Il ritorno al Giraud non è stato soltanto una questione logistica per il Savoia, ma un vero e proprio ritorno all’identità. Torre Annunziata ha riabbracciato la sua squadra, e i numeri parlano chiaro: 1710 spettatori contro il Paternò, 2535 nella sfida di cartello con la Reggina. Dati che in Serie D – Girone I – non sono semplici statistiche, ma il segnale tangibile di un fattore casa ritrovato.
Perché il Giraud non è uno stadio qualunque: è storia, è passione, è appartenenza. Le gradinate tornano a colorarsi, a spingere, a far sentire agli avversari il peso di giocare “a Torre”. Non solo, l’entusiasmo sugli spalti è lo specchio di una città che, nonostante le difficoltà, continua a credere nella sua maglia e nei suoi colori.
Il Savoia, con il calore della sua gente, ritrova la spinta per affrontare un campionato complesso e competitivo come quello di Serie D. Certo, non bastano i tifosi a vincere le partite, ma chiunque abbia messo piede al Giraud sa che la differenza, in certi momenti, può farla proprio quel boato che accompagna un gol, quella pressione che contagia chi lotta in campo.
La sfida per la società sarà trasformare questa ritrovata passione in continuità, consolidando il legame con la piazza e mantenendo vivo l’entusiasmo. Perché se il Savoia sul terreno di gioco vuole sognare in grande, sugli spalti il sogno è già iniziato: Torre Annunziata ha riscoperto il gusto di stringersi intorno al suo simbolo.
Il Giraud è tornato a pulsare, e con esso il cuore biancoscudato al ritmo di “Bianchi Alè”.





