La possibilità di far giocare i propri giovani, in società ‘satellite’, ha permesso a tanti calciatori di far conoscere le proprie potenzialità. Uno degli esempi in tal senso, è senza dubbio quello di Lorenzo Insigne.
Per evitare che il ragazzo marcisse in panchina, assopendo il suo talento com’è capitato a tanti giocatori nel corso della storia, il folletto di Frattamaggiore è stato mandato a Foggia, dove con Zeman ha dato prova delle sue qualità tecniche. La stagione successiva, l’allenatore boemo l’ha voluto con s√© al Pescara, dove ha formato il trio delle meraviglie con Ciro Immobile e Marco Verratti. Tornato nel suo Napoli, è riuscito non senza difficoltà a ritagliarsi il giusto e meritato spazio, diventando con l’arrivo di Sarri uno degli elementi principali.
Non solo Insigne, tanti i giovani partiti dalla ‘cantera’ azzurra che stanno facendo bene per lo stivale. Camillo Ciano, attaccante esploso nel Crotone, ora a Cesena, fortemente voluto dal tecnico Drago.
Quanti sono i calciatori valorizzati nelle categorie inferiori? La storia del calcio attuale è piena di nomi di ragazzi ricchi di talento, non sempre gestiti con lungimiranza dal Napoli. Il primo nome che salta alla nostra attenzione, è quello di Marcello Trotta, cresciuto nelle giovanili azzurre, ma non considerato idoneo e all’altezza dal Napoli. La sua carriera si conosce: dopo una parentesi in Inghilterra al Manchester City, tornato in Italia, l’attaccante di Santa Maria Capua Vetere ha dimostrato che la maglia partenopea l’avrebbe ampiamente meritata. Altro esempio è quello di Armando Izzo, difensore di Scampia, che da Avellino ha trovato la rampa di lancio per la Serie A. Il Napoli, però, non ha creduto nel suo talento e ha preferito lasciarlo alla società biancoverde, che per fare cassa l’ha ceduto al Genoa, dove è diventato il pilastro della difesa a tre di Gasperini.
Quelli citati sono calciatori che hanno seguito con successo, un vero e proprio percorso di crescita, ma la realtà non è sempre cos√¨ positiva. Attualmente nel mondo del calcio, molte operazioni di mercato sembrano mirare alla valorizzazione di ragazzi stranieri, meno a quelli di casa nostra. Nella sessione di calciomercato estiva, il Napoli ha ceduto in prestito, due dei suoi futuri grandi talenti: Tutino e Roberto Insigne, entrambi all’Avellino. Il primo come già detto in diversi nostri articoli precedenti, non ha mai trovato spazio nella formazione di Attilio Tesser, che lo ha convocato solo un paio di volte per avere il numero minimo di calciatori a disposizione, ma mai presente in panchina, n√© tanto meno in campo. Diversamente da lui, Insigne ha trovato subito spazio e nonostante un andamento altalenante ha comunque dimostrato il suo valore, ricoprendo il ruolo non naturale di trequartista dietro le punte, segnando cinque gol e regalando altrettanti assist. Sulle orme di Insigne, c’è Jacopo Dezi, che dopo la buonissima esperienza a Crotone, è tornato quest’estate sotto l’ombra del Vesuvio, senza però trovar spazio nell’undici di Sarri, cos√¨ a gennaio è stato mandato in prestito al Bari, dove ha collezionato otto presenze con due gol.
Assieme a lui è arrivato in Puglia, Tutino, che rientrato da Avellino anzitempo sta proseguendo la stagione tra le fila della formazione primavera biancorossa. Con i giovani galletti ha segnato 6 gol in 7 partite giocate e ha regalato 3 assist.
Non si può dire lo stesso del nuovo acquisto azzurro, cioè Eddy Gnahorè, che è stato prelevato in inverno dalla Carrarese ed è stato girato in prestito al Carpi, dove, però, non ha mai esordito n√© con la prima squadra n√© con la formazione giovanile. questo, però, non per negligenza dello staff emiliano, ma a causa di un incidente dal quale il giocatore ha dovuto riprendersi. Ora, infatti, continua la riabilitazione con del lavoro personalizzato, Di sicuro quello che succede al giocatore franco-ivoriano non è una novità, specialmente in Italia, dove la moda del giocatore maturo e straniero è ormai in voga da diversi anni. A farne le spese sono sia i giovani italiani che stranieri che non riescono a trovare spazio nelle squadre, incapaci di attendere la maturazione dei ragazzi, preferendo dunque l’esperienza di giocatori ultra trentenni. All’estero l’utilizzo di giovani nelle formazioni titolari non è invece un’eccezione, ma una regola. Ne sono dimostrazioni, altri giocatori provenienti dalla squadra azzurra. Uno è il brasiliano Bruno Uvini, zero presenze anche a Siena, ma che in Olanda sta giocando con continuità andando anche a marcare due gol. L’altro esempio è Josip Radosevic, che tornato in patria, al Rijeka, ha giocato con costanza nel campionato croato, con presenze anche in coppa nazionale e nelle qualificazioni di Europa League. Nelle sedici presenze registrate ha collezionato un gol e due assist. Attualmente gioca nell’Eibar, dove è arrivato con il mercato invernale, nessuna marcatura nelle sei presenze.
Dalla veloce analisi appena fatta, appare chiaro che in Italia vige ancora un problema riguardante la valorizzazione delle nuove generazioni di calciatori. Probabilmente lo stesso problema che ha portato Antonio Conte ad annunciare in anticipo la fine della sua avventura con la Nazionale Italiana. Su questo punto di vista il resto di Europa si dimostra ancora una volta più avanti rispetto al belpaese, che vede il calcio locale spegnersi sempre di più.
Cristina Mariano




