Qui Napoli. Vincere vale il doppio ed è il momento di imparare a farlo

Vincere a Napoli vale (almeno) il doppio. Auto-celebrazione? Misticismo tipicamente made in Naples? Credersi totalmente diversi da tutto il resto del Mondo? Forse, o forse no. La parola è degli esperti. Di chi ha Napoli, effettivamente, ha vinto qualcosa. E, a dire il vero, per essere obiettivo, non è che si sia vinto chissà quanto. Partiamo dai giorni nostri. L’ultima coppa alzata al cielo da Marek Hamsik è la Supercoppa italiana vinta ai rigori con la prima Juventus di Allegri. Era il 22 dicembre 2014. Pochi mesi prima si era invece vinto in quel di Roma, era il 3 maggio, e mentre gli azzurri battevano la Fiorentina in finale di coppa Italia, un figlio di Napoli spegneva la sua giovane vita per mano di uno stolto che rapportare al calcio è offensivo per chi questo ‘gioco’ lo ama. E nel 2012 ancora coppa Italia, questa volta è il Napoli di Mazzarri e del Pocho Lavezzi a battere la Juventus. Vittorie importanti, quelle appena annoverate, ma che comunque non occupano un posto in prima pagina nella storia del club. L√¨ ci sono i due scudetti targati Maradona e la coppa UEFA ’89 battendo lo Stoccarda di Gaudino. Di vittorie da prima, insomma, non se ne vedono da quasi 26 anni. Che sia giunto il momento? Questo lo si vedrà. Per adesso, effettivamente, la possibilità è quantomai concreta. Dopo aver battuto l’Inter, la banda-Sarri è prima in classifica con 31 punti, figli di 26 reti siglate e solo 9 (di cui 6 nelle prime tre giornate) subite. Il Napoli ha il terzo miglior attacco e la miglior difesa (a pari merito proprio con il team di Roberto Mancini) della Serie A: come a dire, se è lassù, di sicuro non è frutto del caso. Cos’è cambiato da quella notte di fine agosto in cui il Sassuolo sanc√¨ la finora unica sconfitta di questo campionato? Tutto e nulla. Sarri, da brocco finito per caso a Castelvolturno, è diventato il miglior allenatore d’Europa; Hysaj, da trotterello mancino si è trasformato in pendolino (e ci scusi Cafù) destro; Jorginho da pacco a pacco regalo e cos√¨ via Insigne, Higuain e chi più ne ha, più ne metta. E con questo? Voglio essere l’ennesimo ad aver scoperto l’acqua calda nel capire che i giudizi su questo Napoli, talvolta anche del sottoscritto, si sono rivelati avventati? No. Sto chiedendo, più per amore della Città che per il calcio in s√©, di imparare dai propri errori. Proprio come ha fatto Sarri, che ha preferito il 4-3-3 alla sua coerenza. Coerenza non dev’essere però ostinazione e chi non cambia mai idea è evidentemente poco propenso al dialogo ed all’apprendimento. Mai più fischiare dopo una sola gara, mai più ergersi a tecnici, in quanto tecnici non lo si è. Mai più giudicare un libro dalla sua copertina. Magari vincere più spesso toglierebbe quello sfizio che rende doppi i trionfi. Ma dopo ventisei anni, è il momento di mettere da parte questo misticismo autocelebrativo e pensare a festeggiare.

Mirko Panico