“Tutti chiedevano tutto ma la Fiorentina non lo hai mai fatto e non ha mai chinato la testa nei confronti di un sistema che la voleva schiava”. A dirlo Diego Della Valle, presidente dei Viola, con dichiarazioni spontanee al processo d’Appello in corso a Napoli nato dall’inchiesta denominata ‘Calciopoli’. “C’e’ stata una forzatura mediatica enorme nei confronti della mia persona, di mio fratello e della squadra che dirigo – ha detto ai giudici della sesta sezione – la verita’ e’ che ci siamo trovati a subire un processo senza la possibilita’ di argomentare nulla”. A fronte di “errori arbitrali continui – prosegue il patron di Tod’s – la Fiorentina perse posizioni in classifica. Il processo di Napoli ci racconta che la Fiorentina avrebbe a un certo punto chinato la testa a chi chiedeva di allinearci al ‘sistema’, nei fatti invece questo non e’ accaduto e basta vedere gli argomenti del momento: sui diritti televisivi abbiamo tenuto la nostra linea fino alla fine facendo anche una denuncia all’Antritrust”. “Fu Innocenzo Mazzini (ex vicepresidente Figc, ndr.) – dice ancora Della Valle – a dirci che eravamo invisi al sistema e che era meglio non fare polemiche. Allora per non dare l’impressione di una societa’ altezzosa, decisi di incontrare il designatore degli arbitri Bergamo, e parlammo di come rinnovare il mondo del calcio, non di altro. Quell’incontro invece viene considerato la madre di tutti gli incontri per salvare la squadra dalla retrocessione.
Non abbiamo mai chiesto di aggiustare una partita”. Della Valle ha ricostruito tutte le fasi di quel maggio del 2005, quando la sua Fiorentina lottava per non retrocedere in serie B: “Dopo l’incontro con Paolo Bergamo, il designatore degli arbitri, hanno detto che la squadra ebbe dei favoritismi.
Giocammo contro l’Atalanta e la partita fini’ 0-0, con la Lazio 1-1 per un gravissimo errore dell’arbitro contro di noi, e poi contro il Brescia, partita che dovevamo vincere assolutamente e fu mandato Collina, il miglior arbitro possibile.
Quell’incontro doveva servire per sistemare la nostra classifica? Se fosse stato cosi’ allora non era servito a niente”, ha ribadito Della Valle. Quanto alla telefonata a Paolo Bergano il patron dei Viola e’ autocritico: “Fui ingenuo.
Mi sento ingenuo a ripensare che gli dissi che non sapevo neanche se potevo chiamarlo, meglio altri avevano ben altri modi di fare quel ‘sistema’”. (Agi.it)




