionato giovane, con la speranza che il prima possibile questa squadra possa tornare nei fasti del calcio”.
Un tuffo nel passato, seppur recente e poi nel futuro dei granata, ora però è tempo di immergerci nel futuro dello stesso Filosa: “Il mio futuro? Al momento sto valutando, posso dire con estremo piacere che sono stato ricercato, ma non c’è niente di concreto se non un’offerta dalla Puglia come consulente di mercato che purtroppo devo rifiutare perchè sarei lontano dalla mia famiglia e vorrei evitarlo. Ringrazio comunque apertamente e pubblicamente chi mi ha cercato. Io dico la sincerità non sono attaccato alla categoria, quel che mi interessa è che mi venga proposto un progetto serio, perchè purtroppo ci sono troppi improvvisati nel calcio. Aspetto, quindi la chiamata giusta”.
Una stagione, come quelle precedenti, in pieno marasma tra i vari trasferimenti e abbandoni, tra squadre in biblico, difficoltà economiche e incertezza sugli stadi. Difficoltà logistiche, realtà che nascono e che spariscono in breve tempo: “In Serie D si è mosso poco, tranne gli intrecci Torre Annunziata-Nola-Ercolano. Premesso questo voglio principalmente fare un plauso alla famiglia Pipola che ha avuto il coraggio di lasciare il titolo nelle mani del Comune. Non si può andare avanti cos√¨, ma al tempo stesso è davvero triste e drammatico vedere che un imprenditore importante come lui si allontani dal calcio. Io spero che il Comune di Pomigliano faccia il possibile per riaprire il Gobbato, quanto meno per le partite domenicali. L’addio della famiglia Aveta era nell’aria. Anche loro sono persone serie, che faccio calcio con ambizione e non si può costruire un progetto di crescita e vincente se si ha a disposizione un campo in terra battuta come quello del Cappuccini. E’ inammissibile pensare che nel 2018 ci siano ancora dei campi cos√¨. Lo stesso discorso vale per la famiglia Marasco a Monte di Procida, che ha perso il campo. Sono tutte persone che fanno calcio in maniera seria, ma che per questi motivi sono costretti ad andare via, a vendere o emigrare. Le amministrazioni devono stare vicine alle società. Io credo che debbano essere tutelate le tifoserie e le società. E’ giusto dare spazio a chi fa calcio con meriti e con attributi importanti, con progetti, con qualifiche piuttosto che persone che arrivano in questo mondo improvvisando”.
Un altro argomento scottante riguarda la divisione delle squadre campane nel campionato di Serie D. Filosa ha le idee ben chiare anche sotto questo punto di vista: “Sono anni che lo penso e me lo chiedo: perchè le campane devono essere divise? Perchè se in Sicilia le squadre giocano tutte nello stesso girone, in Puglia lo stesso, in Calabria lo stesso, in Campania non può essere lo stesso? E’ una situazione assurda, quasi paradossale, per diversi punti di vista. Il calcio è aggregazione e deve tornare ad esserlo. In Campania potremmo vivere dei derby splendidi com’è stato quest’anno tra Altamura e Gravina. Uno spettacolo di sport, invece qui ci sono ancora le squadre divise. Quello che ha fatto mister Maiuri in Portici-Nocerina non può andare nel dimenticatoio, bisogna valorizzare questo gesto di fair play e far capire che anche qui possiamo dare vita a spettacolari derby, come una volta, senza avere trasferte vietate, senza violenza. La situazione è cambiata, le società sono le prime a rispondere per gli errori dei tifosi, quindi sarebbero le prime a voler che tutto fili nel modo giusto. E’ tempo che i dirigenti campani si riuniscano per chiedere l’unificazione delle squadre campane in questo campionato. Anche perchè le nostre società dal punto di vista logistico ed economico sono le più svantaggiate, in particolare chi va nel girone I a giocare a Licata, a Gela, ecc. Il mio appello è questo: si riuniscano per fare un altra divisione mettendoci magari le laziali o le molisane, ma che le campane siano finalmente riunire”.
Cristina Mariano




