“C’era una volta il Calcio”. L’Esterno Destro: I grandi interpreti della storia del calcio

Bentornati al nostro appuntamento con la rubrica “C’era una volta il calcio”. Nell’evoluzione del gioco più bello del mondo, accade spesso che, col passare degli anni, determinate posizioni in campo considerate fondamentali, finiscano per perdere di importanza. Questo per colpa del “progresso” stesso che il gioco si trova a dover subire a causa del maggiore “atletismo” dei suoi interpreti, o della necessità di modificare le disposizioni tattiche in campo. Comunque la si voglia vedere, la figura del “numero 7”, che nel “calcio di ieri” delineava l’esterno destro che faceva della fantasia e dell’estro le sue armi fondamentali, è sempre più rara. Nel corso della storia, tanti sono stati gli interpreti di questo ruolo affascinante, ed ognuno di loro ha ricoperto il ruolo facendolo suo, adattandolo alle proprie caratteristiche. Oggi vogliamo tentare di andare ad indicare quelli che (secondo il nostro modesto parere) sono stati tra i migliori interpreti.

Sir Stanley Matthews: The dribbling wizard. Uno dei migliori interpreti del ruolo di esterno è stato, senz’altro Stanley Matthews, calciatore britannico attivo tra gli anni ’30 e ’60 del secolo scorso. Dotato di un dribbling preciso ed efficace e di un notevole controllo di palla, ai quali associava una notevole velocità, fu un esterno piuttosto prolifico nella prima parte della sua carriera, salvo, poi arretrare il suo raggio d’azione, trasformandosi in un ottimo assist-man. Nella sua carriera vincerà per 2 volte la “Second Division” (1932/33, 1962/63) con lo Stoke City ed 1 Coppa d’Inghilterra (1953) con il Blackpool. In nazionale vincerà per ben 9 volte il Torneo Interbritannico (1935,1938, 1939,1947, 1948, 1950, 1954, 1955). A livello individuale, sarà nominato per 2 volte giocatore dell’anno (1948, 1963), vincerà il Pallone d’Oro nel 1956 ed il 1° gennaio del 1965 viene insignito del titolo di Baronetto. Dal 2002 è nella Hall of Fame del calcio inglese.

Garrincha: L’Uccellino zoppo. Altra grandissima ala destra è stato anche il brasiliano Manoel Francisco dos Santos, meglio conosciuto col nome di Garrincha. Fisicamente inadatto alla pratica di questo sport, il campione verdeoro era affetto da numerose patologie quali strabismo, spina dorsale deformata, bacino sbilanciato, ginocchia storte ed una gamba più corta dell’altra di ben 6 centimetri. Sfruttando al massimo questa sua particolare condizione, Garrincha divenne una delle ali destre più forti di tutti i tempi. Caratteristico il suo dribbling, effettuato in due movimenti: a tagliare verso l’interno del campo o ad allargarsi verso destra. Una volta ricevuta palla, puntava il diretto avversario per poi arrestarsi, inducendo l’avversario a fare lo stesso. Fatto questo si lanciava verso destra, ripiegando, poi dal lato opposto. Questa giocata, che lo rese celebre, era resa particolarmente efficare dall’espolsività e dall’imprevedibilità dei movimenti data dall’asimmetria delle gambe. Accusato più volte di irretire gli avversari, durante una partita contro il San Paolo, fu addirittura minacciato di espulsione dall’arbitro per via del numero eccessivo di dribbling a discapito del diretto avversario. Il palmares del brasiliano comprende 8 trofei: 3 Campionati Carioca col Botafogo (1957, 1961, 1962), tre Tornei Rio-San Paolo (1962, 1964) col Botafogo, (1966) con il Corinthians. In nazionale fu campione del mondo per ben 2 volte (1958, 1962). Nell’edizione dei Mondiali del 1962 in Cile fu anche capocannoniere e miglior giocatore della manifestazione. Nel 1993 viene inserito nella National Soccer Hall of Fame.

George Best: Il quinto Beatle. Spostiamoci dal brasile al Regno Unito, e precisamente a Belfast, Irlanda del Nord, negli anni in cui a dominare sulla corsia destra era un certo George Best, fenomeno del Manchester United e 16° nella graduatoria dei migliori calciatori del XX secolo. È considerato come uno dei migliori dribblatori della storia del calcio. Aveva uno stile di gioco caratterizzato da velocità ed equilibrio che, associati ad una notevolissima tecnica individuale, ed alla sua abilità palla al piede, gli consentivano di superare praticamente qualsiasi avversario con una facilità quasi irrisoria. A dispetto di un fisico non esattamente mastodontico (1.75 m per 65 kg), era dotato di una notevole potenza, abilità nei contrasti e stacco di testa.  In carriera vinse con il Manchester United una Coppa d’Inghilterra (1962/63), per 2 volte il Campionato Inglese (1964/65, 1966/67), per due volte il Charity Shield (1965, 1967), e dulcis in fundo, la Coppa Dei Campioni (1967/68). A livello individuale gli fu assegnato il Pallone d’Oro nel 1968 e, nello stesso anno, fu nominato miglior giocatore della stagione. Dal 2004 è presente nella FIFA 100 e l’anno dopo viene inserito nelle Leggende del calcio del Golden Foot.

Bruno Conti: Il MaraZico di Nettuno. In questa lista non poteva certo mancare un talento di casa nostra. Tra i diversi interpreti del ruolo nel nostro paese, senz’altro Bruno Conti è stato uno di quelli che più ha sentito suo quel numero e quella posizione in campo. Denominato MaraZico, in una simpatica fusione tra i nomi di Maradona e Zico, il talentuoso folletto di Nettuno era una di quelle ali che si posizionavano a destra pur essendo mancino di piede, caratteristica, questa, che lo rendeva un’ala destra “atipica”. Tecnicamente molto dotato e molto rapido nei movimenti, era abile nel saltare l’uomo e servire assist ai compagni. In carriera l’esterno giallorosso ha messo in bacheca 1 Campionato di Serie B col Genoa (1975/76), 1 Campionato di Serie A (1982/83) e 5 Coppe Italia (1979/80, 1980/81, 1983/84, 1985/86, 1990/91 con la Roma. Campione del Mondo in Spagna con la nazionale azzurra (1982) viene inserito nell’All Star Team della compitizione. Nel 2017 è nella Hall of Fame del calcio italiano ed il 19 dicembre del 2017 viene insignito del Collare d’oro al Merito Sportivo.

David Beckham: Lo “Spice Boy”. Pur non essendo esattamente un 7 puro, non possiamo non menzionare, in questa lista, David Beckham. Si, perché, il calciatore inglese, pur occupando in campo la posizione da esterno destro, ha reinterpretato il ruolo, adattandolo alle proprie caratteristiche. Più regista che dribblatore, David era un centrocampista non molto dinamico, e non particolarmente rapido, che riuscì, però, a cucirsi addosso questa posizione, trasformandola in un ruolo da “regista”. Considerato, infatti, uno dei più grandi battitori di calci piazzati della storia del calcio, Beckham aveva un modo di calciare (ed una rincorsa) molto particolare. Grazie alle sue abilità balistiche, David effettuerà, nel corso della sua carriera, la bellezza di 120 assisti vincenti per i suoi compagni, vestendo la maglia dell’Inghilterra per ben 115 volte. Lo Spice Boy ha una bacheca molto ricca. Con il Manchester United di Sir Alex Ferguson vince, infatti, 6 Campionati Inglesi (1995-1996, 1996-1997, 1998-1999, 1999-2000, 2000-2001, 2002-2003), 2 Coppe d’Inghilterra (1995-1996, 1998-1999),  2 Charity Shield (1996, 1997) 1 Champions League(1998/99) ed 1 Coppa Intercontinentale (1999) . Trasferitosi a Madrid, con i “Blancos” vince una Supercoppa di Spagna (2003) ed una Liga (2006/07) per poi volare negli USA, alla corte dei Los Angeles Galaxy. Con gli statunitensi vince per 2 volte l’MLS Supporter’s Shield (2010, 2011), 2 Campionati MLS (2011, 2012). Col PSG vince un Campionato Francese (2012/13). A livello personale e nominato miglior giocatore del mese (agosto 1996), giovane dell’anno (1996/97), miglior centrocampista e miglior gioatore (1999). Viene inserito nell’ESM Team of the Year nel 1999 e, per 2 volte, nella Squadra dell’anno Uefa (2001, 2003). Sempre nel 2003, viene eletto miglior giocatore inglese dell’anno e nel 2011 viene inserito nell’MLS Best XI.

Luis Figo: L’ultimo degli esterni. Per concludere il nostro excursus fra i migliori esterni della storia del calcio, abbiamo il portoghese Luis Figo. Considerato come uno degli ultimi puristi del ruolo, era dotato di una tecnica ed una rapidità nei movimenti che lo rendevano praticamente immarcabile. Tra le sue armi migliori figuravano, senz’altro, il dribbling e la precisione nei cross, che in combinazione con la sua mentalità da trascinatore, lo rendevano un vero e proprio leader. Durante la sua carriera ha fatto molto discutere il passaggio dal Barcellona agli odiati rivali del Real Madrid. Sterminato il suo palmares che comprende titoli nazionali ed internazionali. Il lusitano vince infatti ben 25 trofei tra Sporting CP, Barcellona, Real Madrid, Inter e Nazionale Portoghese. A livello individuale i riconoscimenti sono ben 22, tra i quali spicca il Pallone d’Oro, vinto nel 2000.

Giovanni Tafuto

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