Seconda sconfitta consecutiva per l’Avellino, ma a far maggiormente male ad un rammaricato Claudio Foscarini è sicuramente l’harakiri dei suoi. Gli irpini si sconfiggono da soli nel pomeriggio siculo del Barbera, concedendo al Palermo, non uno, ma bens√¨ due gol.
Una squadra quella di Bruno Tedino che non può che prendere di petto l’invito a nozze e se lo porta a casa, ringraziando.
Una partita condizionata, in qualche modo condizionata dagli episodi, tutti sfavorevoli, perchè nonostante il braccio attaccato al corpo, il tocco di Rajkovic non convince molto, sembrando il difensore muoversi verso il pallone tirato da Gavazzi. Cosa ci vuole quindi per salvarsi? Claudio Foscarini ci ha messo il suo, rendendo l’Avellino indomito, non solo gli ultimi minuti, ma una partita intera. Non è bastato, perchè come ha detto lo stesso trevigiano, gli irpini hanno sparato a salve.
Belle azioni, buon possesso, anche buona copertura, se non fosse che Morero ha scambiato il 21 aprile per il 24 dicembre. La squadra è viva, ma non può bastare, non ora quanto meno. Bisogna fare risultato e per farlo occorre il miglior undici a disposizione, e qualcosa fa credere che quello schierato in campo contro il Palermo non lo fosse. Attacco monco di un vero e proprio bomber che riesca a giocare sempre con voglia, fame e determinazione, ma anche un attaccante che riesca a mandare in rete le azioni più golose, che comunque oggi in particolare dalla sinistra non sono di certo mancate. Al tempo stesso è mancato il difensore pulito, scaltro e d’esperienza. I 36 anni di Morero a quanto pare non sono una tale garanzia. I falli da rigore, infatti, seppur il secondo non convinca al 100% sono ingenui e inutili. Questi uomini ci sono, ma contro i rosanero hanno dovuto alzare bandiera bianca, Castaldo per squalifica, Migliorini per infortunio.
Superata la nottata è tempo però di andare oltre, verso la prossima finale, quella contro il Carpi, alla volta di quel traguardo chiamato salvezza.
Cristina Mariano




