E’ cosa buona e giusta, in occasione di ricorrenze particolari quali la fine di un ciclo (e quindi il conseguente inizio di uno nuovo), trarre dei bilanci. La Redazione di Sportcampania.it ha cos√¨ pensato di premiare il miglior undici di giovani a livello mondiale. Poca Italia, molta Spagna e Brasile. Ecco la top 11:
(4-3-3): Perin; Montoya, Inigo Martinez, Marquinhos, Alaba; Wilshere, Verratti, Fernando; Oxlade-Chamberlain, Neymar, Isco.
Mattia Perin (classe ’92): Cresciuto nel vivaio della Pistoiese e arrivato al Genoa con l’etichetta del predestinato, il baby portiere da Latina è al secondo anno di A. Dopo il primo, con la casacca del Pescara, di assestamento, Perin sta finalmente dimostrando tutto il suo valore in rossoblù. Nonostante una falsa partenza della compagine ligure, l’estremo difensore si sta rivelando tra i migliori della stagione dei suoi. Ciliegina sulla torta la prestazione col Milan, scandita dal rigore parato a signor Mario Balotelli. Solo Reina c’era riuscito, prima di lui.
Martin Montoya (’91): Catalano doc, Montoya è l’ennesimo prodotto della Cantera del Barcellona. Fluidificante destro dotato di corsa e discreta qualità, il campioncino è spesso chiuso da Dani Alves. Le sue qualità, però, non passano inosservate e molti top club europei (anche il “nostro” Napoli in estate) gli strizzano l’occhio. Per ora Montoya, però, non si muove dalla sua terra, sicuro di riuscire a ritagliarsi lo spazio giusto che lo consacri, da potenziale stellina, a punto fisso del calcio blaugrana. Auguri.
Inigo Martinez (’91): Ventiduenne della Real Sociedad, nonostante la giovanissima età, Martinez è punto fermo della compagine di San Sebastian e della nazionale iberica under 21. Dotato di ottime doti fisiche e di un estro ed una tecnica individuale non propriamente comuni in un terzino (ma può fare anche il centrale difensivo o il quinto di centrocampo), Martinez è famoso in Spagna per almeno due gol d’autore. Il primo, nel derby con l’Athletic Bilbao, un lob dalla propria metà campo, è per molti il gol più bello della storia dei derby baschi, il secondo, sempre da distanza proibitiva, nella vittoria allo scadere col Betis è la riprova che non si tratti di un caso. Il ragazzo ha fegato, oltre che doti visibilissime. Peccato che l’eccessiva fiducia nei suoi mezzi l’abbia, in under 21, portato a siglare l’autogol più spettacolare della storia. Martinez è riuscito infatti a scavalcare De Gea con un tacco volante da 30 metri.
Marquinhos (’94): Celebre per rappresentare una delle plusvalenze migliori della storia della Roma (fu acquistato dal Corinthians per una cifra vicina ai 3 milioni di euro e rivenduto, un anno dopo, al PSG per quasi 32 milioni!) il brasiliano è di sicuro tra i giocatori più promettenti al mondo per il ruolo di difensore centrale. Bravo sull’uomo, ma anche dotato di ottime doti fisiche e di un carisma da veterano, Marquinhos ha tutto dalla sua: è giovanissimo ed anche i margini di miglioramento sono più che ampi. Se poi, a Parigi, si ritrova con un maestro del ruolo come Thiago Silva (col quale potrà comporre una coppia di primissimo livello sia col club parigino che in nazionale), allora tutto sembra quadrare: stiamo parlando di un vero fenomeno.
David Alaba (’92): Non poteva che essere lui, duttile fluidificante del Bayern campione di tutto, il top under 23 per il ruolo di terzino mancino. L’austriaco, ma di madre filippina e padre (rapper) nigeriano, nonostante la giovanissima età è punto fermo dello squadrone di Guardiola e della sua nazionale (dove vanta già 30 presenze e 6 reti)! Quando dici un predestinato…
Jack Wilshere (’92): Molti, nell’apprendere che il talentuoso centrocampista britannico sia nato nel 1992, penseranno ad un errore della Redazione. Niente di può sbagliato. Nonostante da cinque anni bazzichi nella realtà wengeriana e sia da almeno un paio di stagioni punto fisso della nazionale (ad oggi) di Hodgson, Wilshere è ancora un “under”. Da buon centrocampista moderno fa della duttilità una delle sue armi migliori. Nato trequartista o attaccante esterno, Wilshere è ad oggi uno dei più promettenti interni di centrocampo d’Europa. Chapeau, Wenger.
Marco Verratti (’92): Con Zeman l’esplosione in B, dove col Pescara si toccarono punte di calcio spettacolo degne dei tempi del Foggia di Rambaudi, con Ancelotti la consacrazione al PSG e la chiamata di Prandelli in nazionale. Oggi, che il suo maestro è Blanc, le cose non cambiano: Marco Verratti è il nuovo Pirlo made in Italy, gracile fisicamente ma con testa e piedi di un altro pianeta. Freddo, intelligente, fantasioso e maledettamente tecnico, Verratti è il meglio della nuova generazione nostrana.
Fernando (’92): Brasiliano atipico, nonostante non sia altissimo (appena 1,73 metri per circa 65 chilogrammi) fa dell’interdizione la sua arma miglliore, insieme ad una certa dote balistica, che si evince specialmente nei calci piazzati. La scorsa estate mezza Europa gli ha fatto la corte e lui, dal caldo sole di Porto Alegre, sponda Gremio, ha scelto il freddo di Donetsk. Anche il Napoli stravede per lui ma, ora come ora, muoverlo dall’Ucraina sembra oltremodo difficile.
Alexander Oxlade-Chamberlain (’93): Non poteva, per qualità e fattore anagrafico, mancare nella nostra top 11 la velocissima ala dell’Arsenal e, dal 2012, della nazionale inglese. Che fosse un predestinato, poi, lo si intese già al suo debutto in Champions: era il 28 settembre 2011, i suoi Gunners avevano di fronte l’Olympiakos e lui, appena diciottenne, riusc√¨ a segnare, diventando il più giovane marcatore della storia della competizione continentale. Per la serie: saranno famosi.
Neymar (’92): Non bisogna essere grandi esperti in materia per riconoscere in questo funambolico puntero, nato e cresciuto con la maglia del Santos, un talento fuori dal normale. In Brasile, dai 18 ai 21 anni, ha vinto tutto, sia a livello personale che col club, e già c’è chi parla di un Pel√©-bis. Rispetto a ‘O Rey, però, Neymar junior ha scelto di affrontare l’esperienza europea e, ad oggi, forma con Messi una delle coppie più forti della storia del club.
Isco (’92): Cresciuto nel Valencia, dopo appena 4 presenze nella Liga, il fantasista iberico viene acquistato dal Malaga degli sceicchi. Nonostante la giovanissima età, Isco riesce subito a ritagliare uno spazio importante nell’undici biancoblù conquistando, dopo la trafila nelle nazionali giovanili, la chiamata di Del Bosque. Dopo una sola stagione col Malaga per lui arriva la chiamata della vita: il Real Madrid. A 21 anni è forse tra i migliori talenti nel ruolo a livello mondiale.




