Arriva il match di prova per il Napoli contro il Cagliari. Da un lato la squadra, impegnata a bloccare il terzo posto andando direttamente ai preliminari di Champions; dall’altro i tifosi sotto controllo dell’Italia intera per i fatti accaduti nella finale di sabato sera.
Annullato il rituale di festeggiamento organizzato dalla società, in rispetto alle ancora gravi e incerte condizioni fisiche del sostenitore Ciro Esposito, è bastato a tutti un breve giro di campo, prima del fischio, da parte di De Laurentiis e Benitez, per salutare i tifosi ancora un volta allo Stadio per sostenere la squadra.
Già criticati dai telecronisti i supporters azzurri, non sono stati ben graditi per il coro Chi non salta romanista è e un nuovo coro in cui hanno palesemente gridato Non finisce qui.
Ma spesso le cose migliori vengono omesse. Sugli spalti del San Paolo non c’è il pienone delle grandi occasioni: i numeri strabilianti delle partite di Champions sembrano ormai scemati. Cospicue sono le forze dell’ordine ma mancano i capi ultras, evidentemente come gesto di solidarietà per Genny a’ carogna, condannato al Daspo per 5 anni per lo slogan stampato sulla maglia nera indossata per la finale di Coppa Italia.
Ciro Esposito non è stato dimenticato e i tifosi partenopei riutilizzano un coro a loro caro per scandire l’inizio del match: Olè olè olè olè Ciro, Ciro, quello da sempre utilizzato per Dios, Diego Armando Maradona.
Oltre questo c’è il silenzio: perfino in curva tutti seduti a vedere la gara, niente visione da sentinella all’in piedi come sempre. Due gli striscioni in onore di Esposito: dalla curva B le parole sono Ciro tieni duro; dalla curva A il semplice Ciro che spiega pienamente il senso di solidarietà.
Elena Cuomo
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