AreAvellino. Sconfitta amara e tra i rimpianti

Una sconfitta che brucia, non tanto per la prestazione dei ragazzi, quanto per com’è arrivata. Che Fabio Mazzeo sia uno dal gol facile lo si sapeva. Non a caso la promozione del Benevento in Serie B passò proprio dai suoi piedi. E che Nicastro sappia far male non è una novità.

Insomma, nonostante la classifica, forse ingiusta, il Foggia ha una rosa composta da calciatori che all’occorrenza non si tirano indietro. Ieri lo hanno dimostrato. Stadio a porte chiuse, ma l’inferno in terra è sceso lo stesso. All’esterno dell’impianto, infatti, la tifoseria sosteneva i satanelli pur non guardando il match.

E se il pubblico all’esterno non ha spinto la squadra di Stroppa ci ha pensato D’Angelo. Non tutta la colpa cade su di lui, che sia chiaro, ma in uno stato di emergenza il capitano avrebbe potuto pensarci due volte prima di atterrare Gerbo in area di rigore. Mazzeo dal dischetto grazia, il risultato resta in parità ma 55′ in inferiorità numerica, per una squadra che ha gli uomini contati il finale è già scritto.

Il primo tempo la formazione di Novellino ha fatto vedere la sua forza provando a portarsi in vantaggio e riuscendoci. Ma un solo attaccante puro, circondato da una difesa esperta come quella composta dal trio Tonucci-Camporese-Loiacono è difficile che possa imporsi.

Otto gli uomini fuori, quasi tutti attaccanti ed il povero Asencio viene supportato da D’Angelo che la seconda la sa anche fare, ma i colpi di testa son facili errori dell’irpino. Ed è probabilmente questo che ha portato alla sconfitta. In fondo il pareggio sarebbe stato anche buono, ma se già in 10 uomini la formazione biancoverde era riuscita a far tremare i rossoneri, probabilmente in 11 contro 11 la partita avrebbe raccontato altro.

C’è poco da rimproverare, forse, a questa squadra, almeno per quanto visto alla Zaccheria, con un Novellino imbrigliato nell’emergenza assenze e la buona resistenza dei suoi. Di certo, però, una marcatura a Gerbo sul secondo gol era necessaria.

Cristina Mariano