E’ arrivata, come previsto, nella serata di oggi la sentenza del ricorso della C. Frattese verso la squalifica di otto mesi per Fortunato Spilabotte. Contrariamente a quanto auspicato da società, calciatore e legali, il Giudice ha dato uno sconto effimero all’attaccante nerostellato. Da otto a sei mesi di squalifica per Spilabotte, fermato dal Giudice Sportivo per aver, secondo comunicato ufficiale, colpito violentemente il direttore di gara e per averlo minacciato e offeso verbalmente.
Secondo quanto riportato nel comunicato stampa “Invero, cos√¨ come correttamente indicato nel reclamo, il calciatore Spilabotte Fortunato, aveva certamente una condotta che questa Corte stigmatizza fermamente, ma non
certamente tale da integrare le condotte riportate in calce al provvedimento del G.S.T. Considerato quindi che la Corte ritiene gli atti posti in essere annoverabili tra le condotte non violente. P.Q.M., la Corte Sportiva di Appello Territoriale“.
La nostra redazione ha contattato telefonicamente il Presidente della C. Frattese, Rocco D’Errico, che in esclusiva ha commentato la sentenza del Giudice: “Sono deluso, veramente tanto deluso. E’ vergognoso leggere di una squalifica del genere. Mi ritrovo a confermare quanto detto qualche giorno fa: bisogna sentire la Lega e sedersi intorno ad un tavolo e capire in che direzione si voglia andare. Con queste squalifiche bisogna punire un comportamento realmente violento, cosa che non c’è stata nel caso del nostro tesserato. Questa sentenza sembra una vera e propria presa in giro verso la nostra società. Questa decisione ci ha inquinato l’ambiente compromettendo anche i nostri risultati in campo. Non posso che pensare che questa sia una sentenza fatta per punirci. Sono arrabbiato, veramente molto arrabbiato in quanto esponente di una società pesantemente danneggiata. Il ragazzo finirà la squalifica in tempo per poter ricominciare un nuovo campionato, noi comunque siamo danneggiati. Sono davvero senza parole. Domani sentirò gli altri soci per vedere come agire, se si può andare in appello e se andarci anche perchè diventerebbe complicato poter difendersi in altri modi. Questa non è giustizia”.
Cristina Mariano




