Napoli. C’è solo un capitano: Hamsik come Re Leonida

Ma chi l’ha detto che nel calcio non esistono più le bandiere? Chi l’ha detto che solo Totti può essere il simbolo di una squadra, nella fattispecie la Roma?

Non è cos√¨. Si è sprecato tanto tempo a parlare di Gonzalo Higuain, del suo tradimento, della sua scelta. Si è passato tanto tempo ad idolatrare chi in fondo al cuore, quel progetto non l’aveva mica sposato, ma l’ha solo usato.

Ora è tempo di indirizzare lo sguardo verso chi davvero è il condottiero di questa squadra. E di certo la sua bandiera non è albiceleste. Quella bandiera ha tre colori, il bianco, l’azzurro e il rosso.

Il suo nome è Marek Hamsik. Lui è il capitano del Napoli. Sono ormai dieci anni che lo slovacco si è accasato all’ombra del Vesuvio e anche se le tentazioni sono state tante, nessuno ha mai avuto lo stesso appeal di quella maglia azzurra come il cielo.

Marek Hamsik come Leonida Re di Sparta, che ha portato i suoi condottieri consapevoli della sconfitta a combattere una guerra di onore e di orgoglio, per difendere la propria patria, il proprio regno dai Persiani.

Ci si augura che la fine non sia la stessa, ma il paragone non è poi cos√¨ proibitivo.

Hamsik è arrivato a Napoli dopo l’esperienza a Brescia, nel 2007, per l’esattezza il 28 giugno. Sono passati 10 anni e Hamsik ed il Napoli sono in procinto di firmare il nuovo accordo, il nuovo rinnovo, quello che lo legherà davvero a vita a questa squadra. Quattro anni più opzione per il quinto all’ormai veneranda età di 29 anni compiuti pochi giorni fa. Un patto di sangue che sancisce la volontà di entrambi di continuare a sperare di fare la storia assieme.

Come se già lui non l’avesse fatta. √à il centrocampista azzurro con il maggior numero di reti segnate, il quinto marcatore della storia del club, superando anche Maraona. Ma non solo. √à il terzo giocatore con maggior numero di presenze nella storia del Napoli, ma anche il primo per numero di partite giocare con questa maglia nelle competizioni europee.

Ha all’attivo 81 marcatura ed ha alzato al cielo i tre trofei della storia del Napoli di De Laurentiis.

Non dimentichiamo, però, che anche nelle storie d’amore più belle ci sono i momenti bui. Ci sono sempre e ci sono stati anche in questo caso. Anni orsono il centrocampista sembrava destinato a lasciare il Napoli per andare ad accasarsi al Milan, dove Mino Raiola, suo procuratore italiano, lo voleva portare. E invece no, questo ha portato alla rottura con il maestro del calciomercato, ma anche della promessa di restare per sempre in azzurro. Una promessa che si ripete di anno in anno, che viene offuscato da parole di stima verso altri club. Ma, come si dice, sono i fatti che contano.

I fatti raccontano di un capitano fedele, che ha avuto la meglio anche quando due stagioni fa a vissuto forse la più difficile stagione della sua carriera, la seconda con Rafa Benitez che di partita in partita gli toglieva spazio. E fu solo in quell’occasione che Hamsik è andato sopra le righe. Dopo l’addio del tecnico spagnolo confessò che se fosse rimasto lui, probabilmente avrebbe cambiato squadra, solo in quell’occasione il centrocampista fu duro nei confronti di qualcuno.

Pacato, silenzioso, un leader atipico, che molto spesso viene tacciato di poca personalità. Molto spesso è stato sminuito non essendo il solito calciatore cafone che urla contro l’arbitro o l’avversario. Molto, troppo spesso, sottovalutato, quasi odiato, fischiato.

La sua risposta è sempre arrivata dal campo, con acclamazioni ed applausi a quel pubblico che a tratti ingrato lo sempre messo un gradino al di sotto degli altri.

E quanto gli altri voltano le spalle lui è sempre l√¨. Da Lavezzi ad Higuain passando per Cavani. Tutti giocatori acclamati dalla folle come gli eredi di un dio che è stato.

Lui è sempre stato l√¨ e continuerà ad essere l√¨ fino al giorno in cui deciderà di appendere le scarpette al chiodo.

Cristina Mariano