Napoli-Roma. Una sfida da Oscar: via al derby del Sole, “La grande bellezza” del calcio del Sud

Mai, come in questa stagione, l’asse Napoli-Roma, calcisticamente parlando, ha riscosso questa grande importanza sulla bonarietà del campionato più difficile del Mondo. Nei giorni del ritorno all’Oscar del cinema italiano, poi, quest’asse assume un’importanza che circoscrivere al mero pallone (“la cosa più importante tra le cose non importanti”) sarebbe forse troppo semplicistico. Da sempre, il derby del sole non è solo semplice calcio: ci si mette in mezzo un dualismo che concerne, oltre che ai colori azzurri e giallorossi, mentalità parallele e quindi mai intersecate tra di loro per quanto simili, abitudini culinarie, ceppi linguistici e ultimo ma non ultimo del nostro elenco di analogie e differenze, da oggi ci si mette anche “La grande bellezza”. Di Sorrentino e dell’immenso Servillo, un Higuain della cinepresa, ma anche della Ferilli e “der Pupone” Verdone. Forse, però, Napoli-Roma non vuol dire per forza scontro: la pellicola insegna.

E pensare che, fino a qualche anno fa, Napoli-Roma era questione di sinergia anche in campo. Una blasfemia, penseranno i più giovani, memori delle ultime, violentissime immagini degli scontri tra le due tifoserie: era il 31 agosto 2008 e l’Italia tremò davanti a cotanto odio tra due popoli, per sommi capi, molto simili tra loro. L’odio sportivo nasce dopo la fine del gemellaggio (e in questo senso le due tifoserie si accusano l’una con l’altra per la fine dell’idillio) e, ahinoi, troppo spesso supera le linee bianche del rettangolo di gioco ed arriva agli eccitati cervelli dei supporters, finendo con lo sfociare in violenza e, molto spesso, in vero e proprio razzismo.

Ma lasciamo perdere il Vesuvio o i costumi delle donne della Capitale, a che serve odiarsi, quando si è cos√¨ simili. Stilare un semplice elenco delle cose che uniscono le due tifoserie e quindi i due popoli sarebbe troppo facile e al contempo dispersivo: basti pensare, senza entrare troppo nel merito culturale, alla storia delle due società. Roma e Napoli, vantano due tra le tifoserie più calde d’Europe ed al contempo due palmar√©s non di primissima fascia; la Roma è a quota tre scudetti, il Napoli è fermo ai due griffati Maradona. Rappresentando l’eccellenza del calcio del Mezzogiorno, entrambe si ritrovano, ciclicamente, a far da sparring partner alle superpotenze del Nord e, quasi sempre, a prenderle dall’Inter, il Milan o (soprattutto) la Juventus di turno. Anche quest’anno, a meno di miracoli sportivi, la Juve vincerà il suo trentesimo (e non trentaduesimo) scudetto. E allora “che ce frega der derby del sole?” Ce frega, ce frega.

Chi riuscirà a vincere la gara della “Grande bellezza” (nel tempio di De Laurentiis, patron oltre che del Napoli, anche e soprattutto della Filmauro) darà un senso alla sua stagione. Dovessero essere acquisiti dai ragazzi di Garcia, i tre punti di domani sera vorranno dire una seria ipoteca sul secondo posto e l’accesso diretto in Champions. Dovessero essere invece quelli di Benitez a gioire (e l’ibericità morfologica dei due cognomi dei tecnici, nonostante Garcia sia francese, rappresentano un’altra analogia) i giochi sarebbero invece riaperti, con buona pace della Fiorentina di Montella.

Poco più di ventiquattro ore, poi, una delle sfide più affascinanti del campionato prenderà finalmente vita. Di contro due culture cos√¨ diverse ed al contempo uguali, i burini contro i tamarri, l’Urbe contro il lido della Dea Partenope, i bucatini contro gli spaghetti, Sordi contro Totò e Falcao contro Maradona.

L’inaffidabile in quanto a continuità e solidità calcio-champagne di Benitez affronterà il solido e pragmatico progetto-Roma griffato Garcia. Il risultato? Un terno a lotto. Se il Napoli indovina la giornata, anche in virtù del fattore campo, allora l’oscar è suo; ma la Roma è la Roma e sottovalutarla è un po’ come credere che Carlo Verdone sia “solo” un comico.

 

a cura di Mirko Panico

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