Dopo tre giornate è arrivata la vittoria. Un solo gol, quello di Asencio, ma in fondo il numero di gol conta poco se poi i tre punti sono tuoi. Contro la Pro Vercelli non è stata una partita facile, e neanche bella a dirla tutta.
Tanti falli, gioco interrotto ripetutamente per tocchi illeciti più o meno gravi e a condire il tutto anche lo svenimento in campo di Ngawa, colpito alla testa da un cross avversario.
Da un lato una Pro Vercelli ben messa in difesa, dall’altra un Avellino che non lascia passare nessuno. Ne va della fase offensiva, ma in fondo l’obiettivo principale è non prendere gol. Quelle poche volte che i piemontesi si sono affacciati in avanti, Radu non è stato particolarmente impegnato. Solo un paio di tiri telefonati. Dall’altra parte, specie nel finale belle parate per Marcone che ha mantenuto l’1-0 fino all’ultimo.
Questa Pro Vercelli in fondo non era una sorpresa, per chi conosce Gianluca Grassadonia non era difficile dedurre che non sarebbe stata una partita semplice. L’Avellino con il turnover ha messo in campo forze fresche e se comunque Lasik non ha nelle gambe la spinta di Laverone e Molina, sicuramente ha chiuso la strada al dirimpettaio Barlocco. Dall’altra parte Bifauoi è stato il solito Bidauoi e con il gol segnato nella scorsa giornata il piede era più caldo che mai.
Lo stesso dicasi per Moretti, usato poco in questo scorcio di campionato, ma con gran voglia di dare fastidio agli avversari, sia in fase difensiva che offensiva. Ingenua, stupida la reazione con legati che gli è costata l’espulsione.
Al di là dei fronzoli, serviva la vittoria per tornare a scalare una classifica molto corta, ma soprattutto per placare i primi isterismi di una crisi all’orizzonte. La vittoria è arrivata, la dedica memorabile e mirabile, parallela a quella di Novara, dove Minala mette da parte la rivalità e dedica la sua marcatura a Castaldo, cos√¨ come Asencio, al Partenio.
Cristina Mariano
Ph Alfonso Spagnolo




