Sembra la trasferta il tabù dell’Avellino, ma dopo la vittoria di Novara e la sconfitta in casa contro la Salernitana, probabilmente la maledizione è un’altra.
Gli irpini escono dall’Adriatico di Pescara dopo una rimonta, la terza in questo campionato ed anche consecutiva. Passato in vantaggio con Bidauoi alla sua prima marcatura con l’Avellino e sfiorato il raddoppio in diverse occasioni, il Pescara è sembrato rinato.
Un primo tempo in cui c’è poco da eccepire, fatto salvo per l’imprecisione sotto porta. Almeno tre le nitide occasioni da gol, con Ardemagni e Asencio, solo Bidauoi è andato in gol. Poca precisione, ma anche tanta bravura per Fiorillo, trovato pronto su ogni azione offensiva degli irpini.
Un Pescara messo alle corde all’inizio e poi che è venuto fuori con orgoglio approfittando degli errori di impostazione e disimpegno degli avellinesi. Tanti errori anche per gli uomini di Zeman, ma poca convinzione dello spingere in avanti per i biancoverdi. Ardemagni sembra appannato e la difesa traballare.
Anche Radu, dal canto suo, ha sfidato a viso aperto Fiorillo sulla bellezza ed importanza delle parate, ma un portiere, da solo difficilmente riesce a parare tutto, se davanti a sè la difesa non si compatta.
Nel finale pressing a tutto campo, lo stesso estremo irpino si è visto a metà campo alla ricerca del pareggio in extremis. Una trasferta nega la gioia a D’Angelo e alla tifoseria.
E’ la terza volta che l’Avellino cade dopo essere passato in vantaggio, ma ogni partita ha storia a sè e la sconfitta è avvenuta in maniera diversa. Se a Bari l’approccio non fu dei migliori, se con la Salernitana la squadra si spense, a Pescara è stata la sfortuna più che la forza degli avversari a decidere. Errori in disimpegno, certo, ma tante palle gol sciupate.
Cristina Mariano
PH Credito Alfonso Spagnolo – US Avellino 1912




