E cos√¨, sembra sia proprio arrivato il momento di salutarsi. Non ci si abitua mai agli addii. Per chi, come me, non ha vissuto l’epoca del D10S, è stato un vero privilegio vederti indossare la maglia del cuore. Quella che non scegli ma ti sceglie. Non ci si abitua mai agli addii. In questi anni, la tua parabola si è indissolubilmente saldata alla mia e a quelli di tanti 80’s come me. Il primo gol e il primo esame all’università. La Champions ed il primo lavoro che potesse dirsi tale. Il sogno scudetto e la grande delusione. Sei stato un compagno di viaggio sempre presente, con quel 17 irriverente nella patria della scaramanzia. Non ci si abitua mai agli addii. Mi ricordo un gol alla Roma al culmine di un’estate che mi sembrò perfetta. Mi ricordo l’urlo solitario con le cuffie nelle orecchie, nel parcheggio di un autogrill, nel 2-3 del “Seppelliteci qui”. Mi ricordo la tripletta a Bologna, in una notte per me piena di dubbi ed incertezze. Mi ricordo anche di un incontro fugace. Di notte, dietro piazza S.Pasquale. Ti vidi da lontano, nascosto tra il bavero della giacca e un cappello di lana, mentre camminavi da solo. “Marek, ma sei tu. Ti posso abbracciare?”. “Ma come hai fatto a riconoscermi? Si, sono io. Ma non dirlo che sono qui…”. Non lo dissi. E non parlai fino al mattino. Non ci si abitua mai agli addii. Oggi è come ascoltare in loop Marmellata #25, una strana malinconia a metà tra il dolce peso dei ricordi e l’accettare che nulla, forse, è per sempre. Oggi è come guardare senza sosta il finale di Fight Club, mentre tutto sta cadendo a pezzi e intanto “fidati, andrà tutto bene”. Non ci si abitua mai agli addii. E forse è proprio questo che li rende speciali. Grazie Capitano. Grazie per esserci stato. Per sempre tuo tifoso.
#marekiaro #mh17
Di Antonio Del Vecchio




