Benevento. Ferita nerazzurra: quando la prestazione non basta

Ci sono sconfitte difficili da digerire ed altrettanto difficili da commentare. Il Benevento neofita di San Siro si presenta al pubblico meneghino mettendo in campo la formazione migliore e giocando probabilmente la miglior partita della stagione.

Un’Inter in crisi, lo dicono i risultati, lo dice il manto verde, lo dicono i fischi che bombardano la squadra di Luciano Spaletti ad ogni palla sbagliata, all’ingresso e all’uscita dal campo. E’ pur sempre l’Inter, con Icardi in panchina, con Perisic e Candreva tenuti a bada dalla difesa giallorossa, con Ranocchia mai incisivo come ieri, con Skriniar il solito muro invalicabile. Eppure la squadra di De Zerbi tiene il campo, lo fa bene, rischia poco. Demerito sicuramente anche di una squadra, quella avversaria, lenta, macchinosa, spaventata e poco convinta.

In fondo, però, questo fa parte del gioco. Se l’Inter tentenna, il Benevento ne approfitta. E’ il gioco della parti. La squadra di Roberto De Zerbi rischia poco e niente nel primo tempo. Si difende con convinzione e ha in campo un uomo importante come Sandro, che si trova ovunque, in ogni reparto facendo la cosa giusta al momento giusto. Ma i sanniti non girano intorno a lui. Certo la sicurezza del veterano internazionale fa il suo, ma quando una squadra da fanalino di coda mette in difficoltà la capolista, per un largo tratto la Roma, ribalta il risultato contro il Crotone, intimorisce l’Inter, beh, non osare sarebbe sacrilego.

Il Benevento infatti ci prova, con tutto se stesso. Diventa difficile andare in porta, è il cruccio di Vigorito, Foggia e lo stesso De Zerbi questo, ma in fondo qualche azione offensiva i sanniti lo creano. Chiedetelo a Coda, che nel secondo tempo rischia di andare in gol, ma la spara alto. E’ il dazio dell’inesperienza, dell’ansia del risultato, della paura di essere rimontato e poi sbagli. Poco male se poi la squadra continua ad attaccare e lo fa con un Cataldi entrato a partita in corso che mette scompiglio.

Sembra una partita destinata a volgere sullo 0-0. Dura, ma non cattiva. O quasi. S√¨, perchè i falli in una partita in cui una squadra deve fare risultato e l’altra deve riconquistare il pubblico ci sono, devono esserci. Ma che Gagliardini venga graziato per quattro volte ci sta un po’ meno.

Sarà questa, forse la chiave di Inter-Benevento. L’arbitro Pairetto dirige all’inglese, o forse non tanto. Sembra un po’ confuso su quali falli fischiare e su quali no, ma va bene anche questo finchè il regolamento consente l’interpretazione. Eppure che ad un giocatore sia concesso tanto ed un altro niente, no questo ancora non è contemplato nel regolamento dell’AIA.

Il Benevento esce da San Siro con uno schiaffo più forte di quelli presi finora. Una guancia rossa che brucia ancora e non solo per il doppio giallo a Viola, quando poco prima Gargliardini era stato graziato per l’ennesima fallo, costringendo Sandro a lasciare il campo, ma per il rigore non dato.

Si parla tanto di VAR, della sua utilità eppure nella sfida del Meazza a cosa è servito? Fallo di Ranocchia su Cataldi. “Non potevo smaterializzarmi” dice lui ma lo sgambetto che c’entra? Pairetto lascia giocare mentre il VAR e l’aVAR controllano l’azione, palla a Puggioni e gioco fermo per verificare: nulla di fatto, si continui. L’esito è questo: poco dopo il Benevento prende due gol, da Ranocchia e Skiniar, neanche a farlo apposta. E’ vero, male male su quei cross, ma cosa si sarebbe commentato se quel rigore fosse stato assegnato?

Non lo sapremo mai, sappiamo che Viola sarà fuori per la prossima gara, che Crotone e Spal si sono giocate lo scontro diretto e che i ferraresi hanno allungato sui sanniti. Sappiamo che sugli annali i giallorossi contano la ventiduesima sconfitta.

Cristina Mariano