Italia-Armenia. La notte di Lorenzo Insigne, lo scugnizzo atipico

Quanti giovani aspiranti calciatori (o pseudo tali), specie se circoscriviamo il fenomeno alla Campania, stanno, in questi giorni, affollando parrucchieri per rasature ultimo grido e negozi di scarpette da calcio per le Adidas di Lorenzo? Non Insigne, Lorenzo.

Quanti ragazzini, nelle scuole calcio, richiedono di indossare il 24? Quanti di questi sognano l’excursus del piccolo grande campione di Fratta? Quanti di loro ce la faranno? Pochi, ma il bello, molto spesso, è anche avere un sogno che, per quanto irrealizzabile (ammesso e non concesso che “impossible is nothing”), può spostare la lancetta della tua vita verso modelli positivi, vedi Insigne, cos√¨ vicino a noi da meritare l’appellativo di Lorenzo, e qui si svela il precedente dogma.

Uno scugnizzo che unisce – Il talento di Fratta, nel suo metro e sessanta di classe ed estro, racchiude in s√© molte rare qualità che uniscono un popolo, quello partenopeo, per antonomasia attorniato da difficoltà ambientali e di crescita. Lorenzo è il ragazzo ergo lo scugnizzo, che ce l’ha fatta. Cresciuto a pane e pallone sui campi di periferia, quelli con i sassolini che scalfiscono ginocchia e personalità, il 24 azzurro (ma per caratteristiche è un 10 puro) riuscirà domani a coronare il sogno di milioni e milioni di conterranei: giocare nel tempio del calcio made in Naples con la casacca azzurra, non quella della squadra del cuore, ma della Nazionale di Prandelli. Prima di lui c’erano riusciti in due: Juliano (nella storica semifinale della monetina che poi consegnò l’Europeo all’Italia) e Ciruzzo Ferrara; storia d’altri tempi. Si parla di un altro millennio.

Umili emozioni – Di storie di gente che era l√¨ l√¨ per arrivare, salvo poi cadere nel più autolesionista balzo nel vuoto d’icariana memoria, ne abbiamo sentite a bizzeffe. Ma Lorenzo è l’eccezione, rappresenta la Napoli talentuosa ma non sregolata, l’estro al servizio del bene comune, la potenzialità abbinata alla dedizione. Un napoletano atipico, diranno i più. Per noi, che respiriamo l’aria del Golfo quotidianamente, Lorenzo è invece un esempio, un vessillo. Uno spot per la Napoli onesta anche oltre confine. Le sue parole, candidamente orchestrate dal suo entourage di procuratori poi, fanno il resto. “Sono molto emozionato”- come biasimarlo- “spero di giocare davanti al mio pubblico, deciderà il ct”- e qui entra in gioco il lato politically correct di chi non ama le luci della ribalta ma, ambizioso, sogna traguardi importanti- “Il mio sogno è giocare qui ed un giorno, magari, diventare il capitano della squadra del mio cuore”. Un profilo umile, emozionato ed emozionante, in barba al napoletano sbruffone, pieno di s√©.

Italia-Armenia – Lorenzo partirà largo a sinistra, per cercare la convergenza verso il centro e pennellare col destro quelle parabole a noi tanto care, ispirate al suo idolo di una vita, quell’Alex Del Piero idolatrabile nonostante la casacca bianconera cucita sulla sua pelle. E questa è un’altra eccezione di un campione sportivo. Lorenzo rappresenta il napoletano del terzo millennio e stasera, insieme a lui, ci sentiremo tutti un pò “napoletani da Nazionale”. Forza Lorè.

Foto: Sport Campania

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