Calcio, Covid e mercato. Quanto costa la ripresa?

Quanto costa riprendere a giocare a calcio? Quanto costa, non in termini economici, tornare a calcare i campi dell’Eccellenza? La domanda che si pone va a toccare un ambito, che probabilmente non si è posto nessuno: materiale umano.

In termini di soldi e di questioni economiche ognuno di guarda ogni club fa considerazioni sul futuro imminente, ma anche su quello prossimo, andando ad analizzare cosa si vorrà fare quando, si spera, la pandemia sarà messa all’angolo dalla campagna vaccinale. Tamponi, campi, ingaggi e ambizioni sono i principali punti e aspetti sui quali tutti si sono concentrati nel momento più concitato della riorganizzazione del campionato.

Ma per quel che riguarda i calciatori? Tra contributi per i collaboratori sportivi, lavori, rassegnazione e tanta voglia di riprendere nessuno, forse, si è fermato a capire l’effetto domino che stava per colpire la categoria principale dell’intera filiera pallonara: il giocatore. Lui, con la sua famiglia, le speranze, le necessità e la passione per uno sport che in diversi momenti negli ultimi mesi  è stata strappata come fa un leone affamato nei confronti di una preda ormai avvinghiata e rassegnata al suo inesorabile destino.

Una similitudine macabra, certo, che solo figurativamente può essere accostata alla situazione dei calciatori dilettanti. Milioni di atleti che si stanno dimenando tra gli ostacoli economici e quelli pandemici. Squadre che ricostruiscono provando a mettere su una formazione di belle speranze per risparmiare sul budget e pensare anche al futuro, avendo dalla propria, l’assenza delle retrocessioni. Mercati in continuo fermento, con vincoli che si spezzano, interminabili proroghe sulla chiusura della sessione di trasferimenti e squadre che non aderiscono alla ripresa lasciando senza scelta i propri tesserati.

E’ il caso di Ambrogio Sorriso, ma anche di Piergiuseppe Saginario, Antonio De Iacovo, Sonny Qehjaja, Savino Martone, Vincenzo Di Ruocco. Sono solo alcuni nomi di coloro che si stanno guardando attorno nella speranza di poter tornare a calciare il pallone. Una parte di quegli atletici che sul momento di riprendere, sono stato bloccati con la gioia in gola, come quando viene annullato un gol per fuorigioco inesistente.

Atleti di calcio a 11, dove alcune delle squadre hanno deciso di non riprendere e dove, in alcune regioni non si è raggiunto il numero minimo di squadre, o si è optato per la non ripresa. Atleti di calcio a 5, dove, per esempio in Campania, non si è riusciti a creare il girone di Sere C1,, di calcio femminile, dove alcune squadre hanno rinunciato a riprendere. Atleti che pensavano di rivestire la divisa, di riallacciare gli scarpini e poi si sono dovuti fermare.

Vite umane, famiglie messe in stand-by, senza stipendio, senza possibilità di mettere in pausa la propria esistenza e le proprie necessità in un mondo, in cui, ancora risulta complicato rendersi conto che di dopolavoro c’è solo la nomea.