Ferrieri Caputi e gli insulti sessisti degli “Alpha” da tastiera

È tutta una questione di cromosomi e neuroni. Voi direte, cosa c’entra il calcio con la genetica e la biologia? Il nesso, invece, è più collegato che mai. A far connettere le 3 materie è stata Maria Sole Ferrieri Caputi e la sua prestazione nella gara di Coppa Italia tra Napoli e Cremonese, che ha visto quest’ultimi ottenere il passaggio del turno ai calci di rigore.

La prestazione del fischietto di Livorno è stata tutt’alto che impeccabile, di certo non disastrosa, come accade a centinaia di altri colleghi nel corso di una partita. Commentare o giudicare la semplice prestazione dicendo “non ha fatto bene”, “ha sbagliato nella gestione dei cartellini” o via discorrendo sarebbe stata un normale post partita. Ma si sa, il maschio alpha del calcio si sente in “diritto” di andare oltre. Per una questione di cromosomi.

Si, perché secondo questi “signori” il sol fatto di possedere il cromosoma Y gli permette di lasciarsi andare a commenti aberranti, indegni di un vivere civile. Il cromosoma Y, per loro, è un segnale distintivo che il calcio è cosa solo maschile e guai che una donna osi toccare il sacro altare del pallone. E qui entrano in gioco anche i neuroni, perché volente o nolente tutto sta nel saperli allenare, proprio come accade al fisico nel magico rettangolo verde.

Perché molti addetti ai lavori del calcio campano, delle serie minori, si sono lasciati andare a commenti, o per meglio dire offese, che definire sessiste è poco. Si va dal sempreverde “le donne devono cucinare, punto e basta” a cui si è lasciato andare l’ex direttore sportivo dell’Ercolanese Roberto Guadagnuolo. Per passare a Giuseppe Antignano, il quale nel ricondividere le offese di un altro utente che “invitava” la Ferrieri a pulire i Friarielli, ci aggiungeva “E pure l’insalata”, evidentemente ben conscio del lavoro in questione non essendo così eccelsi i suoi risultati sul campo da calcio.

Senza dimenticare Maurizio Coppola, allenatore con esperienze alla Scafatese e all’Angri: “Si parla di moviola in campo e noi vogliamo dare il fischietto alle donne” ricordando anche un’intervista di Santosuosso, di vecchia data, il cui il sessismo è padrone assoluto di un monologo più trash che calcistico. Un video rispolverato anche da Ciro Manzo, ex capitano storico della Turris, che aggiunge anche un commento al post di Coppola: “Esiste il calcio femminile, è giusto che arbitri li”. Ma il bidone d’oro, premio che in passato veniva consegnato all’acquisto flop del campionato, va a Dino Nardiello ex ds di Savoia e Pomigliano: “ma stasera non poteva sta a casa a cucinare, che sarà pure brava, invece di venire a fare quello che non è cosa sua”.

Insomma commenti che a un arbitro uomo non sarebbero mai stati rivolti. Perché il maschio alpha, che è diverso dall’essere un uomo inteso come “genere”, è fatto così. Pensa che il calcio sia una questione prettamente sua. Perché le donne, per loro, sono solo mogli o madri, donne che devono stare solo ai fornelli, al massimo darsi alla danza, perché la loro cultura arriva fin lì, un qualcosa di diverso sarebbe inconcepibile, un qualcosa di alieno. Non sia mai che escano fuori dagli schemi, stereotipi o etichette imposti dal patriarcato vecchio stampo. A tutti questi verrebbe da chiedere solo una cosa: “Direbbero alla propria figlia di tornare in cucina?”.