Feldi Eboli. Vavà travolto da Espindola: due costole rotte

Sono passati pochi giorni dalla sfida tra ItalService Pesaro e Feldi Eboli con i marchigiani che hanno avuto la meglio sulle volpi. Il verdetto del campo non è in discussione, gli uomini di Colini hanno meritato la vittoria nonostante abbiano dovuto sudare i tre punti contro una Feldi mai doma.

Un episodio però ha lasciato l’amaro in bocca all’ambiente rossoblù, ancor più della sconfitta. Infatti, al minuto 17’28” del primo tempo (solo due minuti e mezzo dopo l’inizio) il portiere Espindola travolge Vavà lanciato in contropiede che si ferma per proteggersi dall’impatto: per l’arbitro è tutto regolare ma l’intervento costa al numero 6 rossoblù ben due costole rotte e almeno 50 giorni lontano dai campi. Infatti, dopo aver colpito la palla, il portiere si esibisce nel gesto inconsueto di tenere alta l’altra gamba e mandarlo letteralmente all’ospedale.

Questo episodio ha portato il presidente rossoblù Gaetano Di Domenico a una profonda riflessione, dato che nell’ultimo mese alcune uscite del portiere delle volpi Dalcin gli sono costate ben 2 cartellini rossi per interventi che non hanno mai leso l’incolumità dell’avversario.

C’è forse una disparità di trattamento da parte della classe arbitrale? Il patron delle volpi analizza la questione:

“Faccio questa riflessione da Presidente di una società che ha messo sempre davanti valori come il rispetto, da “padre” che deve sempre mettere in primis la famiglia, da chi si è sempre battuto per questo sport. Da 19 anni abbiamo scelto, con coerenza, la linea di rappresentare le nostre idee senza alzare la voce, con rispetto, ma con la convinzione che questo sport possa crescere, anche attraverso gli errori, ma consapevoli che serve voglia di migliorarsi.

La mia considerazione è rivolta alla classe arbitrale, uomini che vanno in campo come i giocatori, che possono certamente incappare in una brutta prestazione ma, tuttavia, devono dimostrare a se stessi e a questo sport che si può e si deve crescere anche attraverso il loro contributo. Con sincerità, ma senza puntare il dito contro la squadra cara al Presidente Pizza, dobbiamo registrare ancora una volta una sudditanza psicologica verso il team dei pesaresi. I giocatori in panchina sempre in piedi, senza casacca soprattutto nel momento del portiere di movimento, strategia a cui mister Colini ha dovuto ricorrere già da metà del primo tempo per contenere l’ottima prima frazione degli ebolitani. Noi abbiamo imparato a suon di cartellini la disciplina da tenere in panchina però è evidente che il trattamento non è omogeneo.

Ogni anno si chiede ai club uno sforzo per migliorare il nostro sport e gli stessi si impegnano sempre di più dall’aspetto economico a quello organizzativo, tuttavia ogni ruolo deve fare la sua parte, perché ognuno di noi è protagonista nel proprio contributo professionale e umano”