Buona la prima. Il Napoli comincia bene il suo 2014: in un San Paolo gremito gli azzurri regolano la pratica Samp con un perentorio 2-0, aggrappandosi alle prodezze di Mertens (in assoluto il migliore in campo, ndr) e confermando i progressi in fase difensiva. Dall’inferno al paradiso, ecco il meglio ed il peggio di Napoli-Samp.
Angeli
1) Dries MERTENS ‚Äì Due magie per tornare a volare. Il piccolo genio è il grande protagonista della sfida contro la Samp: perfetti i tempi d’inserimento in occasione del primo gol, magistrale la punizione che è valsa il raddoppio. Per il resto tanta grinta e volontà: un combattente vero, un acquisto importante, targato Benitez, che conferma i passi in avanti compiuti dal club in estate in sede di mercato.
2) Gonzalo HIGUAIN ‚Äì Quando non segna dispensa assist: che giocatore el Pipita! Poteva sbloccarla lui ma una prodezza di Da Costa gli ha negato la gioia del gol. Non si è abbattuto l’argentino: si è rimboccato le maniche, ha lavorato per la squadra ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
3) Fattore SAN PAOLO ‚Äì Straordinaria la cornice di pubblico: il 2014 non poteva cominciare meglio per gli azzurri, sospinti dal calore immenso dei suoi tifosi. Napoli riabbraccia il Napoli, la cartolina perfetta per cominciare col piede giusto l’anno nuovo. E non finisce qui: gioved√¨ allenamento a porte aperte a Fuorigrotta.
Demoni
1) Gokhan INLER – Meglio rispetto alle ultime uscite ma ancora non ci siamo. Il leone ha perso lo smalto dei giorni migliori (o forse a Napoli davvero non lo ha mai trovato, ndr). Tante palle perse soprattutto nel secondo tempo. Stanchezza? Può darsi, ma a fronte del 18 milioni spesi tre anni fa può, ma soprattutto, deve dare di più.
2) Lorenzo INSIGNE ‚Äì Il gol è diventato un tormento, tanto da indurlo all’errore. Si sacrifica, dà l’anima in campo, ma non riesce ad incidere. Poche volte riesce a saltare l’uomo, va peggio quando si tratta di cercare la porta. Non è il suo momento ma è giovane e c’è tutto il tempo per cominciare ad essere decisivi.
3) Anthony REVEILLERE – Forse Zuniga ci aveva abituato fin troppo bene. Il francese stenta a decollare: si limita al ‚Äòcompitino’, senza macchie questo è certo, ma se non si corre qualche rischio, prendendosi qualche responsabilità, si resta sempre in esilio, nel limbo dell’indecisione.
Francesco Auricchio




