All’indomani della cessione del titolo sportivo, l’ex presidente del Mondragone Francesco Villano ha deciso di rendere note le motivazioni che hanno portato alla decisione in una lunga ed accorata lettera.
Ho sentito l’esigenza di scrivere queste righe perché la notizia della cessione del titolo sportivo privato di proprietà della mia famiglia ha suscitato molte reazioni, alcune anche di sincero dispiacere, per cui ritengo importante chiarire le motivazioni alla base di questa dolorosa scelta.
Voglio congedarmi dal popolo calcistico di Mondragone con l’auspicio che questo sia un arrivederci e non un addio, magari un domani con la disponibilità del nuovo stadio ed un coinvolgimento più ampio della città nell’avventura calcistica, sarà possibile riprendere la sfida ed arrivare anche ad avere una squadra di una categoria di livello nazionale e non regionale.
Ho sempre cercato di essere un buon presidente per quelle che sono le mie possibilità e soprattutto di essere il presidente di tutti, sia di quelli che mi hanno sempre sostenuto ma anche di quelli che erano sempre a caccia di problemi per alimentare polemiche sulla mia gestione, polemiche che, devo constatare con amarezza, si stanno alimentando anche a fronte della scelta di chiudere la stagione della mia presidenza.
Non sento l’esigenza di rispondere alle polemiche, ma ritengo di dover fare alcune precisazioni.
Sono da sempre appassionato di calcio e direttamente coinvolto nella gestione di società calcistiche, lo scorso anno dovevo svolgere il ruolo di coopresidente della SSC Venafro, ruolo per me molto soddisfacente. Nello stesso periodo girava con insistenza la voce che a Mondragone rischiava di scomparire il calcio (problematiche di salute e lavorative dell’amico Fabio Del Prete), per mancanza di persone che si interessassero a tenere viva una squadra. A fronte di ciò, non ho esitato un momento a mettermi in gioco, prendendo le redini in mano, nonostante fosse chiaro, a me come a tutti, che ad una situazione tradizionalmente difficile, si fosse aggiunto il problema di non avere a disposizione un campo di gioco nel territorio.
Tuttavia, ho gettato il cuore oltre l’ostacolo per dare un supporto vero alla mia città ed oggi non posso accettare che questo mio gesto dettato da passione ed entusiasmo, si debba ritorcermi contro.
Purtroppo l’entusiasmo si è scontrato con il dispendio economico di dover girovagare per utilizzare le strutture di altre città nel napoletano, in assenza dello stadio comunale, costi che si sommano a quelli di aver allestito una squadra di primissimo livello ed una squadra juniores con tutti ragazzi locali, forse i risultati non ci hanno premiato per quanto atteso, ma il problema principale non è questo.
Il problema è la solitudine che prova chi, come me, sull’onda dell’entusiasmo si lascia coinvolgere in un’avventura dai costi che gravano sul patrimonio familiare e quando si guarda attorno trova che, tranne un piccolo numero di sponsor locali che ringrazio per aver contribuito a farmi sentire meno solo, per il resto non trova segnali di supporto. Per dare qualche cifra, le sponsorizzazioni della città di Mondragone hanno rappresentato solo l’1% del fabbisogno finanziario della società, e i tifosi al seguito non erano mai più di una decina.
Più volte mi sono detto di dover affrontare un anno di sacrificio, di dover iniziare senza pretendere che tutti si innamorassero della squadra, che se la squadra non era sul posto non poteva essere seguita dal suo caloroso popolo. Tuttavia un segnale poteva starci, che so, qualcuno poteva offrire una pasta al sugo, prosciutto e grana, che è il tipico pranzo pre-partita dei calciatori, ma anche qui …. ho dovuto sempre mettere mano nelle tasche e pagare.
Questo è il contesto in cui a fronte della prospettiva di dover affrontare un altro campionato nelle stesse condizioni, almeno inizialmente per quanto riguarda lo stadio, sinceramente non me la sono più sentita di continuare a fare lo stesso percorso dello scorso anno sia in termini economici che in termini di fatica mentale.
E quindi, nonostante fossi andato avanti iniziando a coinvolgere anche una società di pubblicità e di sponsorizzazione che permetteva di promuovere non solo la squadra, ma la nostra città, nonostante avessi opzionato un allenatore di primo livello e ingaggiato molti calciatori a cui avevo dato anche anticipi economici, ho deciso di fermarmi.
Se non c’è casa non c’è amore e nonostante tutto, ho affiliato alla federazione una società di nome AC Mondragone di livello giovanile proprio per essere pronto ad un ritorno quando ci sarà una casa non per me, ma per tutti i mondragonesi che amano il calcio.
Uscendo di scena non mi aspettavo di farlo tra gli applausi, lasciare la presidenza del Mondragone calcio è doloroso anche per me, ma vi assicuro che ho dato tutto quello che potevo e questo rimarrà nel mio cuore di Mondragonese DOC e non appena le condizioni lo consentiranno sono pronto a mettermi in gioco. Certo, occorre che chi vuole davvero il calcio a Mondragone si faccia coinvolgere concretamente ed economicamente, se si lascia solo chi cerca di fare, anzi se ci si esercita più in critiche che in supporto diventa difficile pensare che si riuscirà a costruire qualcosa.
Mi congedo con una riflessione che vale nel calcio come nella vita: la gratitudine è dei cuori sinceri, l’ingratitudine, di quelli avvelenati.
Forza Mondragone
Francesco Villano




