Un passato da attaccante e una mentalità da bomber mai davvero accantonata. Vanja Milinkovic-Savic si racconta a MySkills su DAZN alla vigilia di Juventus-Napoli, svelando un retroscena curioso sulla sua carriera: “Non sono nato per parare, ma per segnare”.
“Da ragazzo ero un attaccante, un vero bomber, avete idea del tiro che ho”, racconta. “Ricevevo palla, mi giravo e calciavo: non passavo mai, ero un egoista, lo ammetto. Vedevo solo la porta, volevo segnare io”. Poi la svolta: “Quando ho capito cosa significa oggi fare la punta — scatti continui, tante corse — ho pensato che forse fosse meglio mettersi in porta. Lì si corre decisamente di meno”.
Inevitabile il riferimento alla chiamata di Antonio Conte e alla voglia di vincere con il Napoli. “Siamo qui per vincere, senza dubbio. Io non gioco se non ho l’obiettivo della vittoria. In qualunque cosa faccia nella vita voglio vincere, sempre. Anche quando avrò dei figli, non li farò vincere nemmeno una volta: devo vincere a tutti i costi”.
Milinkovic-Savic parla anche del rapporto con il fratello Sergej, oggi all’Al Hilal. “Un po’ gli manca l’Italia, si capisce dal fatto che torna spesso. È questione di abitudini: quando ti abitui all’Italia, poi è difficile lasciarla”. E chiude con una battuta che sa di sfida familiare: “Contro di me non ha mai segnato e non lo farà mai. È una sfida tra noi due, da sempre, fin da quando eravamo bambini”.




