Cannavaro e il Napoli, un’altalena di emozioni

O Capitano! Mio Capitano. Quella di Paolo Cannavaro non la si può definire una storia banale. E’ piena di alti e bassi, di emozioni profonde che partono da lontano ma che, inesorabilmente, finiscono sempre nello stesso posto: Napoli. Da napoletano verace ha patito prima la sofferenza di dover lasciare la sua città, cominciare la sua carriera lontano semplicemente perchè in azzurro non era ancora giunto il suo momento. Parma è il posto ideale per svezzare giovani talenti ma non sempre si è in grado di emergere quando si è costretti a vivere all’ombra di qualcuno. Già, perchè in Emilia c’è suo fratello maggiore, Fabio, a scrivere la storia, a scalare posizioni in Italia e nel mondo. Un nome che pesa come un macigno, che toglie il fiato, che costringe Paolo ad un brusco cambio di rotta.

Per far emergere anche il suo di nome, meglio tornare a casa, meglio provare a dare tutto se stesso per la squadra di cui da sempre si è tifosi. E poco importa che il nuovo Napoli di De Laurentiis sia ancora in B perchè quando c’è di mezzo la squadra del cuore non c’è categoria che tenga. Quello cadetto è un campionato pieno d’insidie, reso ancor più difficile dalla presenza ingombrante di Madama Juve. IL primo posto scivola nelle mani dei bianconeri, come da copione, ma alle spalle della Vecchia Signora ecco il Napoli che dopo un solo anno di purgatorio approda in serie A. A Marassi, per la festa promozione, balzano agli occhi proprio le lacrime di Paolo: il suo pianto è l’emblema della fede, dell’attaccamento alla maglia, di chi questi colori l√¨ sente un po’ suoi.

Al primo anno di A l’Europa passa per l’Intertoto, ma è solo un assaggio. Va via Reja, c’è la parentesi Donadoni, poi arriva Mazzarri. Al centro della difesa c’è sempre lui anche se è grazie al tecnico toscano che Cannavaro ottiene la definitiva consacrazione. E’ lui, da capitano, a guidare gli azzurri in Champions, è lui il nuovo leader dello spogliatoio, è lui che incarna al meglio lo spirito di chi, da napoletano, sente di aver realizzato non solo il suo sogno, ma un po’ di tutti quelli che hanno Napoli e il Napoli nel cuore. Poi, la Coppa Italia. La ciliegina sulla torta, l’apoteosi, il giusto premio per chi ha sposato Napoli anche in B.

Nel calcio però difficilmente si guarda indietro. Chiusa l’era Mazzarri è arrivato Benitez e con l’avvento dello spagnolo è cambiato un po’ il ruolo di Cannavaro. Niente più titolarissimi, il posto lo si guadagna sul campo, con sudore. Sparisce il sorriso, già a Dimaro l’atmosfera sembra cambiata. Paolo ha perso certezze ma non la solita grinta. I mugugni di mercato lo vogliono una volta a Milano, l’altra a Manchester ma il capitano preferisce restare. E’ questa casa sua, è qui che deve farsi valere, è qui che vuole chiudere la sua carriera. C’è un contratto da prolungare? Fa nulla, per ora conta solo il campo. Benitez gli ha sin qui preferito Albiol e Britos ma non è detto che le gerarchie possano presto cambiare. D’altronde Paolo, da gladiatore vero, lo ha ribadito anche su Twitter: “Per giocare nel napoli ci vogliono 2 p**** enormi…. io a volte ho pensato che addirittura ne avevo 4…..ora invece mi accorgo che ne ho 6”. Il capitano non molla, più chiaro di cos√¨?

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