Fiorentina-Napoli. Un “calcio” alla Costituzione e in sottofondo l’inno nazionale

Siamo a marted√¨ 6 maggio. Sono ormai giorni che non si parla d’altro se non di ciò che è accaduto intorno alla finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli di sabato sera. Ma cosa è successo? Hanno parlato di violenza, di camorra, di agguati, di tentato omicidio. Il problema fondamentale è che Ciro Esposito è ricoverato e rischia ancora la vita. In aggiunta ora sarebbe anche in stato di fermo.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” cos√¨ recita l’articolo 2 della Costituzione Italiana. La Costituzione riconosce e garantisce, la garanzia dell’incolumità che non è stata contemplata nella serata di sabato. Non si risponde alla violenza con altra violenza, non è normale che in una città ci sia bisogno della scorta per arrivare in uno Stadio, ma se il rischio è quello di beccarsi pallottole allora il cittadino deve pretendere tale ‚Äògaranzia’ dallo Stato. Sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità una personalità da semplice tifoso, amante incallito della sua squadra, senza gesti maneschi o che rimandino alla violenza. Ma non sempre è possibile definire la propria indole. A volte ci costringono a cambiarla, specie se alle spalle ci feriscono con un colpo di pistola.

Probabilmente la colpa non è dei tifosi, arrivati l√¨ per sostenere i giocatori, non è della Polizia, a cui non sono state date indicazioni per la sicurezza, non è neanche di Genny a’ carogna, di cui ormai sappiamo l’intero percorso di vita vissuta. La responsabilità maggiore risiede nello Stato, titolare della salvaguardia dei propri cittadini. Ma lo Stato chi è e cosa fa? √à quello che si avvicina agli ultras per conoscere il loro punto di vista sull’avvio del match; è quello che nasconde i cori razzisti contro i napoletani sotto un manto di ipocrisia; è quello che fa cantare l’inno d’Italia mentre un giovane è in codice rosso. Lo Stato di cui facciamo parte è quello dell’alterazione, un paese dove il potere dei media è manipolato e dove la vita privata dei primi cittadini non ha nulla a che fare con quella pubblica. In America questo non è possibile: presidenti come Clinton e Nixon prima ancora, sono stati destituiti o quanto meno impossibilitati a ripresentarsi perch√© avevano una vita privata ‚Äòsporca’. In Italia chi comanda si trova spesso davanti ai giudici per rispondere dei propri ‚Äòpeccati capitali’. Siamo un paese unito? Siamo in grado di ridurre episodi di questo tipo?

Elena Cuomo

 

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