AIC. Tommasi allo scoperto: “Allenamento individuale fondamentale”

L’Associazione Italiana Calciatori non è certamente contenta della decisione del Premier Giuseppe Conte che, nel DPCM del 26 aprile, ha stabilito la ripresa degli allenamenti per gli sport di squadra solo al 18 maggio. Tutta il disappunto è stato incentrato in un comunicato stampa diramato nella giornata di ieri (LEGGI QUI).

Il presidente dell’AIC, Damiano Tommasi, si è soffermato ai microfoni della Gazzetta dello Sport per spiegare la posizione dell’Assocalciatori: “Per il calciatore il ritorno alla giusta forma atletica dopo questo stop obbligato è un passaggio necessario e utile anche ad evitare infortuni e per essere pronti per iniziare il 18 maggio gli allenamenti di gruppo -spiega Tommasi alla rosea- e più
dell’80% delle squadre ha tenuto i giocatori sotto controllo facendo fare loro attività in casa seguendo le tabelle e le indicazioni dei preparatori. Però una cosa è allenarsi in spazi ristretti, su terreni duri, e un’altra in spazi ampi su campi in erba. A lungo andare l’allenamento in spazi ristretti può addirittura essere negativo per la muscolatura. Ci sarà bisogno di un mese per riportare gli atleti a uno stato di forma consono.  Se anche non si dovesse tornare a giocare per un calciatore allenarsi è importante per il mantenimento. A livello individuale il rischio di contagio non c’è.”

Il protocollo di sicurezza è ancora sotto valutazione: “Il protocollo che è stato preparato prevedeva una serie di casistiche, però sembra che presenti delle criticità e vada rivisto. In ogni caso deve essere tutto molto chiaro su cosa fare se si riprende: test, tamponi, spazi, viaggi, trasferte, lavoro di gruppo”

Per quel che riguarda una eventuale ripresa: “Da un punto di vista sportivo c’è stato un lungo stop, è normale che non si possa riprendere con le condizioni fisiche e psicologiche di prima, ma le squadre almeno ripartiranno tutte da zero. Da un punto di vista sociale un senso lo avrebbe, perché vorrebbe dire ricominciare a vivere la normalità, anche se con gare a porte chiuse.  Ferie dopo la stagione? Non le chiamerei ferie ma pausa necessaria. Il calciatore è atleta con un fisico sottoposto a stress. Già i giocatori saranno costretti a fare 13 partite in un mese e mezzo. Non a caso la Fifa sta studiando la possibilità di avere 5 cambi per ampliare il turnover e limitare gli infortuni. Ripartire subito significherebbe giocare ininterrottamente per 14 mesi con 2-3 gare a settimana: uno stress insostenibile. Quindi se si finisce questa stagione c’è bisogno di una pausa di una nuova preparazione”.

Punto cruciale è quello che riguarda gli emolumenti dei calciatori e le scadenze del 30 giugno: “Per quanto riguarda gli emolumenti molte società hanno trovato gli accordi con i giocatori. All’Aic preoccupano da questo punto di vista più le serie inferiori della serie A, perché gli stipendi sono completamente differenti. I giocatori hanno già dimostrato disponibilità a fare dei sacrifici con rinunce o dilazionamenti sulla stagione prossima. In A in media c’è la rinuncia a una mensilità. Nelle serie inferiori ne chiedono di più nonostante stipendi inferiori. Sarebbe importante sapere quali sono le perdite reali dei club e del sistema: perché le rinunce devono essere parametrate”.