I campioni senza tempo sono coloro per i quali non importa l’età, n√© l’attività agonistica. Sono coloro che, ogni volta che si cimentano nella loro professione lasciano sempre un marchio indelebile. In questa categoria può essere inserito, senza alcun dubbio, Fabio Violetti, il baffo della pallanuoto. Dopo una carriera quasi ventennale spesa con le calottine di Canottieri, Posillipo, Lazio e Nazionale (tre partecipazioni ai Mondiali e una alle Olimpiadi di Pechino nella sua carriera), e condita da uno Scudetto, una Coppa dei Campioni e una Supercoppa LEN che fanno bella mostra nella sua bacheca personale, l’ex numero 1 si è lanciato nell’attività imprenditoriale, assieme agli amici di sempre Fabio Coda e Fabio Bencivenga, costruendo dal nulla l’impianto aQavion di Brusciano, grazie al sostegno del Gruppo Piccolo. Ma si sa, per quelli che hanno vissuto la pallanuoto ad alti livelli, il richiamo dell’acqua clorata è irresistibile. Le prime avvisaglie si erano avute durante il torneo Acquagol, al termine del quale, quasi per scherzo, Violetti e Bencivenga si erano tuffati insieme ai giovanissimi protagonisti. Poi è arrivato un evento più serio, la Coppa Brasiliana, nella quale il quarantenne atleta napoletano ha difeso i pali del Botafogo, portandolo con le sue parate al terzo posto alle spalle delle due potenze della pallanuoto brasiliana Fluminense (che ha poi conquistato il trofeo) e Sesi, che potevano annoverare tra le proprie fila giocatori del calibro di Felipe Perrone, Vrlic, Soro e Azevedo.
Fabio Violetti ritorna a giocare in Brasile con il Botafogo. Come e da chi è nata questa idea? Nasce tutto dal mio amico Maurizio Savarese, allenatore trasferitosi in Brasile da qualche anno, che ha subito pensato a me quando il Botafogo era alla ricerca di giocatori stranieri e, tra i ruoli da coprire, c’era anche quello del portiere. Cosi è nata questa splendida avventura, mi hanno contattato e sono volato in Brasile.
Un ritorno in acqua a distanza, ormai, di tre anni dal ritiro. Che sensazioni hai provato? Ti confesso che la sensazione che si prova è sempre quella di un neofita che si trova a giocare per la prima volta. Quando una squadra ti sceglie come straniero significa che ripone in te grandi speranze ed aspettative, per cui mi sono sentito investito di una grande responsabilità. Ho vissuto nuovamente l’emozione della partita, del primo esordio, poi una volta rotto il ghiaccio mi sono sentito parte integrante di una squadra che, da subito, è diventata una grande famiglia. I brasiliani, come tutti i popoli latini, sono molto ospitali e si è creato un rapporto, con i compagni di squadra e lo staff, davvero incredibile. Porterò sempre nel cuore il Botafogo, anche perch√© ho vissuto la cosa con l’impegno e la solita passione che metto in tutto ciò che faccio.
Il torneo, che si è svolto nella splendida piscina del Botafogo, si è concluso con il terzo posto finale. Un risultato che ti soddisfa? Non del tutto. Abbiamo subito un duro colpo in semifinale, dove siamo stati penalizzati da un arbitraggio a mio giudizio scandaloso che ci ha fischiato contro venticinque espulsioni, a fronte delle nove inflitte ai nostri avversari. Sono convinto che, per quanto espresso in acqua, avremmo meritato la finale contro la Fluminense (la squadra di Felipe Perrone si è aggiudicata il titolo battendo il Sesi 12-6), o quantomeno di giocare ad armi pari.
Hai avuto modo di toccare con mano una realtà come quella brasiliana, salita alla ribalta nel corso degli ultimi mesi. Prima la scelta di Rudic come allenatore della selezione verdeoro, poi la naturalizzazione di Soro, Vrlic e Perrone. Come giudichi l’attuale movimento pallanuotistico brasiliano? Parto dal presupposto che, in vista dei Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, si stia facendo un’ottima propaganda volta al consolidamento della pallanuoto in Brasile. Tuttavia spero che tale scelta sia stata fatta in vista di qualcosa di costruttivo per la pallanuoto e che non sia volta semplicemente a ben figurare alle Olimpiadi del 2016.
Il tuffo in acqua durante la manifestazione di Acquagol a Brusciano insieme al tuo collega Bencivenga, ora il torneo in Brasile. Dobbiamo aspettarci qualche nuova sorpresa dietro l’angolo? Quello che posso dire è che la mia avventura nel campionato italiano è finita tre stagioni fa, quando ho annunciato il ritiro. Io ho vissuto un periodo bellissimo da giocatore, nel quale la pallanuoto era diversa, non dico più bella ma sicuramente aveva un sapore differente. Al tempo stesso, tuttavia, mi ritengo una persona abituata a nuove sfide, sono affamato di novità e non ho minimamente paura di uscire dal mio habitat naturale. Quindi se ci fosse la possibilità di provare nuove esperienze al di fuori dall’Italia, per promuovere e fare pallanuoto la prenderei seriamente in considerazione, ho un spirito tendente all’internazionalizzazione.
L’esperienza brasiliana sarà stata anche un’opportunità per promuovere il marchio Aqavion nel mondo. L’impianto di Brusciano, in soli sei mesi, è ormai un punto di riferimento per tutte le attività natatorie, dal nuoto alla pallanuoto. Ci puoi già rivelare qualche progetto futuro? Aqavion è un progetto che nasce per non fermarsi solo alla realtà di Brusciano, questo è lo spirito con cui l’idea è nata ed è stata sviluppata. Ho potuto constatare con mia estrema sorpresa e piacere che in Brasile già conoscevano il marchio Aqavion tramite Facebook, ciò significa che, in soli sei mesi, abbiamo lavorato al meglio delle nostre possibilità. Chiaramente vogliamo continuare ad espanderci e, al momento, siamo operativi su tutto il territorio italiano. Riponiamo inoltre grande fiducia e speranza nella squadra che sta ben figurando nel campionato di serie B ‚Äì attualmente la formazione grigioverde, guidata in panchina da Bencivenga, è al secondo posto nel girone 3 – continuando a far crescere quel serbatoio di giovani che vogliono avvicinarsi alla pallanuoto.




