Paganese. KO anche a Viterbo, ma davvero è solo questione di mentalità?

Ancora una sconfitta, forse in una delle partite che avrebbe potuto vincere. La Paganese affronta la Viterbese che con ritardo, inizio da incubo e sconfitte su sconfitte alla fine ha trovato se stessa e sta dando un senso al suo campionato. Gli azzurrostellati raccolgono poco, producono altrettanto poco.

Fabio De Sanzo lamenta la mentalità e l’identità di una squadra depressa, incapace di combattere e di battagliare per provare a portare a casa il risultato. Ma è davvero solo questione di mentalità? Contro la Viterbese è Santopadre che si fa vedere nel primo tempo. Non fosse stato per lui già nei primi 45′ la squadra di De Sanzo sarebbe stata sotto nel risultato per le occasioni create dalla formazione di casa. Saraniti e colleghi mettono alla prova la difesa stellata ma non riescono a superare la saracinesca se non solo nel secondo tempo. Ripresa ed espulsione per Ciccio Scarpa che viene sbattuto fuori non si capisce esattamente per cosa. Proteste? Fallo? Reazione? Sputo all’arbitro? Non è chiaro, fatto sta che la Paganese resta in dieci uomini, regge, segna e poi cade rischiando addirittura il tris.

Le recriminazioni sono tante, anche per il tecnico che, non per la prima volta, denuncia un atteggiamento molto severo dei direttori di gara nei confronti della Paganese che si vede sanzionare con troppa semplicità. Ma mettendo da parte cartellini e superiorità numerica, davvero è solo un problema di mentalità quello della Paganese?

Come detto, De Sanzo dal suo arrivo ha sempre sottolineato come lui lavori sull’identità di squadra, sull’autostima e sulla personalità dei suoi ragazzi. Un gruppo che sembra lontano anni luce dalla forza motivatrice del proprio tecnico che appena sei mesi fa è riuscito a salvare una squadra che sembrava destinata alla retrocessione. Ma davvero è solo quello il problema?

La squadra è giovane, ma non è questo un limite. Esistono giovani propositivi in ogni categoria e la giovane età non è sinonimo di retrocessione o di paura. Essere giovani non vuol dire necessariamente sbagliare, non vuol dire necessariamente essere arrendevoli. Cosa manca davvero a questa squadra? Guardando il primo si direbbe la forza di andare a rete. Un attacco che viaggia sul bilico dell’opacità e della voglia di Cesaretti, unico interprete a dare vigore alla manovra offensiva in particolare nel secondo tempo, quando la squadra aveva raggiunto il momentaneo pareggio. Manca il coraggio di rischiare, l’incoscienza di giocare pensando che ormai non c’è nulla da perdere.

Sicuramente, però, c’è anche qualche movimento di mercato da fare. La squadra è carente e non può il solo Santopadre salvare le sorti di una squadra. Va bene la linea verde, ma bisogna guardare in campi più verdi, cercando ragazzi di livello e calciatori di esperienza, seppur giovani, che possano aiutare i compagni. Il mix è sempre la strada migliore da percorrere quando una società vuole adottare la linea verde. Giovinezza e un uomo esperto per reparto che possa tracciare le linee guida del gioco e insegnare i trucchi del mestiere.

Gennaio sarà un mese intenso per il direttore sportivo Accardi, che dovrà trovare la soluzione giusta per far riprendere la squadra, cercando i rinforzi giusti. Intanto testa al Rende che ospiterà la Paganese il 30 dicembre.

Cristina Mariano

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