Il lato venusiano del calcio viene sempre considerato un lato oscuro, non affascinante, non spettacolare, che non merita attenzione e visibilità. Dietro questo lato ci sono atlete, allenatrici e anche giornaliste. Un lavoro certosino, quasi perfezionistico di persone che lottano contro la storia, ma anche contro la cultura per riuscire a svolgere l’attività che più amano senza sentirsi giudicate, guardate con sdegno e disgusto, ma soprattutto senza essere considerate come pezzi di carne posizionate lì per attirare l’attenzione e lo share davanti alla TV.
In questo senso Sport Campania ha deciso di dare visibilità al lato rosa del calcio, con la nostra nuova rubrica LadieSoccer. Per la settima uscita abbiamo deciso di raccontare Maria Adiletta, presidente della Sarnese, militante nel campionato di Promozione.
“Ho sempre amato il calcio sin da piccola, sono tifosa della Juventus, praticamente e credente, quando posso vado allo stadio. Considerando che non si tratta di una squadra vicina la seguo soprattutto in TV, ma quando capita anche allo stadio –racconta la numero uno dei granata ai nostri microfoni- All’Università ho anche giocato qualche partita e visto che non ho potuto proseguire e mettere un paio di calzoncini ho deciso, assieme a un qualche amico, di mettere su una nostra squadra”.
In estate è arrivata l’occasione di mettere su una squadra. la Sarnese, che sembrava destinata alla sparizione, dopo la bandiera bianca da parte di Francesco Origo. “Con lui ci siamo visti per cercare di portare avanti il suo progetto, partendo, quindi dall’Eccellenza. Non c’erano, però, i presupposti , quindi non si è concluso. Il progetto Sarnese è una bella responsabilità, portare sulle spalle le sorti della squadra cittadina è un bel perso, ma è anche una bella esperienza. Non potevamo permettere che una città come Sarno rimanesse senza calcio, anche perchè la Sarnese ha fatto la storia del calcio in categorie ben più alte di quella in cui siamo ora, ma è solo un punto di partenza. Non potevamo permettere che i tifosi restassero senza calcio, non si poteva accettare”.
Pensare in grande, sperare in un grande futuro, questo l’auspicio della nuova Sarnese e della sua presidente: “A breve la Sarnese festeggerà il centenario. Noi vogliamo esserci, vogliamo festeggiare insieme questo traguardo, magari in categorie superiori alla Promozione. Siamo partiti in ritardo e per facilitare il compito di restaurazione abbiamo cercato persone esperte, che già sapessero muoversi nel mondo del calcio. Da qui la scelta di Pasquale Vitter, un nome altisonante, una scelta facile, un grande professionista e un uomo di alto spessore umano. Nulla da dire. Questo perchè siamo, comunque, una società giovanissima che il 23 luglio ha chiuso la trattativa per l’acquisizione del titolo sportivo e il 25 si è iscritta al campionato, senza mister, senza staff, senza squadra, ma solo con la voglia di fare bene e con la passione. Nel corso della stagione abbiamo pagato lo scotto del ritardo, ma da dicembre, anche con alcuni puntellamenti, abbiamo iniziato a vedere nuovi risultati e soddisfazioni. Nel momento in cui le gioie stavano arrivando, con la salvezza e i risultati è arrivato questo brutto momento che ci ha bloccato. Abbiamo comunque la base per un florido futuro”.
Una donna alla guida di una squadra di calcio. Non certamente una cosa comune in questo ambiente e che spesso viene denigrata: “Devo dire la verità, sono fortunata perchè i miei soci mi hanno voluto come presidente sin dal primo momento. I calciatori e lo staff mi rispettano, così come gli avversari, ma nonostante questo mi è capitato di sentire frasi del tipo «Al posto di stare a casa a cucinare si occupano di calcio». Beh, da questo punto di vista sono avvantaggiata. So già cucinare -scherza- quindi posso dedicarmi ad altro. Questo mondo è complicato, ma deve partire da noi stesse la lotta e la convinzione di poter fare bene. Dobbiamo mettere da parte i pregiudizi, credere nella possibilità di raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissate. Sono un’ingegnere e quando mi iscrissi a ingegneria eravamo quatto donne. Forse per questo sono abituata a combattere contro questo tipo di situazioni. Ma nel calcio come nella vita ci sono dei problemi e noi dobbiamo affrontarli con serenità, credendo nelle nostre capacità. In questo modo possiamo combattere il maschilismo ed essere trattate con rispetto e stima a prescindere dal fatto che siamo donne”.
Si dice che la prima nemica di una donna sono le altre donne: “Effettivamente abbiamo un rapporto diverso rispetto a quello che hanno gli uomini. Siamo più invidiose, un’invidia che crea competizione. Io guardo il lato positivo. Questo ci permette di affrontare la vita con maggior determinazione e ambizione. Voler fare meglio delle altre e in questo senso dobbiamo vedere tutte il lato positivo di questa competizione”.
Per chiudere, uno sguardo al futuro: “Tra cinque vedo la Sarnese in uno stadio pieno di tifosi, che non abbiamo avuto quest’anno per diffidenza. Dobbiamo guadagnarci la fiducia e restituire alla squadra un tifo degno della storia di questa società. E scaramanticamente spero che questo possa accadere in categorie superiori a quello della Promozione”.




