Boxe. Marcianise “Terra di pugili”. Da De Cesare a Clemente Russo, il Tyson nazionale

Salire su un ring è frutto di rabbia che si trasforma poi in voglia di amare questo sport, il pugilato ovvero la noble art che su un quadrato trasforma le persone ed il loro carattere forgiandoli e temprandoli in veri uomini. In Campania c’è una città in provincia di Caserta denominata ormai Terra di Pugili, ma oserei aggiungere anche di tecnici, arbitri e dirigenti del settore che ormai ha esportato nel mondo il proprio marchio di fabbrica e quella città è Marcianise. Risale infatti al 1930 l’inizio della pratica del pugilato con il professore Clemente De Cesare avviato a questo sport dal napoletano Ernesto Centobelli spesso presente a Marcianise. Fu allenato all’epoca il famoso Michele Palermo della vicina San Marco Evangelista grazie anche agli ottimi consigli del trainer di caratura nazionale Bruno Frattini. Acquisita la giusta esperienza il De Cesare apr√¨ la prima scuola in città ovvero il SEF (Società di Educazione Fisica) che diede il la a quelli che saranno poi i presupposti della crescita di tanti campioni. Nel 1938 però De Cesare part√¨ militare e nel frattempo scoppiò la guerra e cos√¨ si interruppero le lezioni. Ma dopo l’armistizio nel 1945 si combatteva con gli americani in cambio di un pacchetto di sigarette o pochi spiccioli, i militari infatti avevano il controllo della piazza centrale ed impartivano dure lezioni ai giovani locali interessati. Tra di loro c’erano anche professionisti che insieme alle chewingum si erano portati appresso anche i guantoni ed invitavano Come to fight i loro avversari a prenderne parte. Seppur sprovveduti di qualsiasi tecnica i nostri concittadini facevano valere proprio il loro stoico coraggio senza darsi mai per vinti. Orgoglio, grande carattere e fierezza erano le basi da cui partivano questi giovani e su cui lavorare per educarli a questo sport. Nel frattempo il maestro De Cesare ritornò e spronato da molti personaggi locali riapr√¨ la SEF rinominandola Pietro Zinzi, il don Pietro del rione Puzzaniello. De Cesare però durò poco perch√© andò via da Marcianise ed i suoi allievi in mancanza di strutture si allenavano in luoghi di fortuna o nelle loro abitazioni. Tra questi il 24enne Salvatore Bizzarro, colui che è diventato poi il pioniere della boxe marcianisana, il cui coraggio seppur da 82enne lo ha visto ancora in palestra sin da anziano instancabile prima di scomparire proprio un anno fa davanti alla sua immancabile stufetta a riscaldare quei vecchi e tetri locali della sua antica palestra simili a quelli di un bronx. Con lui si sono avuti i primi buoni risultati a livello nazionale nel pugilato, lo stesso ha forgiato Domenico Brillantino padre oggi dei tanti successi internazionali dei vari Clemente Russo e Vincenzo Mangiacapre su tutti. Nel 1978 infatti Mimmo decise di trasferirsi a Capodrise per poi nel 1984 arrivare a Marcianise in proprio presso la palestra della scuola Mazzini (attuale sede) grazie anche al successo a Los Angeles del mitico Angelo Musone di cui tutti sanno la storia dello scippo che permise di ottenere solo un bronzo olimpico. Un successo creato dal nulla ma con la sola fame di una città che sul ring trascinava in una persona la voglia di vincere e fare bene, sono seguiti tanti altri successi di marcianisani vogliosi ma limitati magari dalle condizioni personali e familiari avverse. Nel 1991 arriva l’exploit di Tommaso Russo della P.Zinzi che diventa campione mondiale ma in seguito non riesce a continuare la scia di vittorie per una serie di motivi, nel 1996 Raffaele Munno altro allievo di Bizzarro e collaboratore di Brillantino apre la Medaglie d’Oro (famosa per i successi del leggero Mirko Valentino). L’esistenza di tre importanti palestra aumenta la sana rivalità sportiva, fino ad esplodere con i successi di Tatanka Russo che oggi tutti conoscono. La voglia di dimagrire e la pigrizia di salire su una bici, sport consigliato dal papà, lo portano cos√¨ alla Excelsior di Brillantino. I sacrifici iniziati da dodicenne ripagano, la serietà di un’atleta fa il resto e la favola del peso massimo incomincia a formarsi anno dopo anno con le continue vittorie in ambito nazionale. La difficoltà magari anche del paese in un periodo poco felice lo spingono a stare sempre di più ancorato al pugilato come speranza di vita, l’arrivo delle Fiamme Oro fanno il resto e formano l’uomo ed il pugile del futuro. Da qui i tanti successi che hanno portato il nome di Marcianise e della Campania in cima al mondo, svegliarsi alle 6 di mattina per andare a correre lungo i Ponti della Valle di Maddaloni insieme a tanti speranzosi amici e con in testa il maestro. Tornare a casa, fare una veloce doccia e mettersi tra i banchi di scuola, il pomeriggio un rapido eseguire di compiti assegnati e subito a sudare in palestra magari talvolta trascurando anche amici e vita sociale. Ma la vita si sa è fatta di scelte e di speranze, quella di Clemente era quella magari di essere un giorno il Tyson nazionale, ovviamente per meriti pugilistici e non oltre, e crederci lo ha portato ad essere l’icona della boxe italiana e nel mondo, un modello da rispettare e magari imitare mentre a Marcianise ovviamente essere l’idolo dei tanti bambini e giovani che vorrebbero emulare tutte le sue gesta. Mike Tyson esempio pugilistico per molti, dunque, per la sua fame di vittoria, ma anche per la sua indiscussa tecnica; proprio al campione americano La Gazzetta dello Sport dedica un intero capitolo nella recente collana “La grande boxe”.
Intanto Marcianise si coccola i suoi indiscussi campioni. La terra dei pugili è destinata a stupire ancora.

Domenico Birnardo