Bentrovati, gentili lettori, all’appuntamento del venerd√¨ di Sportcampania.it con “SfiDe”, la rubrica sulle grandi imprese del calcio di quarta serie. A poco più di una settimana dalla storica vittoria del Pomigliano in coppa Italia di Serie D, il protagonista dell’appuntamento odierno non poteva che essere uno dei principali artefici di questo grandissimo successo, il tecnico Biagio Seno. Prima dell’apoteosi, come spesso accade, anche il buon Biagio ha dovuto imparare a convivere con critiche, contestazioni e momenti no. Gli ostacoli, d’altronde, fanno parte del percorso ma, la differenza, la fa chi riesce a superarli, con tutto il sudore del caso. Nelle righe che seguiranno, più che proclamare le gesta del tecnico campione d’Italia di categoria, proveremo a farvi conoscere l’uomo, il suo carattere. Carattere che, a lungo andare, ha fatto la differenza anche sul rettangolo verde, ergo in panca.
Da Ponticelli con furore – Come la stragrande maggioranza dei ragazzi del suo quartiere, anche Biagio, sin da piccolo, coltiva l’amore per il pallone. Merito della strada, degli amici, dei Super Santos e, soprattutto, di papà Edoardo, che ancora oggi è responsabile regionale Settore giovanile e scolastico nell’ambito del C.R. Campania-F.I.G.C. “Sono cresciuto a pane e pallone”. Prima la strada, poi la prima scuola-calcio, la “Riccardo Lombardi’, poi il Ponticelli. A meno di quindici anni, poi, la chiamata che può cambiarti la carriera. Si va a Torino, sponda Juve.
Un allenatore nato – Con la casacca bianconera addosso, però, Seno si sente soffocare. Gli va troppo stretta: “Dopo un anno negli Allievi Nazionali, tornai a casa- quell’esperienza, come quasi tutte quelle che vivrà da calciatore – “culminò con un litigio col mio allenatore.” Dopo la Juve tanto sano calcio dilettantistico, tra Promozione ed Eccellenza. Troppo poco, forse, per uno come lui. E chi, meglio di papà Edoardo, poteva conoscere il proprio figlio: “Appendi le scarpette al chiodo, non sei fatto per ricevere ordini”. La frase che sanc√¨ la fine della carriera del Seno giocatore e diede inizio alla nuova vita dell’attuale tecnico campione d’Italia. A manco 25 anni Biagio ascolta le parole di suo padre ed inizia a studiare per diventare “o’ mistèr”.
Talento acerbo – Le prime esperienze, come per ogni ragazzo che sceglie di intraprendere questa strada, Seno le fa nel settore giovanile. Allena i bambini, si diverte ad insegnare calcio e vita e capisce che “allenatori ci si nasce.” E lui, modestamente… Nel 2007, all’età di 24 anni e mezzo (è un classe ’82), dopo aver fatto da allenatore-giocatore al Baiano, in Promozione, consegue il patentino UEFA “B”, per intenderci, lo step più alto prima dei Supercorsi “pro”. La prima, grande esperienza è alla Palmese: “Iniziai con la Juniores e vincemmo il campionato di categoria. La dirigenza apprezzò e, per la stagione 2008/09 mi affidò le chiavi della prima squadra.” Il ventisettenne Seno si ritrova ad allenare suoi coetanei o gente addirittura più grande ma, col carattere ‘di ferro’ che si ritrova, i risultati sono ottimi. “Arrivammo ai playoff della categoria Promozione e perdemmo la finale. Accedemmo comunque in Eccellenza grazie ai ripescaggi.”
Destino granata – Nonostante il passato juventino, Seno ha il granata nel destino. E nell’estate 2010 passa alla Puteolana 1909, in Eccellenza. L√¨, però, l’esperienza risulta non essere poi cos√¨ positiva ed il buon Biagio saluta tutti e torna all’ovile. Decide di prendere tempo per s√©, la famiglia, sua moglie Valentina e si concede il cosiddetto ‘anno sabbatico’. Ma il granata lo perseguita.
10 luglio 2012 – Biagio lavora con Raffaele Pipola, futuro presidente del Pomigliano che, da arcano, sovente chiede al giovane Seno consigli su quell’affascinante mondo di cuoio a spicchi bianchi e neri. A Pomigliano, città nat√¨a del futuro patron, la squadra è in D ma, dopo anni di onorata presidenza, la famiglia Romano decide di lasciare le redini della società granata. “Era il 10 luglio 2012 ed io ero in Thailandia, in viaggio di nozze. All’improvviso squillò il cellulare, era il presidente Pipola. Mi disse che aveva rilevato il Pomigliano e necessitava del mio aiuto in questo senso. Il presidente è sempre stato ambizioso.”
Dalla scrivania alla coppa – Tornato in Italia, Seno comincia a lavorare in veste di direttore generale. “C’era Cimmino in panca ed io mi occupavo più di questioni burocratiche che tecniche. Anche il mercato, per la stragrande maggioranza, fu argomento di tecnico e presidente che, da sempre, ha ritenuto giusto dare carta bianca alle guide tecniche che si sono succedute.” Il rapporto tra Pipola e Cimmino non dura a lungo, ma Biagio preferisce continuare a lavorare in scrivania, il ragazzo teme che il rapporto umano e lavorativo con il patron possa influire su un suo eventuale operato da tecnico e preferisce quindi declinare il primo invito a diventare l’allenatore del Pomigliano. Dopo Cimmino è il turno di Foglia Manzillo.
Pomi, Pomi, Pomi – Anche per Foglia Manzillo, le cose a Pomigliano si rivelano più difficili del previsto. Cos√¨, il 20 gennaio 2013 Pipola chiama Seno e, questa volta, non gli lascia vie di scampo. Sarà lui il tecnico granata. L’obiettivo è la salvezza. Dopo 4 pareggi consecutivi, la svolta, 3-2 sul campo del temibile Bisceglie, poi la vittoria condita da una grande prestazione col Monopoli. Alla fine Seno ce la fa: il suo Pomi è tranquillamente salvo. Ovvia, a questo punto, la riconferma di Pipola, Biagio è parte integrante del progetto lungimirante voluto dalla società, che pone le sue basi (caso molto raro in queste categorie) sin dal settore giovanile.
Se Seno è allenatore, Siffredi è ric..ione – Continuità, lungimiranza e tanto lavoro. Questi i punti cardine della filosofia calcistica sull’asse Seno-Pipola. All’inizio della stagione in corso, però, le cose non vanno come tutti si sarebbero aspettati. Il Pomi perde le prime cinque gare di campionato e Seno, criticato sugli spalti del “Gobbato” ma mai messo in discussione dal presidente, decide di cambiare per dare una scossa al gruppo. Via i Follera, i La Cava ed i Cerchia, gente dal curriculum importante ma forse troppo ‘sazia’; ecco arrivare i Rea, gli Oretti ed i Suriano, giocatori che, a lungo andare, si riveleranno indispensabili all’economia del gioco pomiglianese: “All’inizio ero improntato ad un 4-4-2 offensivo, un 4-2-4 per dare i cosiddetti numeri, poi rimasi folgorato dalla bravura di Oretti, un regista puro come non lo avevamo mai avuto, e Suriano, un vero fantasista. Cos√¨ optai per un centrocampo a 3, più consono ad esaltare le qualità di questo gruppo.” Qualità che, alla sesta di campionato, vengono fuori con l’Agropoli. I Delfini sono una realtà costruita per la vittoria finale ed il Pomi, a detta di tutti, pare spacciato a finire in Eccellenza. I granata, però, portano a casa i tre punti. Inizia cos√¨ un ciclo formidabile: 14 risultati utili consecutivi e la conseguente risalita dai bassifondi della classifica del girone I, nel frattempo De Rosa e compagni continuano a sorprendere per i risultati in coppa. La settimana della sfida con l’Agropoli, cambia la vita al mister: l’8 ottobre 2013, la signora Valentina mette infatti alla luce il piccolo Gioele, primogenito di papà Seno. “Diventare papà è stata la cosa più bella del mondo. Da allora tutto sta andando bene. Il piccolo Gioele, insieme a mia moglie, una donna che da anni mastica calcio insieme a me, mi ha regalato una serenità assurda. Una tranquillità che mi permette, una volta a casa, di staccare un attimo la spina e potermi, quando serve, analizzare in terza persona. Senza di loro le cose sarebbero molto più difficili per me.”
La coppa- L’avventura del Pomi in coppa Italia parte da molto lontano. “Giocammo e vincemmo la prima con l’Hyria, ad agosto. Poi a campionato già cominciato affrontammo il Termoli e fin√¨ 5-2 per noi. Il clima era teso per il campionato claudicante e cos√¨ decisi di parlare ai miei ragazzi. Dissi loro che potevamo riuscire a vincere la coppa e che quindi non avremmo dovuto abbassare la soglia d’attenzione. Qualcuno, forse, mi ritenne pazzo ma, a lungo andare, credo di aver avuto ragione.” Dopo il Termoli il Torrecuso, sfida che, in campionato, sanc√¨ l’epurazione di cui prima. Bella rivincita.
Un cammino straordinario – Savoia, Akragas ed Arezzo. Un trittico-killer divide il Pomi dalla coppa. “A mio parere, tra ottavi e semifinali, abbiamo affrontato le tre compagini più attrezzate di tutta la D.”Col Savoia schiacciasassi (campione del girone I in campionato), la ‘superbia’ di Feola (che manda in campo per 60′ una squadra zeppa di riserve) e l’abnegazione di Rea e compagni fanno la differenza al ‘Gobbato’: finisce 2-1. Con l’Akragas, ad Agrigento, si è sotto fino al 90′, fin quando Candrina fa una giocata delle sue sull’out destro e crossa sulla testa di Gennaro Esposito il pallone del 2-2: “Iodice, il mio secondo, mi chiedeva sempre quando saremmo riusciti a segnare. Gli risposi di stare calmo, che c’era tempo fino al 90′ e stavamo facendo tutto quello che serviva a riacciuffare il match.” Ai rigori, poi, un super Caliendo (che fa spesso staffetta col titolare Di Costanzo) e la freddezza granata hanno fatto il resto. La miglior gara, però, i Seno-boys la giocano ad Arezzo, andata della semifinale (l’unica gara ‘doppia’). I granata di campania vincono per 2-0 con quelli di Toscana, nonostante l’inferiorità numerica per l’espulsione di Festa. Segnano Suriano dal dischetto e Jack Romano dopo un coast to coast di 50 metri. Il ragazzo aveva da poco perso il padre: “E’ stato lui a dargli la spinta.” Brividi. Al ritorno, poi, al “Barassi” di Secondigliano, il Pomi gioca una gara attenta, 0-0 e tutti a Firenze, sponda “Buozzi” per affrontare il Pontisola. La storia è a portata di mano.
Scrivi la storia con questa vittoria – I colori granata, vedi il Toro in A, sono sempre sinonimo di forti emozioni, di sentimenti puri, di grandi sofferenze e gioie sudate ma stupendamente uniche. Anche la finale del “Buozzi”, storia recente, è andata cos√¨. L’autogol di Rea, il pari di Romano, il nuovo svantaggio firmato Salandra ed il definitivo 2-2 al 90′, sempre al cardiopalma, grazie al rigore prima procurato e poi convertito in gol di Giulio Romano. Ai rigori Di Costanzo ed Oretti, l’ultimo goleador dal dischetto, fanno la differenza. Dopo 94 anni di onorata storia, il Pomigliano di Biagio Seno e Raffaele Pipola mette le mani sul primo trofeo della storia granata. “Anche quella di Firenze è una di quelle partite pazze, emozionanti che hanno contraddistinto la coppa. Non mi va, però, che venga detto che siamo stati fortunati. Certo, la fortuna spesso ci ha baciati, ma non credo di essere arrivati fino a l√¨ solo per il ‘fattore C’, anzi. La coppa è stato un secondo campionato, dove non abbiamo mai perso nonostante sul nostro cammino si siano presentati realtà come il Savoia, l’Akragas e l’Arezzo. Abbiamo vinto ed è stata una cosa bellissima: i ragazzi ci tenevamo, Pomigliano è accorsa numerosa sugli spalti. Siamo stati in ritiro in Toscana dalla domenica prima proprio perch√© volevamo evitare di sovraccaricare i nostri.”
Occhio lungo – Alla fine è pace fatta anche con tifoseria ed ambiente. Seno, da pseudo-allenatore, diventa il beniamino del pubblico. “Le critiche mi hanno caricato, devo ringraziare i tifosi che sono stati cos√¨ esigenti. Ora è pace fatta e va bene cos√¨”. Il futuro, almeno prossimo, sarà ancora granata: “Non appena sarà possibile affronterò il supercorso di Coverciano. Prima, però, penso alla salvezza tranquilla col mio Pomi e, nell’eventualità, alle sfide playoff.” E se dovessero andare bene? Pipola chiederà il ripescaggio? “Il presidente è una persona molto ambiziosa. Abbiamo però bisogno, per il salto di qualità, di una struttura all’altezza.” Non svegliateli, il sogno Pomigliano non può finire. Auguri mister, un allenatore… nato.
A cura di Mirko Panico




